Secondo Avetta il ritardo del lavoro sulla banda ultra-larga (BUL) in Piemonte  pregiudica lo sviluppo economico. E’ necessario mettere al lavoro la “cabina di regia”.
“Il Piemonte deve farsi trovare pronto dal punto di vista tecnologico per sviluppare la telemedicina, lo smart work e la didattica a distanza”.
“Serve un monitoraggio concreto e puntuale del piano BUL in stretta sinergia con ANCI Piemonte e UNCEM Piemonte”

“Il divario digitale pregiudica in maniera rilevante la competitività del Piemonte sotto ogni aspetto a cominciare da quello sanitario. L’emergenza Covid-19 sta mettendo in luce la necessità di vincere con estrema urgenza la sfida del digital divide, se davvero vogliamo contare su una efficace capacità di risposta tecnologica ai progetti di medicina territoriale di cui tanto si parla in queste settimane. Per questo non è accettabile il grave ritardo nell’attuazione del piano BUL, il piano nazionale per la Banda ultra larga. Da quando si è insediata la nuova Giunta regionale, nel giugno 2019, la cabina di regia BUL, insediata sotto il coordinamento dell’assessorato all’Innovazione, si è riunita una volta sola. Bisogna riprendere con urgenza l’attività della cabina di regia attivando, da parte della Regione Piemonte, un monitoraggio concreto e puntuale del piano BUL in stretta sinergia con ANCI Piemonte e UNCEM Piemonte che, da tempo, conducono questa battaglia di democrazia territoriale e con le associazioni di categoria che la considerano sfida imprescindibile per ogni seria politica di sviluppo economico”. Lo dichiara il consigliere regionale Alberto Avetta (PD), che ha presentato in Consiglio regionale un’Interpellanza sul ritardo nell’attuazione del Piano BUL e sui danni alla competitività del Piemonte.

“E’ inutile decantare l’innovazione tecnologica applicata alla medicina territoriale, se poi mancano le infrastrutture di base, così come è inutile parlare di smart work o didattica a distanza, se poi in tanti Comuni piemontesi il cellulare non prende. In molte aree montane e rurali del Piemonte, ancora oggi si registrano difficoltà diffuse a fare una telefonata, mandare messaggi e connettersi a internet da smartphone. Spesso è deficitario anche il segnale radio-televisivo. Il rischio è quello di accentuare ulteriormente il divario di opportunità tra chi vive in città e chi sceglie di vivere e di lavorare in  montagna o in campagna. La sfida del contrasto al digital divide è come quella degli anni Sessanta per le strade: dobbiamo costruire le strade, prima di farci correre sopra le macchine. E il Piemonte, per le sue condizioni particolari, con oltre 500 Comuni montani su 1181, dovrebbe essere il capo fila a livello nazionale di questa partita”.

Spiega Alberto Avetta: “Il piano nazionale per la banda ultralarga (BUL) è finanziato con importanti risorse nazionali (194 milioni di euro di fondi FSC) e regionali (90 milioni derivanti dalla programmazione europea di FESR e FEASR), e registra un pesante ritardo nell’attuazione. A distanza di due anni e mezzo dalla firma del contratto tra Infratel (stazione appaltante del Ministero dello Sviluppo Economico) e Open Fiber (vincitrice dell’appalto), i ritardi sono così rilevanti da far sorgere più di un dubbio sulla piena attuazione dell’intervento che, originariamente, avrebbe addirittura dovuto concludersi entro la fine del 2020. Secondo le stime di ANCI Piemonte e di UNCEM Piemonte il piano sconta oggi un ritardo di almeno un anno e mezzo, soprattutto a causa della difficoltà a ricevere i permessi autorizzativi da parte di diversi enti sovralocali (Anas, Rfi, Soprintendenze ed altri) e di un’azione non sempre efficace di Infratel e Open Fiber, sia rispetto alla calendarizzazione dei lavori sia alla successiva fase di collaudo. La Regione Piemonte deve rispondere alle sollecitazioni di sindaci, comunità montane ed associazioni di categoria, e far ripartire subito l’attività della cabina di regia al fine di attivare un monitoraggio concreto e puntuale del piano BUL, definendo uno specifico programma di lavoro. Il Governo nazionale intende destinare fondi consistenti a sostegno della sanità territoriale, ed è bene che il Piemonte si faccia trovare pronto dal punto di vista tecnologico per sviluppare quella ‘telemedicina’ che sarà parte integrante del nuovo modello sanitario”.

Alberto Avetta – Consigliere regionale del PD