Il Parlamento della Florida ha approvato il disegno di legge che cancella il “Reedy Creek Improvement District” e mette fine allo status speciale e ai privilegi fiscali della Walt Disney Company, uno dei massimi investitori dello Stato americano.

È una vittoria per il governatore repubblicano Ron DeSantis (44 anni, avi originari della provincia di Avellino), che ha ingaggiato una battaglia legale (e culturale) contro il colosso dell’intrattenimento: ma non in materia fiscale, bensì sulla legge, ribattezzata dai detrattori “Don’t say gay” (Non dire gay), contro cui la Disney – il cui parco di Orlando si trova proprio in Florida – si è fermamente opposta.

La legge, voluta dal governatore DeSantis e firmata il 28 marzo scorso, proibisce di tenere lezioni sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere nelle scuole pubbliche, dall’asilo alle elementari.

Il provvedimento ha scatenato forti polemiche per i timori di spaccature e, soprattutto, di emarginare ulteriormente la comunità LGBTQ.
La legge “Non dire gay” entrerà in vigore dal prossimo 1° luglio. Il governatore ha dichiarato: “La legge assicurerà che i genitori possano mandare a scuola i loro figli per ricevere un’istruzione e non un indottrinamento”.

La legge aveva suscitato forti polemiche, tra gli altri, da parte dei dipendenti LGBTQ della Disney: “Disney World”, infatti, ha sede in Florida (a Orlando) e vi lavorano circa 60.000 persone.
I lavoratori avevano puntato il dito contro il silenzio del CEO Bob Chapek, che alla fine ha preso le distanze dalla controversa legge.

FILE – The Walt Disney Co. logo appears on a screen above the floor of the New York Stock Exchange on Aug. 7, 2017. Florida Gov. Ron DeSantis on Tuesday, April 19, 2022, asked the Legislature to repeal a law allowing Walt Disney World to operate a private government over its properties in the state, the latest salvo in a feud between the Republican and the media giant. (AP Photo/Richard Drew, File)

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