Riaprire la cultura, riaprire lo spettacolo, riaprire lo sport

Questa pandemia – e soprattutto i provvedimenti di chiusura conseguenti – hanno aperto un solco profondo tra le categorie, tra i lavoratori. in alcuni casi (lavoratori dipendenti a tempo indeterminato del settore pubblico) non vi sono state perdite economiche, anzi spesso sono diminuite le spese mangiando a casa o riducendo i trasporti per recarsi sul posto di lavoro. Per altro verso, su altri settori, si è abbattuta una scure terribile costringendo alla chiusura per mesi, al licenziamento di molti e al non rinnovo di contratti per molti altri. La disperazione, letteralmente, è divenuta una realtà per tantissimi cittadini che sono stati colpiti irrimediabilmente dalle chiusure.

La contraddizione che più stride e che fa male riguarda le motivazioni di queste chiusure. E’ stato verificato che nei cinema, nei teatri, nelle palestre o nei musei vi siano il massimo dei contagi? No. I dati dimostrano che i picchi di contagio avvengono dentro le mura domestiche o nelle strutture di accoglienza degli anziani o nelle stesse strutture sanitarie (soprattutto nella prima ondata).

Le chiusure della cultura, dello spettacolo e dello sport hanno come obiettivo la riduzione della pressione sui trasporti. Questa è la motivazione ufficiale. Cioè si dice che in nome della incapacità delle amministrazioni pubbliche di migliorare il servizio di trasporto pubblico, aumentandone l’efficienza e la capienza, si è deciso di distruggere interi settori. Chiusure che non sono state temporanee, per qualche settimana, ma che in sostanza sono attive da quasi un anno e che proseguiranno.
Io credo che non servano e non bastino più mancette elargite qui e là e che si debba cessare con la sola politica dei ristori. Ristori che peraltro sono arrivati ad alcuni e ad altri no, in barba alle promesse che tutti entro il 15 novembre 2020 avrebbero ricevuto quanto necessario.

Dietro un teatro o un cinema chiuso non c’è solo chi stacca i biglietti e il proprietario della struttura. Dietro le porte chiuse vi sono decine di migliaia di lavoratori solo in Piemonte tra attori e attrici, registi, macchinisti, tecnici delle luci, dei video, dei suoni, cantanti e danzatori, musicisti, autori, operai, costumisti… E’ stata distrutta una filiera, come accaduto per il modo dello sport e dei servizi legati allo sport.
La soluzione da attuare al più presto è riaprire. Riaprire la cultura, riaprire lo spettacolo, riaprire lo sport, seguendo con puntualità e rigore i protocolli di sicurezza che erano stati approntati e applicati a fine primavera da quasi tutti. Protocolli che peraltro hanno comportato investimenti e modificazione delle strutture in nome di una riapertura che alla fine dei conti non c’è stata.

Se anche oggi stesso si potesse riaprire scopriremmo – e scopriremo – che molti non saranno in grado di farlo. Perché quando si ferma una macchina economica già in difficoltà la riaccensione non è immediata. Il compito delle nostre amministrazioni è fare fronte comune per chiedere con forza che cessi questa azione irragionevole di discriminazione nei confronti di alcuni a vantaggio di altri. I Sindaci delle grandi città vadano a Roma a chiedere di riprendere al più presto le attività perché i danni sono ormai arrivati a una soglia insopportabile e ingiustificabile.

Igor Boni – Candidato alle primarie per il centrosinistra di Torino