“Una storia senza parole” come la stessa pluripremiata fotografa, Kirsty Mitchell ha descritto la sua serie fotografica “Wonderland”.
Direi una lingua sognante, una narrazione visiva da seguire fin dentro la tana, attraverso Ia natura rigogliosa del Kent, la ciclicità delle stagioni, l’esperienze della vita e l’atmosfera incantata delle favole, per assistere ad un vero trionfo di creatività.
Le fotografie del progetto sono semplicemente sbalorditive, del tutto reali, assemblate come mini set cinematografici e scattate in prima persona sul posto in tutte le condizioni atmosferiche.
La fotografa, attingendo alle sue precedenti carriere, dal design della moda alla produzione di costumi, realizza immagini di affascinanti mondi onirici, affinché tutto possa coincidere perfettamente con l’ambiente.
È nella natura selvaggia dei boschi secolari del Kent, il “giardino d’Inghilterra”, dove è cresciuta che Mitchell ritrova l’armonia e scopre il set per il progetto fotografico.
Qui riesce a fare risuona l’eco delle favole tra le fioritura di fiori selvatici, i prati trapuntati di lavanda, le fronde nodose di edera e felici, le distese di campanule blu, i campi inondati di colza durata, e poi farfalle, nuvole, fumo in un linguaggio inconfondibile.
Scatti fatti con una cura maniacale dei dettagli a tal punto da portare il fotoritocco in post-produzioni ai minimi termini. Il risultato di ciascuno foto è un mini mondo pieno di bellezza, intrighi e meraviglia, ma spesso tinto di un pizzico di oscurità. Eppure, sono anche parti composte di qualcosa di più grande, che intrecciate insieme formano una narrazione in corso di vita, morte e guarigione.
Il progetto stesso ha tragici inizi, infatti tutto comincia quando alla mamma le viene diagnosticato un cancro terminale. La serie fotografica, diventa il modo di Mitchell di sfuggire al dolore del mondo reale e onorare il ricordo di sua madre, portando in vita la magia delle fiabe e delle storie che le aveva regalato da bambina, e fornendo una via di fuga nella natura, creando i suoi personaggi da sogno. Il Mitchell sceglie così di ricordarla dando vita al mondo immaginario ideato dalla madre, con il mezzo a lei più consono: la fotografia.
Il significato tematico e l’attenzione ai dettagli in ogni pezzo è a dir poco notevole. La serie fotografica, in generale è l’epitome del potere che l’arte ha di incanalare l’emozione in qualcosa di veramente significativo e totalmente trasportabile. L’inclusione degli scatti dietro le quinte, i tanti pensieri racchiusi nei diari che Mitchell tiene durante il progetto, si proiettano su persone reali per perdersi in essi.
La realtà amplifica ed al tempo stesso evapora, fino a cristallizzarsi nella poesia; si spiega l’ispirazione dietro le immagini, si svelano l’ideazione dei luoghi, dei fantastici costumi, scenografie, si trasmette il faticoso lavoro d’amore che c’è in esso, si ritrovano i nostri ricordi infantili.
Una affabulazione di 74 foto, racchiusa nel libro Wonderland, un’opera d’arte straordinaria che esiste davvero ed è più reale di quanto si possa immaginare.
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