L’ipocrisia al potere! Il Governo, tardivamente e colpevolmente, si è accorto che dentro le mura delle carceri italiane c’è un problema, anzi molti problemi. Quando scrivo “il Governo” non parlo solo di questo governo ma lo intendo in senso generale, dato che i governi che si sono succeduti, tranne rarissime eccezioni, hanno trattato i problemi delle carceri come polvere da nascondere sotto il tappeto.

Le rivolte in decine di strutture e le morti, 13 morti, hanno sbattuto in faccia al potere la necessità di occuparsene. Strutture che, giova ricordarlo, sono in larga misura piene di disperati, di tossicodipendenti, di persone in galera in virtù di leggi criminogene. Un terzo dei detenuti è in carcere per violazione delle leggi sulle droghe, lo sapevate? I tossicodipendenti dietro le sbarre sono molte migliaia, lo sapevate?

Quello che è successo nei giorni scorsi – e occorrerà fare piena luce sull’accaduto malgrado l’emergenza in atto – dimostra una volta di più la totale inadeguatezza dei trattamenti sanitari in carcere, in violazione della riforma di medicina penitenziaria che imponeva al servizio sanitario nazionale di assicurare ai detenuti livelli di assistenza analoghi a tutti i cittadini. Con questa consapevolezza Giulia Crivellini e Giulio Manfredi di Radicali Italiani hanno chiesto al Governo di “fornire dati esaustivi e analitici sui trattamenti farmacologici sostitutivi effettuati negli istituti di pena”.

Una volta si diceva “conoscere per deliberare”; sul carcere da decenni forniamo elementi per far conoscere la realtà del sistema penitenziario alla politica, al Governo e ai cittadini, ma le deliberazioni vanno purtroppo sempre in senso contrario alla ragionevolezza, con il solo obiettivo di raggranellare consenso elettorale a buon mercato.

Oggi, con il coronavirus in fase espansiva, servono provvedimenti di emergenza per decongestionare le strutture in grave situazione di sovraffollamento; spero si facciano. Poi però dobbiamo costringere questa politica ad affrontare la legalizzazione della cannabis nonché la riforma complessiva delle politiche suicide sulle droghe finora attuate. In più sarebbe ora di smetterla di nascondere la polvere sotto il tappeto, cessando il ritornello di invocare “più carcere” per ogni problema. Peraltro in una situazione nella quale la detenzione nulla ha a che vedere con la funzione rieducativa prevista dalla nostra Costituzione.

Igor Boni – Presidente di Radicali Italiani