Sebbene musica e poesia siano da sempre due riflessi di uno specchio comune, imprimere versi in note che vibrano sull’eco del pentagramma e’ ben lontano dall’essere una banalità. Giovanni Nuti ha dimostrato un’abilità straordinaria nel plasmare con grazia il compimento di questo atto.
Trasformare le parole di Alda Merini in canti che si elevano, colmi di luce, sullo spartito e’ stata un’impresa che ha sospinto l’ eccezionale verso la direzione dell’ arte Sublime.

Il sodalizio artistico tra i due e’ in realtà iniziato intorno agli anni 90, epoca in cui la poetessa era ancora in vita, ed è durato per ben 16 anni, durante i quali sono sbocciati moltissimi canti.
La scelta di una voce complementare dall’armonia divina e di altrettanto divina bellezza immutata e iconica come Monica Guerritore, il cui talento si manifesta in una voce unica in grado di guidare con delicatezza verso i recessi più nascosti delle emozioni, rende inevitabilmente lo spettacolo “Mentre rubavo la Vita” il compimento di un trionfo annunciato.
Il sillage di un’artista che ha forgiato con il suo genio la storia del teatro degli ultimi 50 anni, fuso in perfetta sintonia con il respiro poetico della Merini, si configura come un atto di devozione alla compianta poetessa che ne celebra all’ennesima potenza l’eredità eterna e il valore intramontabile.
Sul palco sostiene i due cantanti un raffinato ensemble di sei talentuosi musicisti.
La sensazione di eramnesia e’ fortissima in questo “luogo”: l’artificioso artificiale tace, scompare e, mentre i fili sottili del cuore intessono emozioni che si dispiegano come acquerelli sull’anima, sullo schermo dal palco immagini che evocano i temi trattati si librano fino a toccare gli abissi più profondi del sentire. Qui, tra silenzi e riverberi, le parole semplici ritrovano la loro purezza primigenia, risplendendo nel fulgore di “un’antica autenticità” di questi tempi troppo spesso dimenticata.

Presentato per prima volta nel 2014, lo spettacolo e’ reduce da sold out continui che lo vedono riproporsi regolarmente con una risposta di grande entusiasmo da parte di una platea trasversale che abbraccia diverse generazioni.

Molte le sinfonie poetiche messe in scena con eleganza intrisa di simbolismo: ogni cambio d’abito, d’accessorio e ogni differente danza della magnetica attrice, unite alla sua voce dal timbro inimitabile e prezioso, nobilitano il soffio creativo musicale di Nuti tanto che, in certi frangenti, è innegabile si possa avvertire quasi la “presenza-assenza immortale” della Merini, come un bisbiglio al cuore degli spettatori che emerge tra ombre e luci.

Ed ecco che “Una piccola ape furibonda” riporta in scena il senso di un’esistenza fragile ma audace, in lotta con il mondo e con se’ stessa, in grado di creare bellezza nonostante il suo furore: momenti musicati con dolcezza contrapposti a scoppi d’intensità, sembrano voler riprodurre il volo irregolare e imprevedibile dell’ape e vengono interpretati da Monica Guerritore in un trionfo di eleganza da lasciare senza fiato, amplificando l’immagine di un’anima ribelle capace di trasmettere profondità e passione.

In “Com’è grande il pensiero del mare”, un duetto, l’atmosfera sospesa che crea la ballata intrecciata a tocchi classici e moderni sembra voler restituire il senso del pensiero umano vasto e insondabile che sfugge alla comprensione razionale, proprio come il mare stesso. La musica, con il suo andamento fluido, richiama il moto perpetuo delle onde nel quale le voci dei due interpreti si mescolano come spuma e marea, inseparabili nell’eterno respiro dell’anima liquida della terra.

La performance vocale profondissima della poesia-canzone “L’Albatros” della Guerritore e’ un tocco che lacrima bellezza nel cuore: attraverso la sua sensibilità interpretativa riesce a riflettere vocalmente il volo libero, la caduta e il dolore trasformato in bellezza di cui l’albatros diventa metafora.

Ne “Il Violinista piange” l’attrice, che indossa un lungo velo da sposa, canta in modo struggente di come l’arte possa dare voce ai sentimenti più maestosi rendendoli comprensibili e condivisibili nella metafora di un musicista che suona il suo strumento.

Lo spettacolo si chiude con un inno all’unicità delle donne in “Quelle come me” interpretata a due voci, espressamente “plasmata” su Monica Guerritore da Nuti: un non casuale intreccio di donne che, in un riflesso perfetto, manifesta due sensibilità egualmente profonde e uniche come il duplice intaglio di un’unica verità.

Un pensiero emerge con naturalezza disarmante: portare in tutte le aule delle scuole superiori lo spettacolo “mentre rubavo la vita” rappresenterebbe per gli studenti un’occasione dal valore inestimabile per poter assaporare l’ intensità dei versi della Merini, dando vita a un viaggio emotivo e intellettuale all’interno di loro stessi e piantare semi di riflessione, empatia e amore per l’arte.
Forse, se insegnassimo ai giovani che la poesia è un atto di puro amore e di condivisione, piuttosto che un mero esercizio accademico, imparerebbero a leggere l’anima del mondo e a trovarvi rifugio come si cerca riparo sotto un cielo stellato.
“La poesia non cerca seguaci, cerca amanti”,
per dirla come l’avrebbe detta LEI.

Grazie al Maestro Nuti per avere compreso il valore di una poetessa senza pari quando ELLA era ancora in vita e averle reso onore nei giusti tempi.
Grazie a Monica Guerritore per riuscire a mettere le ali al cuore della gente trasformando anche il dolore in incanto e la fragilità in luce, come solo chi conosce l’anima può fare.

Stasera e domani, rispettivamente al Teatro Velluti di Corridonia e presso l’Aula Magna dell’Università di Teramo, altre due repliche in onore dell’indiscussa Madre della poesia milanese del Novecento.

Elena Hunneshagen

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