Donne e uomini nelle cronache di ordinaria omofobia

Tra gli episodi di omofobia rinvenuti da metà ottobre a metà novembre 2020, si registra una sostanziale parità tra vittime donne e uomini. In particolare, su sette episodi, tre riguardano individui di sesso maschile e quattro di sesso femminile.

  • 13/10/2020: Torino: Daniela Pantaleo, parrucchiera, si vede recapitare in negozio un biglietto con scritto “sei una lesbica di merda”.
  • 21/10/2020: Verona: Antonio e Davide annunciano la propria unione civile prevista per dicembre. La famiglia di Antonio reagisce con violenza. I parenti lo cacciano di casa, il fratello tenta di investirlo con un furgone: “Poi, mia cognata ha istigato mio fratello a picchiarmi ancora dicendo che la vita era finita e che mi avrebbero rinchiuso in manicomio”. Altre angherie si ripetono fino a che Antonio sporge denuncia.
  • 25/10/2020: Roma: Angelo Mollica Franco, giornalista, e il compagno, vengono aggrediti prima verbalmente e poi col lancio di una bottiglietta, da passanti in auto.
  • 27/10/2020: Genova: Camilla, 23 anni, lesbica, già continuamente importunata dai vicini, trova l’auto con tutte le gomme forate e lo specchietto rotto. Sporge denuncia e pubblica un viodeo su tok tok
  • 28/10/2020: Genova: Ancora Camilla, in seguito alla denuncia sporta contro i vicini per l’episodio precedente, riceve minacce di morte
  • 03/11/2020: Lucca: Marco Diana, 33 anni, educatore, già al centro di critiche diffamanti nel mese di agosto, trova la sua auto avvolta nella pellicola del film Le Fate Ignoranti.
  • 09/11/2020: Pieve Modolena (RE): Parroco riufitata a una ragazza lesbica la possibilità di fare da madrina, adducendo che “convive senza essere sposata”

E’ raro trovare, osservando il fenomeno omofobo, e trovare un bilanciamento tra sessi e identità di genere, nel senso che le donne sono sempre in minoranza.

La distribuzione delle vittime registrate dal 2013 tra donne e uomini, a oggi è fortemente sbilanciata sul maschile cisgender. 843 uomini cisgender, 184 donne cisgender, 144 donne transgender, solo 8 uomini transgender. Eppure sappiamo che, nella società, le donne sono percentualmente in lieve maggioranza. Sembra che gli autori di reati omofobi tendano a “punire” maggiormente il maschio che si allontana dallo stereotipo virile, che la donna che, secondo i suoi schemi, vi si avvicina. Tant’è vero che il dato delle vittime m>f è totalmente sproporzionaro rispetto alla loro incidenza sulla popolazione, che è minima.

Dall’esame della distribuzione delle vittime mese per mese, si nota che gli atti omofobi a carico di donne sono piuttosto episodici. A volte passano mesi senza che una donna – o più spesso una coppia di donne – denunci di aver subito un atto di omofobia. Al contrario, non c’è quasi mese in

cui non emerga almeno un atto discrimatorio – solitamente molto pesante – contro una persona trans.

Se poi si raggruppano le vittime per anno, emerge che, in alcuni anni, soprattutto quelli meno recenti, le vittime femminili transgender sono state addirittura di più di quelle cisgender. Evidentemente, l’omofobo non percepisce la trans come donna ma come maschio che ha fortemente tradito le sue aspettative.

Osservando però il grafico successivo, possiamo permetterci qualche osservazione in più. Vi si osserva la variazione della percentuale tra le varie categorie (Maschi, Femme, trans M to F, trans F to M). Notiamo infatti che, eccettuato l’anno in corso che non è ancora concluso, le varie percentuali non sono costanti.

Nel tempo, a fronte di un sostanziale aumento del fenomeno omofobo, diminuisce lentamente la percentuale degli uomini cisgender e delle donne trans, mentre aumenta con altrettanta lentezza quella delle donne cisgender e, di poco, quella degli uomini trans.

Le variazioni lente di un fenomeno, di solito, indicano un cambiamento non tanto del fenomeno in sè, quanto della sua auto-percezione. In questo caso, sembrerebbe che vi sia una maturazione da parte delle donne, che stanno acquisendo pian piano una progressiva attitudine a denunciare. Se così fosse, dovremmo concludere che l’apparente esenzione delle donne da aggressioni o discriminazioni omofobe non corrisponde del tutto alla realtà. La situazione è ancora peggiore: sicuramente, molti reati commessi ai loro danni restano ancora nascosti.

Quali possono essere i motivi per cui una donna tende a denunciare meno rispetto a un maschio? Un atavico senso di pudore che sfocia nella vergogna? La paura di non essere creduta in quanto femmina? O l’abitudine a subire? O peggio ancora, la difficoltà di distinguere tra un torto subito in quanto donna o in quanto lesbica?

Siamo di fronte al cosiddetto fenomeno della “lesbofobia”, cioè quella particolare forma di omofobia che, scagliandosi contro le donne, assomma il disprezzo per l’omosessualità con quello per il genere femminile.

Molto opportunamente quindi, il ddl Zan ha previsto, oltre alle aggravanti ai crimini d’odio motivati da omofobia, anche quelli originati da misoginia. Perché l’uno non può essere debellato senza sconfiggere l’altro.

Massimo Battaglio