Gli archivi storici di Cartier, un’inesauribile fonte d’ispirazione a cui attingere

Il virtuosismo e la straordinaria creatività di Louis Francois Cartier, permea la storia delle arti decorative.È il 1847, quando Cartier rileva il laboratorio parigino del suo maestro Adolphe Picard e comincia a progettare i primi gioielli, utilizzando il suo primo marchio: un asso di cuori all’interno di una losanga.
Di pari passo con il crescere delle sue creazioni, accumula il materiale che viene ordinato in tre archivi storici della Mason, conservati a Londra, New York e in particolar modo in rue de la Paix 13 a Parigi.
Archivi che mostrano oltre il gioiello, oltre ai suoi metalli o pietre preziose utilizzati; chi sa apprezzare ne vede l’ingegno, la storia, il patrimonio. Una testimonianza quotidiana, che va dagli innumerevoli registri che annotano le entrate e le uscite, alle curiose piume Kingfisher ancora nelle loro scatole originali, agli elenchi di magazzino, fotografie, calchi, disegni, stampe in vetro, quaderni dei bozzetti, ai cosiddetti “cahiers d’idees” ossia i quaderni delle idee.
È su quest’ultimi che si fermano le forme dell’invenzione in disegni dettagliati, corredati da istruzioni operative. Sembrano testi sacri sapientemente illustrati da amanuensi, ma che riportano annotazioni, cancellature, testimonianze di ripensamenti, riesami critici. Guardandoli attentamente, è come rivivere quei momenti in cui si raffreddano i primi entusiasmi e l’idea che c’e nella testa, quasi tra le mani, non viene più realizzata, o viene solo sospesa.
Cartier, debutta in un momento delicato, in cui la Francia vive una grave crisi economica. Proprio come nei tempi di recessione si vive di sgomenti, fa paura andare avanti, e allora si torna indietro al gotico, al rinascimento, al classico, purché non si tratti del presente e meno che mai del futuro. Di queste incertezze risente la primissima produzione di Cartier, ma ben presto si impone con una sua precisa tendenza, rivisitando quello Stile Ghirlanda che riassume l’estrema eleganza del “Grand siécle”, quello che poi finisce sul patibolo con Luigi XVI.
Cartier, consulta e studia i dipinti, i bronzi, i merletti, girando a zonzo per Parigi abbozza schizzi di dettagli architettonici settecenteschi.
Lo stile ghirlanda, che trionfa fino agli anni 20, è solo l’inizio. Gli anni Venti sono molto ricchi d’Art-Deco e l’ispirazione egizia, indiana, cinese, che piace tanto a zar e maragià. Cartier, diventa interprete raffinatissimo dell’Art déco, e poi via via di ogni altra esperienza estetica in assonanza con l’evoluzione degli arti figurative, della letteratura, del teatro e persino della cinema appena nato. A questo proposito, Eric Nussbaum, conservatore della collezione storica di Cartier a Ginevra, ebbe a dire che la tendenza al contrasto di chiaro e scuro, visibile in certe produzioni Cartier dei primi anni a ridosso della prima guerra mondiale, sembrava il contrappunto al contemporaneo affermarsi della fotografia e della cinematografia in bianco e nero.
Sposando lo spirito mondano, nascono così linee più pure, più semplici, ma ricche di costruzioni architetturali e predominano i simboli eleganti del nero e del bianco.
Non a caso per la sede in rue de la Paix, si sceglie un colore scuro in contrasto con le tradizionali facciate chiare dell’epoca.
Un gesto forte, che avrebbe lasciato un’impronta decisiva sulla mentalità della Maison.
Pertanto, grande tradizione ma anche pronta risposta alle sollecitazioni del divenire, nella scelta dei temi e delle materie.
La voce “platino” è riportata negli inventari e nel portafoglio ordini, per diverse commissioni come per quelle riguardanti l’Imperatrice Eugenia, la Principessa Matilde Bonaparte, per collana Patiala del Maharajah Bhupinder Singh, uno dei più straordinari e costosi pezzi di gioielleria mai creati.
Il pregiato materiale entra così nel mondo della gioielleria proprio con Cartier.
Più difficile da lavorare, ma molto più resistente dell’oro, il platino permette curve fluenti che sembrano disegnate con il compasso, dove anche i vuoti giocano un ruolo importante nella composizione.
Louis Cartier, passa dal rinnovato classicismo, ad uno stile moderno, tra geometria e esotismo, dalla Belle Épo- que agli Anni Folli disegnando il suo più meraviglioso gioiello: una parabola ascendente che lo porta nel firmamento dei creatori di Alta Gioielleria.

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