Non sono mai stato un moderno movidaro, né mi ha mai affascinato il rito dell’aperitivo, ma questo attacco all’unisono verso chi, giovani e meno giovani (oggi la definizione di giovani non si nega a nessuno) si ferma a bere e a far due chiacchiere per strada è davvero intollerabile. Ugualmente intollerabili le reazioni da neo-collaborazionisti alla Ponzio Pilato di alcuni gestori.
Gli utenti della movida serale e pre-serale, ma non i capannelli diurni dei diversamente giovani davanti a bar, sono diventati il capro espiatorio dei moralisti della CovidMania, versione istituzionale della CovidFobia, che ha contagiato persino un mio collega, con cui ho condiviso anni di studio a Medicina.
All’epoca lo chiamavamo “Toni Lo Sposato”, essendo l’unico sposato tra noi, ma oggi devo dire al Dott. Antonio Sechi che, nel dire “giovani assassini”, ha pronunciato una delle più grosse sciocchezze mai sentite in vita mia. Non solo perché il rischio di contagio tra i giovani è minimo, ma perché si continua a colpevolizzare l’intera società per le colpe e le incapacità di chi ha permesso che i buoi scappassero dalle stalle degli ospedali lombardi.
Il rischio di contagio per strada è molto basso, molto più basso di quello in famiglia, nelle RSA, negli ospedali e nei luoghi di lavoro, indipendentemente dalle misure preventive individuali prese. E’ sempre stato basso e oggi è ancora più basso. Del resto nemmeno i milanesi fuggiti al sud hanno prodotto disastri.
Ieri a Bergamo sono stati segnalati 102 nuovi casi, tutti relativi ad operatori sanitari e ospiti della RSA, per cui occorre evitare che i giovani e i diversamente giovani entrino in contatto con le RSA, non limitare gli incontri e i drink per le strade ad un metro di distanza.
Ricordo che un metro è circa 20-40 cm in più del proprio braccio allungato. Quello che si mantiene chiacchierando e mangiando ai due lati di un tavolo, anche appoggiandosi al tavolo, per cui non vi obbligo di mascherina. Quello tra due persone che parlano. a normale distanza. Zitti, possono anche stare più vicini.
Riproporre la calca del famoso aperitivo di Zingaretti e Sala del 27 febbraio a Milano, senza le dovute differenze, è da farabutti dell’informazione.
In primo luogo perché non vi è alcuna prova che Zingaretti si sia contagiato all’aperitivo, o alla successiva cena in pizzeria, e non stringendo mani dappertutto, o in incontri vari, come è accaduto a Cirio in Piemonte e a tanti altri i politici contagiati.
In secondo luogo perché l’esplosione dell’epidemia a Bergamo, Brescia, Piacenza e Lodi non è riconducibile ad aperitivi o a quattro chiacchiere al bar, se non per tentativi diversivi e complottari, tesi a trovare un capro espiatorio.
In terzo luogo perché la responsabilità individuale alla movida, nei bar, nei cortili, in strada, al mare, nei boschi, al lavoro, in auto, in famiglia, coi congiunti e dappertutto non può che affidarsi al buon senso collettivo. Valeva prima del Covid, vale ora e varrà dopo per tutte le infezioni trasmissibili per via aerea. Provvedimenti astrusi sono un controsenso, sono controproducenti, perchè il proibizionismo è destinato ad essere eluso.
Per queste ragioni invito Nicola Zingaretti e Sala a tornare per un aperitivo ai Navigli, dando il buon esempio sulle distanze da tenere. E lo stesso invito rivolgo a Chiara Appendino e ad Alberto Cirio a Torino, magari in largo Saluzzo.
Ho ritenuto d poterei postare la foto del bacio proibito sulla terrazza di Theran, perché l’aperitivo e la movida stanno diventando il simbolo dell’insofferenza verso la CovidMania istituzionale dei nostri Ayatollah.
Ayatollah nostrani ipocriti, per giunta, perché sanno benissimo che il virus si trasmette con le goccioline di saliva. Non hanno ancora vietato i baci, ma coerenza vorrebbe che li vietassero, potendo essere assimilabili al reato di concorso in epidemia colposa. Ovviamente non potendo vietare i baci privati, dovrebbero vietare baci in pubblico, una vera istigazione a delinquere, ma il senso del ridicolo deve averli fermati … per ora.
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