Olanda: la protesta delle “sex workers”

Le lavoratrici del sesso, un’istituzione in Olanda, protestano fuori dal Parlamento, a L’Aja: chiedono il diritto di tornare a lavorare.
Altre “professioni di contatto”, come parrucchieri, estetiste e massaggiatori, sono state autorizzate a riaprire da questa settimana, quindi perché loro no?
Indeciso fino all’ultimo, il governo dimissionario di Mark Rutte, in attesa delle elezioni, spera che queste riaperture non aumentino il numero dei casi di Covid.
Anche le lavoratrici del sesso, però, chiedono di poter ripartire.
Melissa, “sex worker” di Arnhem, spiega: “Dobbiamo pagare l’affitto anche noi, proprio come qualsiasi altra persona che lavora: quindi perché tutti possono lavorare, tranne noi? E chi ci pagherà l’affitto? Perché noi non abbiamo nessun sostegno finanziario da niente e da nessuno. Dobbiamo solo salvarci da sole”.
Le proteste delle lavoratrici del sesso evidenziano la crescente stanchezza da chiusure/riaperture/chiusure non solo nei Paesi Bassi, ma in tutta l’Unione europea, dove tutti i governi stanno ancora cercando una soluzione che tarda, evidentemente, ad arrivare.
E le famose luci rosse di Amsterdam restano spente…

Tradotto dall’olandese: “Lockdown nei tuoi pantaloni”.