Enrica Scielzo: la beauty blogger di successo

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D: Come nasce Enrica Scielzo come beauty blogger?

R: Enrica come beauty blogger nasce come Enrica come persona: da una difficoltà della vita. Ero stata investita e ho passato diversi mesi a letto con il gesso, a causa di una brutta frattura scomposta per la quale alcuni dicevano che potevo anche non tornare a camminare. A quei tempi lavoravo come modello, stavo iniziando a farmi conoscere e ad affermarmi, e quell’incidente segnò un punto d’arresto. Però, invece di demoralizzarmi, ho deciso di non darmi per vinta e di sfruttare quel tempo che mi costringeva a stare immobile a letto con la sola compagnia del mio portatile per creare qualcosa, e così è nato il mio primo blog “The Ladyboy”, dove ho raccontato il mio universo androgino tra due mondi, due sessi, due anime. Sono una persona che cerca di vedere il lato positivo anche nelle sventure, e così ho trasformato qualcosa di così negativo come quell’incidente in qualcosa di bello.

D: Sei presente ovunque, un bel successo, come te lo spieghi?

R: Buffo che tu dica così, perché in realtà i miei numeri sono molto bassi rispetto a tante altre persone: sono quella che si definisce una “micro influencer” proprio perché ho un pubblico esiguo rispetto a tante altre influencer che hanno milioni di follower. Per tanto tempo questa cosa mi rendeva immensamente triste perché – nonostante mi impegnassi anima e corpo per creare dei contenuti di qualità sui miei social e sul mio blog – non riuscivo mai a sfondare, a ottenere visibilità. Io penso di essere una trentenne del nuovo millennio che parli a trentenni del nuovo millennio, che hanno un lavoro, una professionalità, una vita, diversi impegni e interessi, e come me trovano nella moda e nel makeup un divertissement, un interesse, qualcosa che ci renda felici, ci faccia stare bene e ci faccia dimenticare degli orrori di questo mondo e la routine quotidiana per un po’. Come dico nell’introduzione al mio blog www.enricascielzo.com, il mio vuole essere un invito alla bellezza e alla spensieratezza. Non ci vedo nulla di male: si può essere avvocati di grido con figli al seguito e sognare vestiti di alta moda o un nuovo rossetto.
Lo scotto da pagare è che non ho numeri altissimi, proprio perché non credo di fare contenuti più piacioni per la massa, ma per un certo target di persone di un certo tipo, educate, acculturate, con interessi vasti. Purtroppo mi rendo che in Italia se non sei uscito da Uomini & Donne o da Amici è difficile avere seguito, e pensare che la signora di Mondello ha mila fan per una battuta stupida che ha fatto mezzo secondo in un video fa riflettere. Prima mi arrabbiavo e ci rimanevo male perché pensavo di non essere abbastanza, ma ora mi rendo conto che il problema non è mio: il popolino vuole contenuti stupidi, a tratti grotteschi e facilmente fruibili, vuole il gossip, il pettegolezzo, il meme, la cosa un po’ ignorante e volgare che fa ridere. Questa purtroppo non sono io, e non è qualcosa che mi appartiene. Spero di creare contenuti di qualità che io in primis sarei interessata a leggere, non mi interessa dare pane e circense, anzi, spero di educare le persone e trasmettere qualcosa anche quando parlo di vestiti o di un colore…

D: Un blog dove c’è anche spazio per la narrazione della diversità e al lavorare sull’autostima individuale…

R: Il mio blog è nato dal voler creare uno spazio dove le persone potessero riconoscersi e sentirsi a casa. Quando l’ho aperto, più di 5 anni fa, di trans si parlava poco e male. Non c’erano le varie Andreja Pejic, Lea T, Valentina Sampaio, non c’erano le modelle trans sulle copertine di Vogue, non c’era il telefim “Pose”, non c’erano le attrici trans o Vittoria Schisano a Ballando con le stelle. Molte persone come me non si sentivano rappresentate da nessuno, non c’erano punti di riferimento, e tanti ragazzi e ragazze mi scrivevano su Instagram o per email dicendomi “Anche io vorrei avere il coraggio di vestirmi da donna” o cose simili. Il mio blog ha voluto rappresentare tutti quelli che non si riconoscevano in un sistema binario, e volevano semplicemente essere liberi di essere loro stessi.

D: Parlaci un pò del rapporto speciale che hai con il tuo pubblico…

R: Ho un rapporto bellissimo con le persone che mi seguono, adoro ricevere i loro messaggi, i loro feedback, le richieste e i consigli. Cerco di rispondere sempre a tutti, anche se a volte non è facile. Senza di loro non faremmo questo lavoro, e questo dovremmo sempre tutti tenerlo a mente!

