Una vita a suonare nei club, partendo da Torino e poi facendosi conoscere in tutta Europa per la sua musica. Lorenzo LSP ha alle spalle una carriera trentennale e racconta, partendo dagli esordi fino ad arrivare agli ultimi due anni bui per la pandemia che ha chiuso i locali.

Raccontaci di te: dove sei nato, dove vivi, sei spesso tra Torino e Milano?
“Io sono nato in Barriera di Milano e da lì che ho mosso i miei primi passi verso il mondo musicale underground. Studente del liceo scientifico Einstein, ero in classe con Laura, la sorella del mitico Johnson Righeira, anche lui studente del liceo e mio primo padrino verso il night clubbing”.

Perché la sigla LSP?
È l’acronimo di Latin Superb Posse: il gruppo con cui fu creato il sabato Pop Planet dello Studio Due e crossover in seguito. Era un chiaro riferimento alla matrice black del sound che suonavamo”.

Come sei arrivato al cocktail bar Blanco e cosa rappresenta per te?
“Dopo quasi 30 anni come promoter e dj in giro per Italia ed Europa era prevedibile un cambio generazionale e contemporaneamente ci fu anche una crisi che chiuse molti club, il film Disco Ruin lo racconta abbastanza bene.
In questo periodo mi proposero di far parte del progetto del Blanco, locale dalle mille sfaccettature ma con una grande attenzione a musica moda e tematiche Lgbtq in un periodo dove la Milano di Pisapia stava portando una ventata di aria nuova. E così eccomi qui ad organizzare, connettere realtà urbane legate alla musica era già nelle mie corde quando con Roberto Spallacci (Tuxedo, Club to Club, ndr) organizzavamo lo Studio Due”

Dove sono nate e come sono proseguite le tue passioni per il voguing e per il ballroom?
“Sono nate a New York e al mitico Sound Factory nei primi ’90. Un certo sound ma soprattutto una sottocultura urbana che urlava inclusione a voce alta. Ora la musica si è evoluta anche la scena che coinvolge oltre alla scena Lgbtq molte ragazze ragazzi e qualsiasi etnia: inclusione a Parigi ha un senso a Mosca un altro”.

Quando sei approdato ai club, cosa ti ha colpito per continuare in quell’ambiente?
“La musica, la possibilità di essere sé stessi spesso al di fuori di barriere sociali, il gioco e il sogno”.

A Torino hai conosciuto Gigi D’Agostino. Hai mai suonato con lui?
“Certo che ho conosciuto Gigi, credo di averci suonato al Volumnia in via San Massimo tanto tempo fa. Abbiamo vissuto la stessa Torino primi ’90”.

Cosa ti porti dietro della tua esperienza con Gigi D’Agostino?
“Non molto a dire il vero, eravamo entrambi pionieri di un sound in città, c’era molto rispetto ma ci muovevamo su fronti e riferimenti sonori molto diversi. La militanza nei club di Gigi credo ne faccia uno dei pochi produttori ad essere anche un grande Dj”.

Il periodo della musica che avete vissuto tu e Gigi che magia trasmetteva?
“Appartenenza”.

ll dj torinese ha pubblicato una foto in cui cammina per casa appoggiandosi a un deambulatore. Cosa ti ha lasciato?
“Quell’immagine trasmette un’enorme forza e coraggio ma ovviamente lascia molta amarezza e il timore dell’immedesimazione.
Una cosa che negli anni ho imparato ad apprezzare di Gigi è che quel suo forte ego e megalomania in realtà andavano a braccetto con il personaggio\musicista e facevano parte di un sogno un gioco della sua arte. In realtà poi lui è sempre stato un personaggio anche schivo, che molto elegantemente sembrava quasi declinare interventi in settori adiacenti dello spettacolo, ospitate varie o cose che non fossero legate alla sua musica.
Torino gli deve molto”.

Lorenzo LSP

Com’era Torino in quel periodo?
“Era una bella città, succedevano tante cose poco esposte al resto d’Italia che ci considerava grigi. Fu la Torino che diede l’ossatura alla Torino seguente che grazie ai vari festival a un Comune che iniziò a sponsorizzare l’arte la cultura e la musica giovane cambiò la percezione della nostra capitale nel resto del Paese”.

Hai mai suonato all’Ultimo Impero? Com’è stato esibirsi in quel locale che accoglie fino a 8mila persone?
“Un paio di volte. Non è mai stato un mio punto di riferimento”.

Che differenza c’è fra le sonorità di quel periodo e quelle di adesso?
“Andavo a comprare i dischi da Flaik Sound e arrivavano dischi da Chicago che sembrava arrivassero da Marte. Louis il proprietario me li svendeva nuovissimi a 3\4 mila lire. Era un suono nuovo, ora l’effetto novità non esiste, rap e house sono generi tanto quanto il rock. L’entusiasmo va cercato nelle piccole cose”.

Come è cambiata la musica? Come vedi la scena dance al momento, a livello italiano e internazionale?
“Internazionale molto bene. Da noi non ci siamo. Mancano i club il sostegno e anche un riconoscimento serio delle professioni legate al settore”.

Ami ancora il vinile o se preferisci i deck moderni, e il differente feeling che danno i due diversi set?
“Amo il vinile ma suono principalmente con le chiavette Usb. Il supporto non mi interessa come nell’arte. Ogni tecnica però richiede e chiede maggiori step. Suonare con il computer limitandosi a mixare due brani con il sync è da pigro sfigato! Non so se mi son spiegato?”

Con la moda dei remake quali sono le canzoni di quel periodo che secondo te potrebbero essere riviste in chiave moderna e rese attuali per il pubblico di adesso?
“Ce ne sono parecchie anche se purtroppo sento molti colleghi che invece di infilarsi a piene mani nei polverosi scaffali dei dischi house remixano brani che con l’house non hanno molto a che vedere e sono pop. Nulla contro il pop, anzi”.

Il dj che stai seguendo di più in questo momento?
“D-Tiffany, Roza, Terenzi, DJ Mike Q, Ricardo Villalobos, Cheriii, OK Willialms, Jasmine Infinity”

Il periodo della pandemia ha sicuramente rivoluzionato le nostre vite. Come sono cambiati la tua vita e il tuo lavoro?
“In peggio.  Però ho avuto parecchio tramite YouTube, soprattutto nel primo periodo, di osservare nuove o differenti realtà che mi hanno fatto pensare. È presto per dirlo ma nel clubbing un po’ di cose cambieranno”.

Quali progetti hai nell’immediato futuro?
“Sabato suono finalmente al Masada a Milano storico sabato pomeriggio molto cool, marzo mi vedrà a Savana Potente. Riapriremo il Blanco in primavera e ho un paio di progetti discografici: uno con Gianluca Pandullo e Opilec rec , mentre l’altro un remix per il nuovo singolo di Obi Baby (pervert)  tratto dal suo nuovo album Panacea”.

Cosa è Savana Potente e come si è sviluppato negli anni?
“E’ un progetto semplice, creare un club attento alla musica di qualità passando da nomi storici come me o Farfa, a nomi più giovani affermati come Yaya. In questo momento il Kogin’s è il perfetto contenitore in vista della primavera e di ricreare uno zoccolo duro. Poi magari qualche grosso evento si farà altrove”.

Quali sono i locali dove ti rifugi e ti senti a casa?
A Milano mi sento a casa al Plastic. A Torino all’ Esperia, lo Smoking Bar e lo St.eat. Manca tanto il Sax”.