Per il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran è “ilegal” e contro il diritto internazionale, negando l’uso delle basi americane spagnole nelle operazioni di attacco.
Le basi andaluse interessate sono quella navale di Rota, vicino Cadice, e quella aerea di Moron (Siviglia). Questo in un paese che continua a registrare ottimi indicatori per occupazione, integrazione, turismo, innovazione e che di fronte alla crisi energetica per la guerra all’Iran, rilancia sui temi della transizione ecologica.

Un’economia e una società che marcia in positivo e con la schiena dritta di fronte ai diktat di Trump anche su dazi e guerre. Un paese con il salario minimo, in cui è presente una forte opposizione di centro e di quella destra “Dio patria e famiglia” di Vox, tanto amica della nostra leader Giorgia Meloni.
La Spagna di Sanchez è, inoltre, impegnata a consolidare i diritti LGBT+, cercando di inserire matrimonio egualitario, introdotto nel 2005, e aborto nella Costituzione per tutelare questi diritti da future maggioranze, con norme all’avanguardia, nell’Europa conservatrice, su adozioni e fecondazione assistita.

Madrid ha posizioni molto diverse da quelle del nostro esecutivo che si vantava, ora di meno, di rappresentare un ponte privilegiato (in piena visione sovranista e poco europea) con quel Trump decantato come meritevole del Nobel per la Pace.

Un governo-Meloni che balbetta su tutto: Gaza, Cisgiordania, dazi, blitz venezuelano (che ha lasciato le cose come stavano, prendendo il controllo delle risorse petrolifere, alla faccia dei fessi che lottavano per la democrazia) e che non osa nemmeno replicare alle pesanti ingiurie del tycoon verso il ruolo dei nostri militari presenti nelle missioni all’estero (con il relativo carico di vittime). Silenzio anche sull’esecuzioni dell’ICE nel rastrellamento di migranti.

C’è una bella differenza tra le posizioni di Sanchez in Europa, diventato paladino della posizione unitaria che ha portato al rifiuto di 27 paese Ue nel supporto richiesto da Trump nella sua mission militare su Hormuz, e quella del nostro governo che cerca di tenere il piede in più scarpe tra Orban, Trump e la Ue, con un vicepremier che, nei suoi ormai quotidiani proclami, sembra un agente commerciale del petrolio russo…

Tutti concordano sul fatto che sarebbe una condizione ideale lo scambio tra gas russo e tecnologia europea, ma non si può accettare tutto e il contrario di tutto, come nulla fosse, dopo un’aggressione all’Ucraina che ci siamo impegnati a difendere e che è costata un bagno di sangue da entrambe le parti (comprese forze nord-coreane e giovani nigeriani assunti con raggiri, come carne da macello contro Kiev).

Sanchez è a capo di un economia che accoglie non solo giovani ricercatori, studenti, artisti da ogni dove, puntando concretamente sulla transizione ecologica e contrastando lo strapotere dei colossi del Tech. Una politica di accoglienza che porta nuovi lavoratori e nuove energie al motore economico e sociale spagnolo.
Questo mentre da noi c’è chi ancora si esalta per le ricette iper-sovraniste di Vannacci, mentre Rete4 ogni sera scatena l’avversione verso fragilità ed emergenze sociali come se vi fosse un esecutivo di alieni.
Un boom spagnolo che è evidente anche in terre un tempo depresse e “difficili”, come le realtà basche, da tempo in pieno rilancio sotto aspetti non solo economici (vivibilità, feste, sicurezza).

Pedro Sanchez, "mosca bianca" spagnola all'interno dell'Unione europea.
Pedro Sanchez, “mosca bianca” spagnola all’interno dell’Unione europea.

Ma vediamo alcuni indicatori che fotografano l’ottima salute della realtà spagnola, tra le migliori d’Europa, con un PIL che cresce vicino al 3% e un debito pubblico in calo.
Il dato più eclatante è un’occupazione ai massimi storici con 22,46 milioni di occupati  (dato qualitativamente non elevato in termini di produttività), grazie all’applicazione di politiche migratorie flessibili cha hanno aumentato la forza lavoro. In crescita anche i consumi, mentre l’inflazione è tendenzialmente stabile intorno al 3%

La Spagna si conferma regina nel turismo con 94 milioni di visitatori (dati 2024 in crescita) e riesce a mantenere un settore automobilistico che contribuisce al 10% del PIL.

Tornando sulle posizioni di Madrid, in merito agli attacchi di Trump, è intervenuta sia la Commissione Europea che la Nato, ricordando come la Spagna sia impegnata in molte missioni Nato anche nella difesa di interessi americani (come i Patriot spagnoli presenti in Turchia).

Crescono le critiche al tycoon

Crescono intanto le criticità di una escalation bellica, accettata solo dal 20% degli americani. Un conflitto tutt’altro che breve, come aveva auspicato il tycoon, e dai risvolti incendiari sul piano economico e geopolitico. Un Trump che vede sempre più in salita le elezioni presidenziali di Midterm (di metà mandato) in programma il 3 novembre, con il rinnovo delle Camere dei Rappresentanti.

Mentre continua la pioggia di bombe su un Iran che non si arrende, e che reagisce colpendo le economie del Golfo, oltre ad Israele, si fanno sempre più forti le critiche anche negli Stati Uniti (dove solo un 20% concorda con l’attacco all’Iran), anche tra diversi repubblicani che  non hanno dimenticato le (presunte) armi di distruzione alla base dell’attacco all’Iraq di Saddam Hussein nel 2003.
Tra i delusi del tycoon vi sono anche esponenti del mondo Maga, quelli di “American First”, tra cacciatori di Anticristo ed esaltati evangelici in salsa suprematista.
Il caso più eclatante riguarda le dimissioni di Joe Kent da capo del Centro Nazionale anti-terrorismo. L’ex agente operazioni speciali della CIA (Central Intelligence Agency) si è detto contrario dell’attacco all’Iran, non ritenuto una minaccia imminente, definendola una guerra non necessaria, contraria ai nostri valori e senza obiettivi chiari.

Iva ridotta al 10% e bonus elettrico

Intanto, per contenere l’impatto della crisi energetica con l’aumento dei prezzi dell’energia, il governo spagnolo ha effettuato tagli alle imposte sui carburanti, elettricità e gas compresa l’Iva sui carburanti (dal 21 al 10%), con misure per ridurre le bollette per l’elettricità e rafforzamento dei bonus sociali per i consumatori in difficoltà.

Views: 105