[ Fonte: LoSpiffero ] Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il cui articolo 11 recita: “Ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa”. L’articolo 27 della Costituzione Italiana, d’altra parte, proclama con chiarezza che “l’imputato non è colpevole sino alla condanna definitiva”.

L’ex assessore regionale, l’ex deputato ed ex sottosegretario al Lavoro, Roberto Rosso, in carcere dal 20 dicembre scorso per un’accusa di voto di scambio, è ancora in stato di detenzione. Il suo processo doveva iniziare il 15 aprile ma è stato rimandato per l’emergenza sanitaria. Quindi Roberto Rosso resta nella Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino anche se è di fatto innocente per i documenti sopra citati. Eppure a causa del Covid-19 (che purtroppo è entrato nelle carceri afflitte, come si sa, da un esorbitante sovraffollamento che rende impossibile il rispetto delle norme di difesa sanitaria stabilite dal governo) molti pericolosi detenuti già condannati, compreso quelli al 41-bis, potrebbero essere trasferiti ai domiciliari.

Invece Roberto Rosso no! Lui deve restare detenuto, anche se non ha mai ucciso nessuno o commesso violenze di alcun genere. Anche se, al contrario, ha ricoperto incarichi di prestigio con l’onore, non così frequente tra i politici italiani, di non aver mai riportato condanne penali. Forse è per questo che alle ultime elezioni regionali 4806 cittadini gli hanno dato il voto. Secondo l’accusa una parte di quelle preferenze sarebbe stato il risultato di un compromesso con una mafia stanziata a Carmagnola dove di voti ne ha presi, però, soltanto 27!

All’ex assessore sono stati negati, in piena emergenza pandemica, persino gli arresti domiciliari. Non si tratta di entrare nel merito delle sue vicende giudiziarie, che sono unicamente di competenza dei giudici, quello che importa è il rispetto costituzionale del diritto di ogni singolo cittadino che resta giuridicamente tale anche se è detenuto. Non sono ammesse deroghe su questo punto. Il grande economista Franco Modigliani riconobbe in proposito “il pericolo d’inquinamento delle prove è un motivo troppo vago e arbitrario per giustificare la prigione”. E Cicerone disse: “Il buon cittadino è quello che non può tollerare nella sua patria un potere che pretende d’essere superiore alle leggi”.

Emanuele Azzità (LoSpiffero)