Star immortali: Greta Garbo

Greta Lovisa Gustafsson in arte Greta Garbo nacque a Stoccolma in Svezia in povertà, il 18 settembre 1905 e cessò di percorrere questa vita a New York in America, il 15 aprile 1990. Per  Greta Garbo l’aggettivo divina è stato  l’unico caso nel quale si trasformò in appellativo, infatti lei da sempre per il cinema, e il resto del mondo è stata, e resterà  La Divina, grazie alla sua indiscussa bellezza e al magnetismo del proprio fascino, ma la Garbo appartiene  alla storia del cinema di cui è un’icona perché,  intorno alla fine del 1910 in California si assembrarono una serie di lungimiranti faccendieri, che videro nel cinema un affare in cui investire, con loro anche un manipolo di registi newyorkési, che preferirono per le ambientazioni dei film la calda Los Angeles, per questo negli anni ‘20 proliferarono produzioni cinematografiche, tra le quali spiccavano MGM o Universal, e nasceva Hollywood, dove ben presto attrici e attori giunsero all’arrembaggio riempendo le copertine dei giornali con divismo, fra tutti: Rodolfo Valentino e Charlie Chaplin. Addirittura Papa Pio XI sull’importanza del cinema disse che poteva e doveva illuminare gli spettatori indirizzandoli verso il bene. Negli anni ’30 nacquero il “periodo d’oro” del cinema e lo studio system, e fu proprio la Metro Goldwyn Mayer a scoprire  in Europa, grazie al film Una vita senza gioia, la giovanissima Greta Garbo, e a farla diventare fra gli anni ’20 e ’40 una star tra le più brillanti e celebri del firmamento hollywoodiano.

Eppure la protagonista svedese del film europeo “Una vita senza gioia” era nata in un popolare quartiere di Stoccolma, la madre Anna Lovisa Karlsson faceva la contadina e veniva dalla Lapponia, il padre Karl Alfred Gustaffson era un netturbino, inoltre  Greta era la loro terzogenita, e forse questo l’aveva resa una bambina solitaria, che in compagnia della sua malinconia si metteva in disparte a fantasticare, infatti non condivideva i giochi con i suoi coetanei, e confessò nel tempo che passava invece da stati di felicità ad altri di forte depressione, probabilmente quelli felici se li procurava con le personali performance giocando al teatro, forse davanti a uno specchio, dove si metteva il rossetto, e si travestiva coi pochi abiti che trovava, ai momenti infelici invece ci pensò la vita: a causa dell’ormai famosa pandemia da Influenza spagnola suo padre morì, e lei dovette a quindici anni lasciare la scuola per aiutare la famiglia lavorando da un barbiere, dal quale scappò per via delle avances dei clienti, per poi diciassettenne fare la commessa, e proprio nei Grandi Magazzini PUB fu notata per fare la modella e poi l’attrice di corti.  Quindi La Divina divenne così un’attrice di grande successo sia del cinema muto che del cinema sonoro, e per via del grande talento interpretò pellicole storiche come: La regina Cristina del 1933, Grand Hotel del 1932, Anna Karenina del 1935, Maria Walewska nel 1937, Margherita Gautier del 1936, Ninotchka nel 1939, e nel 1931 l’ineguagliabile Mata Hari, film dove Greta Garbo nei panni della spia femminile più famosa al mondo eseguì per quei tempi, una danza talmente sensuale in onore della statua di Shiva, che dopo l’avvento del Production Code, le guide morali Hays, il film fu censurato. Del resto La Divina da sempre si era contraddistinta per le sue scelte singolari, innovative e insolite per i canoni dell’epoca, basti pensare che lanciò uno stile di abbigliamento innovativo e sensuale, in quanto amava indossare completi maschili con camicia e cravatta, dando di se un immagine androgina; oppure che il cognome d’arte Garbo che si era scelta pare si rifacesse a Bethlen Gàbor, un sovrano ungherese del XVII secolo. Anche le sue storie sentimentali fecero molto discutere Hollywood, da principio per la relazione complicata con la stella del cinema muto John Gilbert, l’americano che rifiutò di sposare nonostante fosse fortemente unita a lui, tanto che continuò ad appoggiarlo e proporlo anche durante il declino dell’attore, e nonostante la passione sbocciata col compositore Leopold Stokowsky, che la vide incorniciata finanche nella costiera amalfitana agli inizi degli anni ’40, ma per La Divina non durò.

