Oggi, le “Cronache di Ordinaria Omofobia” compiono nove anni. Avevamo iniziato a pubblicarle il 4 ottobre 2013 ma avevamo raccolto dati a partire dal 4 ottobre 2012. Nove anni completi. Questa era la prima carta pubbicata, che segnalava le vittime di omofobia registrate in quell’anno: ottantotto.

Questa invece è la carta aggiornata a oggi, con le sue 1360 vittime distribuite quasi uniformemente su tutto il territorio nazionale. 368 hanno subito aggressioni fisiche mentre si trovavano da soli; 279 le hanno subite in coppia o in gruppo; 32 sono state uccise; 45 indotte al suicidio; altre 10 hanno tentato il suicidio ma sono state salvate in extremis.616 hanno subito atti diversi, non fisicamente violenti ma altrettanto gravi.

 

Cosa è cambiato in questi nove anni? Come si è evoluto il fenomeno omofobo? Di primo acchito si direbbe che è aumentato gradatamente fino al 2019, dopo di che ha iniziato a diminuire. Questo non vuol dire che la piaga dell’omofobia sia cresciuta raggiungendo un culmine due anni fa e poi abbia iniziato a diminuire. La diminuzione degli ultimi due anni si deve senz’altro al COVID, che ha più che dimezzato le interazioni tra persone e quindi creato anche meno occasioni di aggressione omofoba. Senza questo evento, c’è da temere che saremmo ancora in crescita.

Alcuni osservano che la crescita non sembra indicare un aumento dell’odio ma piuttosto una presa di coscienza. Col tempo, con le campagne messe in atto, col dibattito sulla legge Zan, le vittime avrebbero preso coraggio e avrebbero iniziato a denunciare con più frequenza, cosicché sarebbe aumentata non tanto la violenza quanto la sua emerisione.

A conferma di ciò, si nota che aumentano soprattutto le denunce di atti non fisici (colore verde), la cui denuncia richiede la partecipazione attiva della vittima (mentre la violenza fisica è più diffiile da tenere nascosta). D’altra parte,  il numero di suicidi diminuisce, il che può significare che l’omosessualità non è più percepita come una calamità talmente grave da suscitare la volontà di farla finita, o anche che le persone LGBT+ si sentono più forti e reagiscono meglio alle induzioni al suicidio.

E’ però singolare che, nel periodo 2018-2019, si registri un vero e proprio picco: si raggiunge addirittura il doppio dei numeri degli anni precedenti. E’ impossibile non notare un parallelo tra questo fenomeno e la salita al Governo della Lega e di Salvini a ministro dell’interno. Il bombardamento omofobo, razzista e maschilista di quei mesi ha sdoganato un aumento dei crimini d’odio in tutti i settori, omofobia compresa. E l’onda lunga si vede ancora. Infatti, nei mesi successivi, nonostante i vari lockdown, non si è mai tornati ai livelli precedenti.

Se raggruppiamo i vari tipi di atti omofobi in tre categorie (atti fisicamente aggessivi, fisicamente non aggressivi, suicidi), notiamo, negli ultimi tempi, un peggioramento anche qualitativo del fenomeno. Infatti, se, tendenzialmente, le aggressioni fisiche crescono meno delle discriminazioni non fisiche, nell’ultimo anno notiamo un’inversione di tendenza. In particolare: fino al 2017, le vittime di aggressione e di omicidio erano state più di quelle di reati diversi (mediamente 69 contro 36). Poi, i secondi avevano preso il sopravvento, cosicchè si era passati a 75 contro 117 nel 2018-2019 e a 89 contro 91 nel 2019-2020. Di recente, è tornata a prevalere la violenza bruta: 91 aggressioni contro 89 fatti diversi.

La fascia di età maggiormente colpita da omofobia in tutti i nove anni di osservazione è quella tra i 21 e i 30 anni. Questo dato si presta a molte interpretazioni: i giovani hanno una maggior coscienza di sé per cui denunciano con più facilità? Oppure, non accettando di nascondere la propria identità sessuale, si rendono più riconoscibili e quindi diventano più facilmente bersagli di aggressione? O ancora: gli anziani hanno sviluppato strategie di “autodifesa” come il nascondimento o hanno semplicemente meno occasioni di contatto col mondo esterno? Sicuramente, i venti/trentenni subiscono una doppia esposizione, dal momento che la loro fascia d’età non è affatto la più popolosa (la distribuzione della popolazione per età in Italia ha un picco nella fascia tra i 51 e i 60 anni).

Va aggiunto che l’età media delle vittime si sta costantemente abbassando. E’ passata dai 34 anni nel 2012 ai 22 nel 2021.

Non cambia la distribuzione delle vittime per identità sessuale (maschi e femmine cisgender e transgender). In ciascuno dei nove anni osservati, quasi tre quarti delle vittime (71%) sono maschi cisgender. Solo il 17% è rappresentato da femmine cisgender mentre l’11% è composto da femmine transgender e l’1% da trans f>m. Il dato non rispetta per nulla la distribuzione della popolazione per sesso (in Italia abbiamo un 51% di femmine e un 48% di maschi cisgender, e uno 0,1% di persone trans. Anche questa sproporzione pone diversi interrogativi.

Per esempio: il dislivello da maschi e femmine è dovuto a una maggior “visibilità” degli individui LGBT+ di sesso maschile rispetto a quelli di sesso femminile? O piuttosto, dietro lo scarso numero di vittime femminili, c’è un sommerso dovuto a una maggior difficoltà di denunciare da parte delle donne? O ancora: l’omofobo tende a scagliarsi maggiormente contro il maschio che devia dallo stereotipo mascolino (e cioè da una presunzione di superiorità) mentre gli interessa meno la femmina “poco femminile”? Quest’ultima osservazione pare confermarsi attraverso l’osservazione del numero spropositato di vittime trans m>f, che vengono percepite come coloro che più si distanziano dal ruolo di genere imposto loro dalla nascita in una società maschilista.

L’omofobo non sta a distinguere tra orientamento sessuale e identità di genere. Gli importa assai se la sua vittima è omosessuale, bisessuale, transessuale o queer, e non ha mai sentito neanche parlare di fluidità. Egli è rozzo, anche quando ricopre cariche di potere o magari siede in Parlamento. Ciò che non digerisce è l’allontanamento dal ruolo stereotipico della superiorità maschile.

L’omofobo vive ai tempi del Levitico, dove l’adagio “non giacerai con un uomo come si giace con una donna” (Lv 18,22) è rivolto al solo maschio e non prende minimamente in considerazione la possibilità di un comportamento omosessuale da parte della donna. Egli interpreta ancora oggi questo passaggio come “non ti abbasserai al ruolo di una femmina”.