Articolo di Gabriele Levy
In queste drammatiche ore per Israele, molte città del mondo libero hanno proiettato in segno di solidarietà la bandiera di Israele su importanti monumenti nazionali.
Puoi vedere immagini da Berlino, Parigi, Bruxelles o Genova, scattate la sera del 8 ottobre.
Berlino.
Berlino.
Genova.
Genova.

In tutte queste immagini c’è ben visibile la bandiera di Israele.

Continuando con le immagini troverai la Mole Antonelliana, simbolo di Torino, illuminata lunedì 9 ottobre in segno di solidarietà con Israele, ma la bandiera non si vede.
C’è solo il colore blu.
Torino.
Torino.
La decisione di non proiettare l’intera bandiera pare l’abbiano presa al municipio i signori del PD e dei 5stelle.
Perché questa decisione?
A pensar male, forse perché hanno paura delle reazioni della grande comunità islamica che c’è in città, che insieme ai centri sociali e ai veterocomunisti modello Angelo D’Orsi, potrebbero incendiare la città per protesta.
Se continui giù con le immagini, arrivi a Roma, dove al Campidoglio hanno si proiettato la bandiera di Israele, ma accanto ci hanno messo la cosiddetta bandiera della pace.
Roma.
Si. Quella dei pacifisti che vanno a protestare solo quando c’è da incolpare gli USA o Israele, ma che stanno zitti zitti quando chi commette il crimine è un islamista, un putiniano o un marziano di Neanderthal.
Scusatemi, ma la Pace e la Bandiera della Pace non sono la stessa cosa.
Troppe volte ho visto la Bandiera della Pace sventolare accanto a quella dei palestinesi di Hamas, che hanno effettuato ieri il più grave crimine contro l’umanità che il popolo ebraico ha subito in un solo giorno dopo la Shoah: 900 israeliani, ebrei ed arabi, donne, bambini ed anziani, assassinati brutalmente nelle loro case o al music festival, dentro le loro auto o nell’ascensore.
A volte l’Italia sembra proprio il paese di Pinocchio.
Chiamare “Resistenza” l’atto di rapire un bimbo di sei mesi dopo avergli ucciso i genitori è da un lato un’offesa alla memoria dei partigiani, e dall’altro fa parte della orwelliana neolingua, dove la verità viene nascosta dal “Politically correct”.
Siamo arrivati all’epoca del surrealismo della politica.
Chiamare “Liberazione” (della Palestina) il massacro di 270 giovani che ballavano a un music party è un’offesa alla Liberazione.
Ma è anche un’offesa all’intelligenza.
Invito a leggere il mio ultimo lavoro:
“Trailer: Liberazione della Palestina”, qui nel link: