Il dibattito attorno a un sostegno economico in soccorso per le fasce più deboli della popolazione in Italia è salito alla ribalta da quando esattamente un anno fa, con la travagliata manovra economica del governo Conte I, il Movimento 5 Stelle è riuscito a far passare uno dei suoi cavalli di battaglia elettorali: il Reddito di Cittadinanza (RdC).

L’RdC assume infatti le caratteristiche di un Reddito Minimo Garantito, in quanto non è universale (non sarà destinato a tutti coloro che hanno cittadinanza ma sarà destinato ai non occupati, ai disoccupati e a coloro che percepiscono un reddito inferiore ad una certa soglia), non è individuale (ma dipenderà dallo status economico familiare), viene elargito a chi è in età lavorativa, dipendentemente dal reddito percepito (se minimo ad un determinato importo), dalla situazione reddituale familiare e anche dall’accertamento della situazione economica e dall’attività di ricerca di un lavoro. L’iscrizione ai centri per l’impiego, la disponibilità di svolgere lavori socialmente utili e la necessità che sia speso in maniera “morale” sono infatti gli obblighi richiesti per usufruire del beneficio.

Nella concitazione di questi giorni presi in ostaggio dalla pandemia di Covid-19 che ha bloccato buona parte del settore produttivo, obbligando interi complessi industriali alla chiusura e di conseguenza mettendo a rischio i posti di lavoro, si sta facendo sempre più largo l’idea del Reddito di Quarantena, arrivando a conquistare un posto tra i neologismi della Treccani.

In Italia, il governo per il momento sembra intenzionato a seguire una strategia più simile a quella del governo danese, piuttosto che introdurre un nuovo sussidio davvero universale, usufruendo quindi della struttura dell’RdC. Il cosiddetto decreto “Cura-Italia”, il primo tentativo di introdurre misure per tutelare famiglie e imprese dalle conseguenze della crisi, si basa soprattutto sui tradizionali strumenti “discrezionali” da sempre utilizzati nel nostro paese. Qualcosa di simile a un “reddito universale”, anche se limitato a una sola categoria, è stato pensato per i lavoratori autonomi e i professionisti, che potranno richiedere all’INPS o alle loro casse di previdenza private un sussidio di 600 euro per il mese di marzo (l’unica condizione è che chi ha fatturato più di 35 mila euro nell’anno precedente dovrà autocertificare di aver subito un calo di fatturato pari al 33 per cento nel mese di marzo 2020).

Ipotesi e soluzioni che potenzialmente guardano al futuro, a quando la prospettiva della piena automazione diventerà realtà. Necessario, in un contesto in cui ci sarà un lavoro minimo da svolgere per la razza umana, sarà garantire un reddito universale garantito che consenta a tutti di potersi sostentare. Affinché però questo grande passo dell’umanità non corrisponda alla sua eliminazione definitiva, prima di arrivare a quel punto bisognerà assicurarsi di un elemento fondamentale che non concentri ulteriormente il Capitale e ci faccia superare il classismo su cui il mercato si fonda: la collettivizzazione dei mezzi di produzione.

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