D: Qual è l’evoluzione attuale dell’industria cosmesi? Quanto attenta al mondo transgender?

R: Il mondo della cosmesi è cambiato in maniera esponenziale da quando ho cominciato ad occuparmi di makeup ad oggi: politiche più rigide, consumatori più attenti e consapevoli, prodotti che devono essere ineccepibili sotto ogni punto di vista, dal packaging alle formule. La gente ormai non si lascia più infiocchettare dalla confezione carina, ci pensa due volte prima di acquistare qualcosa, si informa su Internet anche proprio grazie ai blog e questo implica che le aziende non possono fare passi falsi.
Inoltre, c’è una grandissima attenzione al mondo del biologico, degli INCI e dell’ecosostenibilità, cose che prima sembravano nicchia per i più spocchiosi e oggi sono l’ABC di un buon brand.
Riguardo al mondo transgender, ogni tanto il mondo del makeup – così come quello della moda – ci strizza l’occhiolino e ci dà un po’ di visibilità, ma mi sembra sia sempre e solo per cavalcare un trend e mai per un reale interesse verso la nostra condizione. A volte, questa strumentalizzazione mi dà proprio fastidio se devo essere sincera.

D: Essere una beauty blogger di successo ha comunque delle responsabilità verso il proprio pubblico… ne vuoi parlare…

R: Quello che più mi preme e non chiudermi in un’etichetta e in un prodotto statico e monotematico. Purtroppo si tende spesso a pensare che chi parla di moda e trucchi sia necessariamente frivolo o senza cervello, io voglio dimostrare che non è così: sono una ragazza laureata, con un’educazione, una famiglia alle spalle, una propria azienda e svariati interessi. Ho fatto del mondo della cosmesi e della bellezza il mio lavoro, ma questo non fa di me una stupida o una persona superficiale, anzi: nel mio blog www.enricascielzo.com , ad esempio, ho voluto raccontare la mia storia personale nella rubrica “Diario di una trans”. E sui social cerco sempre di affrontare discorsi diversi, attuali, che interessino me e le persone che mi seguono: questa settimana abbiamo parlato ad esempio del discorso razza/etnia, partendo dai diversi sottotoni di pelle che esistono. E faccio spesso storie sui luoghi storici e di interesse che visito, come la Reggia di Caserta o i Musei Vaticani, cosa che ho notato alcune blogger anche più famose hanno iniziato ad imitare…

D: Cosa vogliono, cosa richiedono a te le aziende che ti cercano per promuovere i loro prodotti?

R: La trasparenza. L’onestà intellettuale. La competenza. L’expertise che ho acquistato negli anni. E anche il garbo di promuovere un prodotto in un’epoca in cui tutti tendono a urlare e spettacolarizzare, e dove sembra esserci poco spazio per la raffinatezza. In questo, spero di essere una voce fuori dal coro.

D: Ti senti realizzata nel tuo lavoro?

R: Sì. So che potrei fare molto di più se avessi un team al mio fianco, ma guardandomi indietro a tutto quello che ho fatto finora, da sola e con le mie forze, mi sento immensamente orgogliosa di me stessa.

D: Progetti futuri?

R: Sto lavorando da più di un anno ad un profumo, che spero possa vedere la luce il prossimo anno. È una cosa a cui tengo molto, un progetto che parla di me, e non vedo l’ora di poterne parlare meglio appena saranno definiti alcuni aspetti – purtroppo il Covid ha segnato una battuta d’arresto un po’ per tutti. E poi ho iniziato a scrivere due libri, uno più personale e l’altro incentrato sulla mia visione della consulenza d’immagine. Scrivere un libro è già complicato, figurati due! Ma, come diceva Ambra Angiolini in Saturno Contro, “Esagero sempre, è il mio unico pregio!”

D: Una domanda che non ti ho fatto e che invece avresti voluto ricevere?

R: Non è proprio una domanda, ma in realtà sarebbe stato buffo parlare – dato il nome della rivista – dell’Orlando di Virginia Woolf, un libro in cui il protagonista va a dormire un giorno e si risveglia donna. Una mia professoressa del liceo aveva insistito a lungo affinché lo leggessi, ma non mi sono mai decisa prima dei tempi dell’Università. Oggi mi rendo conto che forse lei in me aveva visto qualcosa che nessun altro riusciva a vedere. Me compresa…