A volte basta levare lo sguardo verso tante lapidi presenti sulle vie della nostra città e in tanti paesi.
Luoghi dove giovani martiri della libertà sono stati fucilati, torturati dalla barbarie nazifascista che combattevano.
Oggi molti giovani hanno avuto la possibilità di visitare i campi di sterminio di Auschwitz, Buchenwald o di restare in silenzio in Normandia davanti a quel mare di croci bianche del D Day.
Giovani che hanno avuto modo di conoscere l’eroica resistenza dei russi a Leningrado e la loro strenua lotta per sconfiggere il nazismo, con milioni di morti.
Si tratta di esperienze indimenticabili che segnano nel profondo.

Su questo pesano interventi, a dir poco discutibili, come quello della ministra per la famiglia Eugenia Roccella, che ha definito come “gite” i viaggi ad Auschwitz e nei luoghi dell’Olocausto, in quanto finalizzati a legare l’antisemitismo al solo fascismo.
Una polemica assurda, dell’ottobre 2025, che ha indignato la senatrice a vita Liliana Segre. Un fatto che la dice lunga sulla volontà di “rivedere” la storia nella sua complessità e di ridimensionare e “scolorare” quella lotta di intere generazioni per liberarci dal nazi-fascismo portando libertà, sviluppo e dialogo tra i popoli e 80 anni di pace in Europa dopo secoli di guerre.

In un clima in cui diversi esponenti governativi rifiutano di definirsi antifascisti, arriva la Giornata della Memoria 2026. Un appuntamento, istituito in Italia nel 2000, per ricordare la tragedia della Shoah, le leggi razziali, la deportazione e la morte nei campi di concentramento e di sterminio, e di quanti lottarono per contrastare questa follia criminale.

Antisemitismo italiano e leggi razziali
La nuova formulazione normativa non riporta un esplicito riferimento al fascismo italiano nel suo contributo alle politiche razziali, dimenticando chi indicava, collaborando con le SS, gli ebrei e gli oppositori da deportare. Un approccio revisionista che tende a smussare le responsabilità dello Stato fascista o ad amalgamarle in un generico contrasto alle dittature, evidenziando la contrapposizione con altri massacri.
In Italia la persecuzione antiebraica non fu un evento improvviso legato all’occupazione tedesca dopo il 1943. Le leggi razziali del 1938 furono una precisa scelta del regime che escluse gli ebrei dalla vita civile, economica e sociale. Tra questi straordinari scienziati, fior di docenti, professionisti, oltre a tanti lavoratori e artisti che dovettero abbandonare l’Italia nel silenzio complice della comunità.
Le cose peggiorarono dopo l’8 settembre del 1943 con il diretto coinvolgimento della Repubblica Sociale Italiana nella deportazione nei lager nazisti di migliaia di ebrei e oppositori.
Ha ragione Ivano Ferrari, ebreo parmigiano, artigiano costruttore di splendidi burattini di legno e di una stupenda ricostruzione dettagliatissima della casa di Anna Frank, che ha così commentato il Giorno della Memoria: “L’uomo, dalla storia, ha imparato una solo cosa: che non ha imparato niente e che per questo è destinata a ripetersi”.
Il tragico ripetersi di drammi, come a Gaza, in Ucraina, nel Sudan e nelle tante guerre dimenticate, non fanno che confermare quanto espresso dall’artigiano.

Oggi i simboli della dittatura e dell’intolleranza sono tutt’altro che scomparsi in un Europa in cui il delirio iper nazionalistico, l’aggressività e l’arroganza del più forte sono in crescita, minando le basi della democrazia e del diritto internazionale.
Per questo sono importanti film, documentari e testimonianze, che vengono proposte in questo periodo. sul delirio nazista.

Temi che, come un pugno allo stomaco, ci ricordano fino a che punto sia potuto arrivare la barbarie umana, pianificando l’eliminazione sistematica di milioni di uomini, di persone inermi, di bambini. Ebrei, oppositori politici, comunisti, omosessuali, zingari e testimoni di Geova. Una barbarie anticipata in silenzio dentro cliniche ariane in cui venivano soppressi con medicine o fatti morire di freddo e stenti, bambini colpiti da Sindrome di Down, malformazioni e ritardi mentali.
Realtà in cui per i carnefici non erano persone, ma numeri, ridotti a larve umane, da sfruttare fino all’impossibile e poi eliminare come spazzatura umana. Come descrive Primo Levi in “Se questo è un uomo”.
E’ giusto ricordare chi siano stati Heinrich Himmler, Adolf Eichmann e il famigerato dottor Josef Mengele, il medico dei macabri esperimenti sui gemelli. Questo mentre i nostri alleati dell’asse del Sol Levante erano capaci di uccidere, nei modi più macabri, migliaia di civili cinesi, come accadde a Nanchino. Stragi figlie di una piaga chiamata suprematismo, che vede gli altri come esseri come inferiori.
Una piaga per nulla cancellata.

Indulgenze
Il nazifascismo ha avuto molte indulgenze dopo il processo di Norimberga. In questo si aggiungono quegli esponenti fascisti, esperti nei servizi (oggi si direbbe intelligence) che furono reclutati dagli americani in funzione anticomunista in un paese in cui l’amnistia di Palmiro Togliatti, per impedire una nuova carneficina e guerra civile, lasciò molti fascisti nelle amministrazioni e in ruoli guida del paese.
Un fatto che ha sminuito il rapporto con le responsabilità individuali e collettive. Non è un caso se oggi c’è chi cerca voti facendo leva sulla X della Decima Mas, esaltandone i valori. Quella Decima del golpista e fascista Junio Valerio Borghese che, tra stragismo e tentativi di colpo di stato, era vicino a quel piano di rinascita democratica di Licio Gelli che qualcuno sogna ancora ancora di realizzare.

Sono ancora troppi i giovani, non solo i nostalgici, che si riconoscono o tifano per modelli autoritari. Per questo il Giorno della Memoria non può esaurirsi in una rituale commemorazione delle vittime, ma impone, specie ai quadri politici, una riflessione su come la dittatura s’impose attraverso pratiche di consenso e di indifferenza. Ribadendo come la Shoah non fu un evento ineluttabile, ma la conseguenza di politiche annunciate, tollerate e esaltate da contesti precisi contesti sociali.
Ricordare e conoscere ha senso perché i germi di quel delirio sono ancora presenti, rafforzati dal vento della comunicazione moderna.
Views: 87



























