In ogni occasione nella quale gli eventi meteorologici causano danni e morti si ripete un copione sempre uguale: giornali pieni di notizie sull’accaduto, il Governo di turno promette stanziamenti non solo per le emergenze, gli esperti hanno spazio per dire la loro rispetto ai cambiamenti climatici e a quanto accaduto, politici alla Salvini dicono la loro senza sapere nemmeno di cosa parlano. Poi torna il silenzio e non accade sostanzialmente nulla fino all’evento successivo.

Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla solita recita rispetto a fenomeni che tuttavia sono molto differenti tra loro. Nel Nord-est siamo di fronte a eventi eccezionali, soprattutto per quanto riguarda la potenza del vento che ha raggiunto i 200 km/ora, abbattendo 14 milioni di alberi e causando distruzioni e danni molto ingenti al patrimonio forestale. Danni che tuttavia erano già stati registrati nel lontano 1966 quando anche l’Arno lasciò i suoi segni indelebili su Firenze. Che i cambiamenti climatici ci propongano eventi sempre più intensi con frequenza sempre maggiore pare ormai assodato ed è nostro compito gestire queste nuove situazioni. Tuttavia possiamo affermare con certezza che la gestione scellerata del nostro territorio è la principale premessa per condurre questi eventi a provocare danni ancor più gravi. E’ il caso della Sicilia, dove precipitazioni molto intense hanno causato il repentino ingrossamento dei corsi d’acqua e inondazioni. Le numerose vittime non sono però dovute al caso, alla sfortuna o alla sola forza delle acque; derivano prioritariamente dal fatto che case abusive sono state edificate nel pieno del letto di un fiume. Un fiume che per la maggior apre del tempo è quasi in secca ma che può rioccupare il suo spazio in presenza di eventi meteorici importanti. In Italia, decenni di edificazioni senza controllo e di abusivismo hanno causato un consumo di suolo senza precedenti che provoca morte direttamente, come nel caso suddetto. In altri casi l’effetto distruttivo è indiretto quando vaste aree cementate impediscono alle acque di infiltrarsi in profondità costringendole a scorrere in superficie o quando gli alvei naturali vengono cementati e costretti in una sezione non compatibile con le portate delle piene.

In Italia il dissesto delle nostre Istituzioni è causa di una parte importante del dissesto idrogeologico. Per questo da oltre 10 anni, dal lontano 2006, chiediamo al Parlamento di approvare una legge per la protezione del suolo e contro il consumo di suolo. La cementificazione senza freni è la peggiore delle minacce che incombe suoi nostri terreni. Proteggere i suoli è uno dei modi migliori per aumentare la possibilità di mitigare i cambiamenti climatici seguendo gli obiettivi approvati dall’accordo di Parigi.

La lotta al dissesto idrogeologico con finanziamenti consistenti di medio e lungo termine sarebbe un investimento sul futuro da mettere in una Legge di bilancio; altro che condoni edilizi!

Igor Boni – Direzione nazionale Radicali Italiani