Cori Amenta: la mia avventura nell’Italia del 2020

Nell’Italia del 2020 l’omofobia/transfobia è ancora diffusa ovunque: in ogni fascia ogni età, negli uffici, nelle scuole, nelle grandi città come nei paesini. E si manifesta spesso con battute e risolini, ed io lo so, perché ahimè, qualche giorno fa senza sconti l’ho provata ancora una volta sulla mia pelle.

Chi ha visto il video su Facebook sa di cosa parlo. Esiste una violenza diffusa per tutto ciò che è fuori schema, quella di valere solo se vieni usato, quella che ragiona binaria, che se non sei questo, allora devi essere per forza l’unica alternativa possibile o con me o contro di me e l’essere con caratteristiche precise, quelle e nessun’altra: Che poi capisci che non è esattamente così, che non esiste la donna, uomo, gay, lesbica, trans etc etc, ma tante persone diverse, in cui la separazione non è così netta, che non appartengono a questa dicotomia maschio e femmina, con tutto l’elenco standard di cosa sia l’uno e cosa l’altro.

Saranno le persone più violentate di tutte, perché si pretende che non esistano neanche. E ogni violenza è diversa, come diverse sono anche tutte le persone che la subiscono, è questa diversità che viene punita, questa lista della spesa del dover essere perché è stato sempre così, che se “divergi” allora sei schiacciato, devi esserlo per forza. È un mondo che ama poco, che strumentalizza, usa e abusa, un mondo maschio, ma di un maschio anche lui ingabbiato nella sua bella lista di caratteristiche precise.

Sarebbe bello un mondo dove fosse contemplata l’empatia, perché ne avremmo tanto bisogno tutti, tutte e tutt*. Ditemi in che sesso o genere risiede, dove è stabilito per teorema che sia, perché a me sfugge. Preferisco la nobile delicatezza, l’educazione ineccepibile anche davanti ai più sbruffoni.

Perché è meglio morire, che vivere in modo indegno.

Vergogna.

Cori Amenta