Torino, storica capitale dei diritti, quale sarà il suo futuro?

Torino, grazie alla sua vocazione ad essere all’avanguardia nei diritti di tutti, può essere in molti campi un punto di riferimento per un sistema Italia post-pandemia che deve ripartire con rinato slancio. Questo porterà la città ad un ruolo di capofila nell’individuare le risposte che le nuove complessità le porranno. Per fare un esempio: bisogna garantire un sano rapporto tra digitale ed analogico, in questo rapporto la società dei diritti sarà sempre analogica, e in esso la politica e le istituzioni avranno la responsabilità di garantire che nessuno rimanga indietro.

Una città a misura di disabile è possibile?

In questo caso c’è da recuperare la storica sensibilità delle nostre precedenti amministrazioni, sapendo intercettare i bisogni, con risposte reali e concrete.

Secondo te cosa è mancato a quest’ ultima amministrazione comunale?

Due criticità su tutte. La prima, il limite di non saper coinvolgere nella guida del governo della città le migliori competenze, e la seconda è stata la paura di gestire una macchina complessa, chiudendosi così per inesperienza in se stessi; si è perso davvero troppo tempo a prender le misure dell’amministrazione comunale, del resto non è un caso che i dipendenti comunale non siano stati valorizzati e coinvolti nel ruolo di protagonisti.

Il futuro dello sport piemontese?

Bisogna valorizzare assolutamente lo sport come formazione, partendo dall’impiantistica sportiva di base. E’ realtà che la pandemia ha compromesso molti luoghi di aggregazione sportiva, ragione per cui mi sembra d’obbligo sostenere negli anni a venire la riapertura degli spazi ad esso dedicati, garantendone una fruibilità aperta a tutti, che promuova sia le realtà di base che gli enti di promozione sportiva e con esso tutto lo sport dilettantistico .

Prossimi progetti futuri per il rilancio di Torino come polo universitario? 

La nostra città deve consolidare la sua vocazione universitaria, facendo in modo che non sia luogo di transito, solo limitato allo studio, ma un luogo di opportunità dove concretizzare i propri studi e progettare un personale futuro. Per far questo bisogna generare un virtuoso rapporto pubblico e privato, che veda i nostri atenei maggiormente coinvolti nel tessuto economico e amministrativo di cui sono parte integrante.

Come può Torino, città storicamente di sinistra, rilanciarsi in un momento così difficile?

Se si vuole tornare al governo della città, bisogna essere una forza politica popolare, che vuol dire essere immersi nella reale quotidianità della cittadinanza: che si faccia comunità nella comunità, imparando a non essere autoreferenziali. Cercare di coinvolgere i giovani e con essi scardinare una politica che viaggia su schemi arcaici: solo attraverso il loro coinvolgimento entusiastico ed attivo ci sarà un futuro.
Il mio pensiero è di un Partito Democratico che sia laboratorio permanente di idee e contributi inseriti in una città aperta, inclusiva, adatta a coinvolgere chi abbia voglia di fare, al di là della tessera di partito.

Torino città a vocazione tecnologica? Riuscirà’ in questa sfida?

A noi non manca nulla, abbiamo in questo territorio eccellenze in tutti i vari campi, dall’aerospazio all’automotive, passando per il digitale, oltre a tanto altro ancora, come per esempio i principali data-center italiani, per cui attraverso queste realtà si deve creare una sempre maggiore intersezione con il sistema Italia. L’amministrazione comunale deve mettere in agenda un coinvolgimento di competenze che lavorino su ambiente, abitare, mobilità ed energia… del resto, nel concreto si sta progettando per fare in modo che la nostra città sia quella con il minor costo di energia elettrica.