A rompere il tabù dell’omosessualità in Tunisi, dove rimane illegale e duramente repressa, ci prova la 32enne regista teatrale Essia Jaïbi.
Lo fa con il suo spettacolo “Flagrant délit”, in scena fino ad inizio giugno in un teatro di Tunisi.

Lo spettacolo – coprodotto da Mawjoudin, un’associazione locale per i diritti LGBTQ, è interpretato da sei attori di età compresa tra i 23 e i 71 anni – vuole dimostrare, dal palco alla realtà, che la lotta per le identità di genere e gli orientamenti sessuali minoritari riguarda diverse generazioni.

Con un tocco di umorismo dark, gli attori – per lo più dilettanti – interpretano personaggi con una “libertà completamente negata”, vittime di violenza in famiglia, per strada e sul lavoro.

Dal 2011 gli attivisti LGBTQ sono usciti dall’ombra in Tunisia, dove le ONG locali difendono apertamente i loro diritti, cosa ancora decisamente rara nel mondo arabo.

Ma la loro condizione, secondo gli attivisti tunisini e internazionali per i diritti umani, rimane molto precaria a causa dell’ostinato rifiuto della società e di una legislazione ostile.

L’articolo 230 del codice penale tunisino, sia nella versione araba che in quella francese, condanna la “sodomia” e l'”omosessualità” sia per gli uomini che per le donne, con una pena fino a tre anni di carcere per chi viene colto in flagrante, da cui il titolo dell’opera “Flagrant délit”.

Una foto con connotazioni omosessuali scoperta dalla polizia su un cellulare può, quindi, portare ad arresti, umiliazioni, aggressioni verbali e fisiche e persino a un test anale forzato.

Secondo l’associazione Mawjoudin, tra il 2020 e l’ottobre del 2021 sono state imprigionate 59 persone sulla base dell’articolo 230.

“Flagrant délit parla di un argomento tabù, una realtà che la gente in Tunisia continua a far finta di non vedere e che noi cerchiamo, attraverso questo spettacolo, di rivelare al grande pubblico”, spiega Essia Jaïbi, autrice della sceneggiatura, ispirata a testimonianze reali.

La regista Essia Jaïbi
La regista Essia Jaïbi

Sensibilizzare, cambiare la mentalità “discriminatoria”, abolire una legge “retrograda” e promuovere l’arte queer in Tunisia sono gli obiettivi principali di questo spettacolo”, spiega Karam Aouini, dirigente di Mawjoudin, associazione che nel 2018 ha organizzato il primo Festival del cinema queer in Tunisia.

La reazione del pubblico?
Questo è “un momento storico in questo Paese! Mostrare un evento del genere in un paese arabo musulmano non è un compito facile”, ha dichiarato Alay Aridhi, 27 anni, membro di una ONG, all’uscita dallo spettacolo, tra grandi applausi.

L’abrogazione dell’articolo 230, che risale al 1913 sotto la colonizzazione francese, non è all’ordine del giorno, nonostante i ripetuti appelli delle ONG locali e internazionali.

Nel 2017 la Tunisia si è impegnata davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra a interrompere l’imposizione di test anali, ma continua a chiedere spesso ai medici di eseguirli per “provare” il “reato” di omosessualità.

Il presidente tunisino Kais Saied, che detiene tutti i poteri dal suo colpo di Stato del 25 luglio 2021, si oppone alla depenalizzazione dell’omosessualità, pur esprimendosi contro l’incarcerazione.

Nonostante questo contesto sfavorevole, un attore – che sul palco interpreta un medico di nome Adam – riassume lo stato d’animo della comunità tunisina LGBTQ alla fine dello spettacolo: “Non ci arrenderemo! La lotta continua!”

La locandina di "Flagrant délit"
La locandina di “Flagrant délit”