Il 2019 è stato carico di sorprese sul fronte politico e il nuovo anno si presenta pieno di incognite e punti interrogativi. Chi si sarebbe mai aspettato un Conte bis con il convinto sostegno del Pd?
Intanto, sullo sfondo del persistere di un quadro economico finanziario preoccupante, procede veloce lo sfilacciamento pentastellato a suon di cambi di casacca, adesioni al Gruppo Misto ed espulsioni (l’ultima quella del senatore Gianluigi Paragone che ha eloquentemente commentato: “sono stato espulso dal nulla”, ironizzando sui quel 33% svanito in pochi mesi). Per non parlare dello stillicidio di rappresentanti locali che “non si riconoscono più” nel movimento.

Quelli che un tempo proclamavano entusiasti una nuova epopea in cui “destra e sinistra non esistono più”, ponendosi come paladini di una svolta a forza di algoritmi, ora fanno fatica a fare quadrato su se stessi, dopo batoste elettorali e non solo. I tempi in cui il “Grillo pensiero” vedeva Il Parlamento come un orpello macchinoso da ridimensionare e da aprire come una scatoletta di tonno sono ormai lontani. E non sembra sia mai stata avviata una serie autocritica, pur restando l’impegno e la serietà di tanti eletti che non trovano più un referente e linee guida. Dopo tutto le utopie sono belle perché fanno sognare e indicano nuove strade non tormentati congressi. Un tempo anche il Silvio nazionale disse che sarebbe bastato riunire i capigruppo e che i parlamentari peones erano solo quasi un inutile contorno.

Ma intanto è proprio la bistrattata idealità politica che continua ad essere determinante. Un’idealità che certo ha perso molto dalle passioni e anche dai deliri del passato ma che persiste. Insomma Donald Trump è molto diverso da Obama. (vedi Iran e rapporti con l Europa) e non certo per approcci personali. Ma ora che succede?
Il mondo pentastellato è sempre più diviso su discriminanti politiche oltre a evidenti personalismi. Questo in una realtà in cui non possono esserci correnti ma solo piattaforme decisioniste. O di qua o di là. In questo quadro emerge sempre più come punto di riferimento della scena politica il premier Conte. Non entusiasma ma acquisisce sempre più consensi.

Un Conte sempre più distante dai suoi promotori pentastellati ed in tal senso è eloquente il gelo con Di Maio.
Ora è il Pd a puntare sul premier con decisione, mentre sono pochi i grillini che si stracciano le vesti per il Capo del Governo.
Equilibrato, sobrio, capace di mediare,(stile vecchia dc), neoportatore di una sorta di linea di sinistra moderata pragmatica, si è fatto sempre più apprezzare, per uno stile pacato e pungente. Tanto da diventare un riferimento per le diverse componenti che si oppongono alla deriva sovranista, con tanto di encomi da parte di Zingaretti.
Questo nonostante le persistenti turbolenze della sua barcollante maggioranza che continua comunque la sua navigazione.
Su queste basi Conte ora non nasconde la sua volontà di restare in politica e c’è chi addirittura lo vede proiettato in futuro sul Colle.

Insomma quello che veniva considerato e ironizzato come un leader pupazzo tra i due condottieri Salvini e Di Maio, si è saputo difendere e imporre, andando oltre il suo ruolo di calmieratore tra le componenti della compagine governativa.

Ora il premier punta a consolidare la sua leadership politica guardando ovviamente al centro sinistra ma non solo. In una fase di totale incertezza degli assetti politici e sul futuro di molti schieramenti in fibrillazione come Forza Italia.
Un Conte insomma che guarda oltre e che non sembra minimamente toccato dalle populistiche critiche di chi lo vede “attaccato alla poltrona” e di non essere stato mai votato. Critiche che non sembrano abbiano trovato molto seguito.
Il suo essere una “brava persona”, non legata a particolari lobby e interessi, lo rende senza entusiasmo un punto di riferimento credibile ben oltre, come detto, la sempre più ridimensionata compagine pentastellata, da cui sembra in progressivo allontanamento in vista di nuovi orizzonti e opportunità.

E’ stato un 2019 pieno di sorprese e il 2020 si mostra come un grande punto interrogativo per futuro della politica italiana e non solo. Molte situazioni sono appese a un filo, a cominciare dalle imminenti elezioni in Emilia Romagna.
Vi è poi l’assolutamente inattesa esplosione del fenomeno “sardine” che, partendo da Bologna via web, è riuscito a riempire sorprendentemente tante piazze su discriminanti politiche che riprendono temi dell’epopea moralizzatrice di Pertini e Berlinguer in salsa verde. Una reazione inattesa senza leader che contrasta con la realtà della politica fatta solo da talk show e partiti persona. Una sorpresa per un popolo di sinistra ormai da tempo allo sbando, deluso e senza referenti credibili.
Un fatto che in qualche modo ha rivalutato l’idealità e l’emotività della politica tradizionale, ridando sorprendentemente energia partecipazione e coinvolgendo anche tanti ragazzi, scesi in piazza con nonni e zie. Questo dopo la sorpresa per la mobilitazione giovanile mondiale ambientalista mossa da Greta Tintin Thunberg. Insomma quei giovani considerati lontani anni luce dalla politica tradizionale. Giovani e giovanissimi in piazza, mobilitati dal web, che hanno sorpreso e spiazzato esperti e centri studi di sociologia e media.

Intanto è Salvini che sembra perdere colpi. I suoi interventi tv polemici fanno meno presa come la sua mission per il pericolo migranti. Ma sul calo di vento per le vele leghiste certamente ha pesato la querelle russa per gli incontri e contatti leghisti a Mosca che hanno spazientito e preoccupato gli americani. Questo andando ben oltre le lodi sperticate a Putin del ministro con felpa e rosario che si dice ora impegnato a studiare come capo del Governo.

In conclusione, tornando alla deriva del sogno pentastellato, si spera che tanti militanti continuino a portare il loro contributo con l’entusiasmo delle origini mantenendo il sogno e l’idealità legato però a un sano pragmatismo. Forse il sogno pentastellato non aveva neanche una vera utopia alle spalle, tanto che sono state proprio le componenti e le persone più radicali e impegnate (ambientalisti) ad averli abbandonati in fretta, delusi dopo l’iniziale entusiasmo.
Dopo tutto i successi il movimento fondato da Grillo e Casaleggio ha dimostrato come il desiderio e il sogno di rinnovamento, di bellezza, di idealità e giustizia siano ancora forti nella nostra comunità. Ma come tutti i bei sogni fanno in fretta ad accendersi e poi a spegnersi facendo i conti con la realtà.
Ci sono nobili esempi di pseudosognatori che hanno poi sviluppato i loro obiettivi in realtà non certo facili come l’ex presidente dell’Uruguay José Mujica.

Dopo tutto siamo in una società in cui fino a pochi anni fa molti ritenevano essenziali le centrali nucleari, ridicolizzando le alternative ambientaliste. Oggi invece anche in Cina hanno capito che con ambiente e riscaldamento globale non si scherza. Un discorso che valido per tutti quei temi che restano fondamentali nella sfida tra tecnologia imperante, difesa dell’ambiente e felicità diffusa, con minori sprechi e consumi senza plastica e petrolio.
Su questo fronte i battibecchi e i proclami dei giovani leader pentastellati non hanno portato ad un gran risultato.

Gli incantati del “Grillo pensiero”, nonostante un successo elettorale gigantesco, non sono riusciti a sviluppare a dare gambe energia e respiro ai loro sogni. Non è bastato il reddito di cittadinanza.