Del resto la Garbo era una donna estremamente indipendente e non voleva legarsi definitivamente a qualcuno, infatti rimase single finchè fu in vita. Sempre in quei fulgidi anni però Greta Garbo, nonostante non amasse vestire abitualmente nelle pellicole i ruoli dell’amante senza scrupoli, della donna tentatrice e fatale, o di quella priva di scrupoli e morale, purtroppo regalò successi anche alle riviste rosa del pianeta, grazie al chiacchiericcio su quella che ai tempi fu la sua scandalosa bisessualità. Troppa attenzione da parte dei giornalisti e tanto fragore intorno al suo privato per via della sua celebrità, e la persecuzione dei paparazzi però la infastidiva e la destabilizzava. Del resto le imputavano in anni ancora esageratamente bacchettoni e perbenisti, di avere rapporti lesbici, per di più proprio con la sua rivale professionale Marlene Dietrich, il cui mito si era esteso proprio perché in opposizione a quello della divina Greta, dato che appartenevano a due potenti e differenti case di produzioni cinematografiche.

Le cronache di quella sorta di gossip asserivano, che tra la Dietrich e la Garbo esisteva una sqallido e torbido amore saffico, che sarebbe nato nel 1925 in Eropa, durante le riprese del primo vero film da protagonista di Greta Garbo La vita senza gioia”, quando Marlene non era affatto l’Angelo azzurro, ma sarebbe stata una semplice comparsa. Sempre la cronaca rosa attribuiva alla Dietrich poco più che ventenne, ma già mamma, un’avida e ingorda sessualità, ed una considerevole  esperienza e conoscenza del mondo, con le quali avrebbe trascinato La Divina nel vortice di una specie di golosa movida fatta di cabaret, di bar per gay e lesbiche, col premeditato scopo di iniziarla a una sessualità  trasgressiva senza più inibizioni. L’autrice Diana McLellan in un libro narra che la grande Dietrich era stata in grado di sedurre sedurre la piccola Greta nel camerino del Teatro di Berlino  “usando solo la bocca”, e che poi sparse la voce che la Garbo fosse grande solo “lì sotto”. Marlene inoltre pare avesse compreso che la Garbo invece sarebbe stata una provinciale un po’ pudica e bigotta, e questo non le piaceva, quindi la relazione non durò a lungo, per di più sempre la McLellan narra che la Dietrich accusava La Divina sparlandone, di non cambiare spesso la propria biancheria intima, critica questa che fece sentire infangata la diciannovenne Greta, che ne restò scioccata. Da quel momento i rapporti tra le due attrici divennero insostenibili, al punto tale che negavano di conoscersi.

La Divina che amava il riserbo e la segretezza, na volta cresciuta, anche grazie alle sofferenze dovute alla Dietrich, prese la decisione di mandare Salka Viertel, che sarebbe divenuta la sua amante, dopo essere stata la ex amante della Dietrich,

a dire a qest’ultima che se avesse reso pbblica ad Hollywood la loro passata relazione, le avrebbe distrutto la carriera.

Successivamente sempre nello stesso libro si legge che tra le conquiste della divina Greta c’era anche l’aristocratica poetessa spagnola  Mercedes de Acosta, che viene citata come “l’amore della sua vita”, ma non erano concordi su questo le testimonianze dell’epoca, che tuttavia erano convinte che era la Garbo a gestire quel rapporto, e dubitavano che lei ricambiasse l’amore della poetessa, in ogni caso nel ’44 la relazione tempestosa fu interrotta

proprio da Greta, ma la spagnola de Acosta trovatasi malata e in miseria, molto poco nobilmente, negli sessanta avrebbe ricattato La Divina grazie a 55 lettere compromettenti in suo possesso, delle quali minacciava la pubblicazione al Sunday Telegraph,

il ricatto non fu accettato Greta Garbo, ma qualcuno nel ’68 anonimamente saldò le spese mediche di Mercedes de Acosta quando la donna, dopo una lunga malattia, morì.

