D: Cosa hai provata a suonare con un’autentica icona del pop internazionale come Morrissey?

R: E’ successo tutto molto per caso e velocemente. Ero a casa in un caldo pomeriggio di agosto quando mi arrivò una telefonata di un mio amico producer dicendomi “domani sei libera? Ci sarebbe da fare un turno al Forum di Roma per un musicista di Morrissey….” io mi documentai e capii che il nostro mito era a Roma… feci due conti e capii che era per lui, quando mi diedero conferma non stavo più nella pelle. Il giorno dopo alle 14.00 in punto ero già a registrare ISRAEL con J. Chiccarelli ( noto produttore internazionale ) che mi faceva i complimenti per la capacità di improvvisazione su un brano che praticamente non conoscevo. Penso che usarono proprio le prime tracce; erano le più emotive, mi ritornò tutta la mia adolescenza, le mie lotte per poter andare a ballare la musica New Wave e affermare me stessa e la mia voglia di ribellione. Erano anni difficili ma meravigliosi,
durante la registrazione Morrissey passò ma era sconvolto a seguito di una brutta faccenda successa presso Piazza di Spagna.

D: Dal violino classico al violino elettrico come e perchè?

R: Sono diplomata in violino e ovviamente ho suonato sempre quello classico fino a che mi sono trovata per gioco a suonare con vari DJ. Il violino elettrico era indispensabile e da allora cominciai a sperimentare vari effects e pedali per trasformare il suono dello strumento in qualcosa di diverso. Mi piace giocarci, faccio spesso concerti da sola con loop station e tante altre diavolerie, mi sento libera e svincolata dai parametri classici.

D: Il mondo della musica come si è approcciato a te? Oppure come te hai approcciato il mondo della musica?

R: Ho cominciato a dipingere e disegnare a 4 anni ma le arti figurative mi rendevano più introversa, poi un giorno decisi con mia madre di iscrivermi in una scuola di musica per fare pianoforte ma all’ingresso caddi dalle scale ( avevo già stivali di camoscio con tacco di gomma… [ride] ) e scelsi il violino. Penso di essere molto legata alla cultura barocca, infatti dopo il liceo artistico mi iscrissi all’Accademia di Belle Arti in scenografia. Credo di essere una creatura molto barocca, mi piace la filosofia che c’è dietro il ” modificare la natura “.

D: Ti puoi considerare un’artista molto stimata dalla critica musicale, perchè secondo te?

R: Credo che la stima che ricevo dipenda dal fatto di essere stata sempre un’artista libera e concreta; nella musica non si può bluffare… Certo, ho pagato caramente le mie scelte rimanendo un ” prodotto ” non di massa, ma mi sta bene!

D: La più bella soddisfazione che ti ha regalato la musica?

R: Suonare nel 2010 con Teresa De Sio al Symphony Space di Broadway, davvero fantastica esperienza, mentre suonavo il mio assolo con il violino mi sono sentita al centro del mondo.

D: La più bella soddisfazione che ti ha regalato la vita?

R: Riuscire a seguire mia mamma nel suo percorso oltre la vita, per fortuna ero libera, non avevo contratti con Enti teatrali perciò quando si aggravò sono stata con lei per 10 indimenticabili giorni; se non fosse stato così sarei stata dannata a vita!

D: Che ricordo hai del maestro Franco Battiato?

R: Con il maestro è stato tutto fantastico, lui ha creduto molto in me da molto tempo prima che ci collaborassi nel 2011. Quando entrò a teatro io stavo provando con l’orchestra ” l’ombra della luce ” appena cantò io piansi dall’emozione; lui mi guardò e disse ” non abbiamo bisogno delle parole “.

D: Riguardando indietro nel tuo passato c’è qualche cosa che non faresti più?

R: Non mi identifico né nel dolore e nemmeno nel rimpianto, tutto ciò che ho fatto è stato circostanziale al momento che vivevo perciò va bene così. Vorrei anzi poter ancora sempre scegliere e sbagliare per imparare!

D: Cosa manca, secondo te, in questo momento storico alla musica italiana?

R: Per me alla musica italiana ( ma non certo da adesso ) manca una propria identità endogamica o meglio c’era in passato ma tutto ciò che è nuovo ora è filtrato dalla cultura anglosassone o americana. Quando ero più giovane, e sfiorai un contratto importante, la prima cosa che mi chiesero fu ” chi è il tuo modello pop inglese? ”  io risposi Annie Lennox ma ora il mio modello sono io, nel bene e nel male, perciò credo che di base siamo vittime da almeno 60 anni di modelli non autentici e tutto risulta ” finto”; poi ovviamente ci sono le dovute eccezioni.

D: Progetti futuri?

R: Sicuramente un album intero con le mie canzoni con la mia etichetta JOSEBA PUBLISHING ma anche tornare ad un progetto solo strumentale come VIOLINS AND WIRES.

D: Una domanda che non ti ho fatto e che avresti voluto che ti facessi?

R: Come prepari le colazioni? Ecco, lì potrei dirti la qualunque… Non ho molto tempo per cucinare ( non mi piace particolarmente ) ma ho una grande qualità: carburare immediatamente; perciò preparo sempre tutto io la mattina, latte di soja, biscotti, caffè, marmellata, candele… insomma la mattina sono gentile… [ride]

D: Chi è Her?

R: H.E.R. è un personaggio molto ammiccante, ama la gente, il pubblico addosso, gli applausi… E’ capace di grandi sacrifici per continuare dignitosamente questo mestiere ( viaggia davvero tanto )
H.E.R. in teoria deve sempre dare un’immagine rassicurante, sempre disponibile alla condivisione, coraggiosa e sfrontata ma tutto questo va un pò ad annullare quella povera disgraziata di Erma che invece vorrebbe fare colazioni a vita tra 4 mura domestiche magari con la sua mamma e un pò di tepore familiare in un’eterna adolescenza mai guarita!