Tutta colpa dell’Intelligenza Artificiale che attira come un buco nero ingenti risorse.
I mega investimenti dei data center e dei server legati all’IA stanno assorbendo, con una crescita esponenziale, gran parte dell’offerta di memorie informatiche (RAM) altamente performanti.

Una tendenza che, in breve tempo, sta comportando il riorientamento dei produttori mondiali verso questo comparto decisamente redditizio.
Un trend ineluttabile che ha penalizzato l’offerta di memorie standard, dando corso al vorticoso aumento dei prezzi che pesa sui richiedenti di moduli di RAM standard.
E così i prezzi di pc, telefonini e laptop (pc compatti portatili che si possono usare sulle ginocchia..) continuano a salire. La tendenza dovrebbe manifestarsi per tutto il 2026, con aumenti previsti tra il 20 e il 50%
C’è chi, oltre alle leggi della domanda e dell’offerta, prevede ulteriori effetti legati a una possibile bolla speculativa che, come spesso avviene, in tempi più o meno brevi, sarebbe destinata a sgonfiarsi. Anche perché il mercato ha le sue leggi e l’oggetto riguarda beni ormai diventati di consumo ordinario.

In ogni caso, dalla fine del 2025 i produttori di pc hanno dovuto fare i conti con preventivi per la memoria RAM sempre più elevati rispetto a pochi mesi prima (passati anche da 100 euro a oltre 400). Un fenomeno che l’anno scorso ha interessato il mercato di schede video, fino a quando sono state nelle richieste dei big tech legati all’IA.
Un quadro che ha messo i produttori di pc e smartphone di fronte al bivio: aumentare i prezzi o ridimensionare il livello delle configurazioni tornando agli 8 giga del passato?
Questo accade mentre vi è chi ha smesso di produrre telefonini come la ASUS, azienda di Taiwan.
Un paese, Taiwan, a 180 km dalla Cina e che resta nelle mire geopolitiche-economiche di Pechino. Una piccola nazione di 23 milioni di abitanti (su un territorio densamente popolato), ma un colosso, o meglio una tigre, nell’hi-tech e nei semiconduttori, dove hanno sede gruppi come ASUS, ACER, AUO, HTC, TSMC e MSI.

“Fino a poco tempo fa con 400 euro si poteva acquistare un ottimo smartphone, mentre ora per avere un prodotto performante (l’IPhone costa dai 1000 ai 1800 euro) occorre spendere molto di più e bisognerà aspettare per sapere a che livello si assesterà il mercato”, è il commento dell’esperto torinese di informatica Marco Motta.
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