La grafica che muove l’opulenza dell’Art Déco

L’Art Déco, una sorta di frenesia, che seppur di breve durata, travolge per la sua fascinazione, per la voglia di lusso. Una dichiarazione di ottimismo verso la possibilità di creare un mondo più bello.

Un gusto, uno stile di vita, un’eleganza eclettica che investe tutte le dimensioni del vivere élitario negli anni Venti e Trenta del Novecento. Trattandosi di un gusto, di uno stile di vita, non mancarono quindi influenze e corrispondenze con il cinema, il teatro, la letteratura, le riviste, la moda, la musica. Dalla Scala a Hollywood, alle pagine indimenticabili de Il grande Gatsby (1925), di Francis Scott Fitzgerald, ad Agata Christie, Oscar Wilde, Gabriele D’Annunzio, a Hollywood che danza al ritmo di un jazz sfrenato.

In questo arco di tempo il mondo si è visto girare più in fretta e il vecchio ha ceduto al nuovo bruscamente. L’uomo che per millenni è andato a piedi o a cavallo in pochi decenni si vede in treno, automobile, aeroplano, transatlantici, dirigibili. Dal mito della natura si è passati a rappresentare lo spirito della macchina, le geometrie degli ingranaggi, le forme prismatiche dei grattaceli, le luci artificiali della città. Eventi di tale entità, stravolgono le regole, i giudizi e i costumi di una società e a subire maggiormente lo stacco da quel “vecchio”, guardato dalla società con disprezzo, è l’arte decorativa. Arte considerata ‘minore’ un tempo, ma che in questi anni ottiene la sua rivincita in quanto è quella che si presta maggiorate a soddisfare la nuova richiesta di felicità. Finalmente vede riconosciuto il primato internazionale d’industria del gusto. Si utilizzano tecnologia, bellezza, lusso e stile come segni distintivi della creatività dello spirito umano.

Le arti decorative, pertanto riescono a ridare nuovo slancio al settore del design di oggetti ed arredi eleganti e preziosi, a volte realizzati con inusuali materiali come lacca, legno intarsiato, pelle di squalo o di zebra, acciaio inossidabile, vetro colorato.

La contessa di Greffhule, asserisce che un bel soprammobile moderno può figurare benissimo in un interno in stile, come può anche essere l’elemento attorno al quale costruire un appartamento e poi ancora costruire una casa, un edificio.

Le ragioni di questo nuovo sistema espressivo e di gusto si riconoscono in diversi movimenti, c’è la spinta radicale dell’avanguardia, il Cubismo e il Fauvismo, il Futurismo, cui partecipano diversi artisti quali Picasso, Matisse e la ritrattistica aristocratica e mondana di Tamara de Lempicka. Ci sono i messaggi che arrivano dalla Secessione viennese, dalla scuola di Glasgow, dal Werkbund tedesco, dal Baushaus di Gropius e di Hoffmann. E poi c’è una donna troppo stretta nella morsa del suo busto a stecche di balena, e che è stanca di cavalcare all’amazzone. Stilisti del tempo, come Coco Chanell e Poul Poiret, ne liberano il corpo e creano una donna più adeguata alla vita dinamica delle metropoli di allora; Poiret addirittura per lei ne disegna scandalose jupes-culottes, una specie di pigiama-palazzo. Rinasce la donna, ne è più consapevole del proprio fascino e non rinuncia alla sua seduzione neppure quando abbandona crinoline, ricci e posticci per mostrarsi con caschetto geometrico. Tamara de Lempicka è la donna Déco per eccellenza, una figura femminile forte, sicura di sé, che guida le automobili e fuma in pubblico.

Il Principe della grafica Déco, è Cassandre, pseudonimo di Adolphe Jean Marie Mouron. A lui appartengono gli affascinanti manifesti che pubblicizzano viaggi, liquori, prodotti di lusso, come pure le lezioni impartite su riviste storiche come Vogue e Vanity Fair, spunti di filosofia globale che ancora oggi guidano gli editori.

In Italia il cartellone pubblicitario nasce negli ultimi decenni dell’Ottocento e raggiunge il suo apice proprio in questi primi decenni del Novecento.

La pubblicità con le sue scene, inizialmente rappresentate in raffinati ambienti, con uno stile simile a quello di un quadro, grazie ai futuristi, vengono soppiantate da quelle surreali, dal forte impatto, dagli slogan in diagonale, con un certo tipo di lettering e dai colori forti.
Veri e propri capolavori restano i manifesti per La Rinascente, i Magazzini Mele, Pirelli. Talenti della grafica Déco italiana sono: Leonello Cappiello, Arnaldo Terzi, Fortunato Depero, Paolo Federico Garretto, quest’ultimo autore della caricatura di Gandhi apparsa sulla copertina di Vanity Fair nel novembre del 1931. Ma colui che si distingue più per eleganza e qualità dei suoi lavori risulta essere Marcello Dudovic, triestino di nascita e internazionale per vocazione, definito da alcuni il D’Annunzio del manifesto.

In un manifesto, in una locandina sono racchiusi i valori e il linguaggio di un’intera epoca, la sua poesia pubblicitaria “non è una filastrocca di parole buttate giù obbligatoriamente per cantare la qualità di un prodotto industriale o commerciale… esaltare un prodotto industriale o commerciale con lo stesso stato d’animo con cui si esaltano gli occhi di una donna, vuol dire raggiungere un lirismo di alta potenzialità. Poesia pubblicitaria intesa come antesorella dell’industria, del commercio, della scienza, della politica, di tutte le manifestazioni di oggi e di domani”. Giovanni Gerbino, “Dinamo futurista”, marzo 1933.