Può una “neodonna” partecipare a un campionato mondiale?
Questo è il tema su cui si stanno interrogando le diverse federazioni.
L’ultimo sport ad aver bannato le sportive transgender è il rugby. La Federazione internazionale ha annunciato che – alla Coppa del mondo femminile che si giocherà a novembre in Inghilterra – sono ammesse solo giocatrici donne fin dalla nascita.

Sembra, invece, una presa di posizione ad personam quella della Federazione internazionale del nuoto, che ha escluso dalle Olimpiadi di Parigi chi ha fatto il passaggio di sesso dopo la pubertà.
Questo è il caso dell’atleta statunitense Lia Thomas (nella foto), che ha sempre detto: “Ho fatto il passaggio per essere felice, non per vincere le gare”.

Se la Federazione del rugby ha promesso di approfondire il tema, la Federazione del nuoto, viceversa, sembra categorica e pensa piuttosto a competizioni “extra” aperte a tutti.
La decisione della Federazione internazionale del nuoto farà sicuramente da apripista ad altre. E le sportive trans potrebbero trovare la strada sbarrata verso Parigi 2024.

Le ultime Olimpiadi di Tokyo, invece, avevano coronato il sogno di Laurel Hubbard, atleta neodonna neozelandese di 44 anni, che ha gareggiato nella categoria sollevamento pesi. E raccontando di sè una bella storia.