Al Teatro Juvarra di Torino, l’11 novembre scorso, è stato ricordato Sergio Martin, il vulcanico organizzatore di eventi artistici, scomparso nel 2019, che contribuì a dare un’impronta eclettica e multimediale a realtà come il Café Procope, di cui fu direttore artistico.
Questo in una fusion di arte, spettacolo, teatro, dance, tango, flamenco, concerti conferenze, creando un punto di riferimento “dove si passava e ci si ritrovava perché qualcosa di buono ci sarebbe stato in ogni caso” come ha ricordato il geniale trombettista e compositore Giorgio Li Calzi nel suo intervento.
Qui erano di casa personaggi come le Sorelle Suburbe, Luciana Litizzetto, Ezio Bosso.
Richi Ferrero, storico maestro di teatro e protagonista di spettacolari installazioni, ha ricordato l’arrivo di Sergio Martin (ex direttore festival di Chieri) che diede, al nascente spazio attiguo al Teatro Juvarra, il nome di Café Procope. “Nel 1989, nel corso dell’affollata inaugurazione, il sipario a sorpresa si aprì su un pianoforte. Era suonato da Paolo Conte, coinvolto a sorpresa proprio da Sergio”Non c’è artista che Martin non conoscesse. Lui, con i suoi baffoni, amava tutti e bisticciava con tutti, ma non potevi non essere suo amico. La città gli deve molto e non gli ha dato altrettanto a lui che era riuscito ad aprire una finestra per chiunque avesse voglia di salire sul palco. Una finestra che non c’era prima e non c’è più adesso”, ha concluso Ferrero.
Sergio Ariotti, direttore artistico e fondatore del sempre più ampio e apprezzato Festival delle Colline Torinesi, ha riportato un ulteriore eloquente aneddoto: “Una volta mi chiamarono per dirmi che c’era un signore con Dario Fo che mi aspettava: era sempre Martin che aveva mantenuto la sua promessa”.
Sergio, nel poliedrico percorso , dopo essere stato studente nella famosa facoltà di sociologia di Trento, collaborò con Dario Fo (di cui organizzò la prima mostra d’arte), Paolo Conte e Vinicio Capossela.
Nella serata in suo ricordo, l’11 novembre 2024, tra molti protagonisti e collaboratori del teatro dello Juvarra, oltre al noto mago Alexander (Elio De Grandi), non poteva mancare l’eterno democristiano Giampiero Leo,da sempre animatore della cultura torinese e del dialogo super partes. L’ex assessore alla cultura della Regione Piemonte (1994-2005) ha sollecitato la necessità di far riemergere tante energie e potenzialità culturali, ancor oggi presenti, che restano inespresse. I suoi modi raffinati non gli hanno impedito un cenno critico verso l’assorbimento totalizzante dei grandi eventi: “La cultura non può essere traino per il turismo”. 

Martin fu un vero organizzatore dai mille contatti e dalle mille esperienze. Sempre pronto a dar spazio sia a mostri sacri del teatro e della cultura, sia a originali proposte giovanili, senza troppe remore e vincoli.
Fu lui a portare per primo la milonga in un contesto popolare. Il figlio Giacomo ne ha parlato attraverso due suoi ricordi di bambino: il primo è per Gigi Gallea. Un uomo buono, prematuramente scomparso, che trovavi ad ogni ora nel teatro, sempre preso ad aggiustare qualcosa. Il secondo è per due sposi che bloccarono corso Moncalieri per scendere dall’auto e abbracciarlo dicendo: “Sergio oggi ci sposiamo, che bello vederti in un giorno per noi così importante!”.  “Ma papà chi erano quei due?”, chiese Giacomo al
babbo. “Non lo so”, rispose Martin, ignorando chi fossero i due focosi ammiratori.
Orgoglioso dei dieci anni passati come dj del Procope, ricordo tutta la sua simpatia ed ebbi il piacere di condividere qualche momento nella sua campagna astigiana a Piea. Una dimora nel verde piena di cimeli artistici e attestati di stima che mi mostrò con spontaneità. Su quei manifesti, quei disegni quelle dediche, quei fraseggi sulla tovaglietta macchiata di vino in una piola, vi era impressa  la storia delle sue passioni, di eterne discussioni, di bevute in compagnia inserite nelle speranze e nello spirito ribelle  di un’intera epopea politico sociale. Lo stacco dallo Juvarra non fu per lui facile.
La complessa Martin Life Story mostra radici immerse nel profondo della cultura e dei movimenti che animarono gli anni 60 70, con un approccio che, senza mai  piegarsi al vento delle tendenze, era caratterizzato da profonda criticità individualistica e umanitaria. 
Il ricordo di Martin, presentato e voluto con tenacia da Maura Sesia e Patrizia Veglione (insieme a tanti protagonisti di casa allo Juvarra), ha avuto grande successo,  confermando lo spirito accogliente e impegnato di una location e di una realtà che ora ospita il Circolo Amici della Magia.
Certo il progetto non sarebbe andato avanti tanti anni se, dietro questa esperienza unica, non vi fosse stata la passione di uno staff di personaggi attivi con continuità  nel locale come Arturo Bellettati, Cesare Perotti,
Stefania Luberti, Francesca Pippia, Giovanna , Elena Varola, Anna Salza, Mauro, Marco,
 ricordando Giancarlo, Paolo e il buon Gigi che non ci sono più.
 Non è un caso se ancora oggi, girando per Torino, incontro persone che mi dicono: “Quanto ci manca  il Procope..”.
Ha proprio ragione Richi Ferrero affermando: “A lui non potevi non voler bene”.
Concludiamo con un eloquente pensiero di Sergio  Martin:
“Stavo cercando di far passare una nuova idea di teatro che non sia solo un momento di consumo ma di vita, di condivisione”. 

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