Il bisogno di riservatezza della Garbo, come il suo passare da uno stato d’animo ad un altro, forse influenzarono anche le sue scelte professionali e la sua carriera,  negli ambienti del cinema si diceva che non girava in presenza dei non addetti ai lavori, e la stampa rosa metteva in evidenza, che i fotoreporter col trascorrere del tempo riuscivano a fotografarla solo di sfuggita camuffata dietro a dei grandi occhiali scuri, la testa avvolta in grandi foulard, e lei chiusa in cappotti lunghi fino ai suoi piedi. Infatti a soli 36 anni decise di uscire definitivamente dalle scene, senza più apparire pubblicamente, chiudendosi in un esilio mediatico, non posando più per nessuno, non partecipando ad eventi o premiazioni.

Assolutamente più niente, sebbene qualcuno sosteneva che la diva desiderava interpretare Giovanna d’Arco, ma che la MGM scoraggiava le parti cinematografiche più consone alla sua personalità. Il regista AlbertLewin, invece asserì che Greta ebbe un ripensamento, ma solo ed esclusivamente nel caso che le avessero fatto interpretare il ruolo Dorian Gray, purtroppo neanche il regista riuscì a convincere la produzione ad investire in un eventuale film già scandaloso per la storia scritta da Oscar Wilde, per di più se nei panni del protagonista maschile ci doveva essere una femmina, cosa che per quei tempi era inaudito.  Da altri testimoni però arrivavano altre convinzioni, e cioè che La Divina aveva capito in anticipo che lo star system hollywoodiano non permetteva di invecchiare, e in un’epoca nella quale non esisteva neanche il Botox o altre cure fenomenali, per lei era impossibile mantenere la sua carnagione lunare, i suoi splendidi occhi o le sue bellissime labbra, questo  spiegherebbe  perché quella donna così elegante che sembrava avere natali principeschi, tanto da aver vestito i panni di donne regali e aristocratiche in vari film, nella sua casa  avesse coperto tutti gli specchi, e che ormai detestasse ovunque essi fossero, pur di non vedere il suo volto invecchiare. Greta Garbo è stata inserita dall’American Film Instituteal al quinto posto tra le più grandi star della storia del cinema.  La Divina fu candidata all’Oscar ben quattro volte. L’Oscar alla carriera  venne vinto da Greta Garbo nel 1955, ma la star aveva già lasciato le scene circa dieci anni prima, inoltre non presenziava neanche alle première dei suoi famosi film.

Visse nel lusso in un appartamento di New York la seconda parte della propria vita, si spense anziana a 85 anni nel giorno di Pasqua al Medical Center di Manhattan nell’anonimato che aveva preteso. Malgrado il tempo che passa, il profilo, le pose, lo sguardo ammaliante, il magnetismo del suo essere, si riconoscono ancora, forse perché era “avanti”, anticonvenzionale fino al punto di rifiutare i vantaggi della sua universale celebrità, oppure per la capacità di continare a guadagnare nominations malgrado la reputazione del suo privato.  La Divina, il cui essere austera, distaccata, ma con una passionalità e carnalità nascoste  forse apparteneva già ad una tipologia di femminilità e di bellezza intramontabile e immortale.

Truman Capote disse di lei: “Greta Garbo ha portato al cinema un tale senso di poesia che nessun altro ha mai saputo raggiungere. Forse, solo Charlie Chaplin”.

Asserzioni di Greta Garbo “Chiunque ha un sorriso continuo sul volto nasconde una durezza quasi spaventosa”.

“Non ho mai detto: Voglio essere sola. Ho detto: Voglio essere lasciata in pace. C’ è un mondo di differenza”.

“Vivo come una monaca: con uno spazzolino da denti, un pezzo di sapone e un vasetto di crema”.