Adjona Rukaj è una pittrice moderna, capace di sguardi aperti verso tutte le forme d’arte. I suoi quadri ormai non passano inosservati alle mostre. La sua è una pittura “verticale” e tridimensionale. E’ una conseguenza quasi diretta, dice l’artista albanese, della sua laurea in architettura.

D: Com’era l’artista da piccola? 

R: Ho sempre avuto una certa attitudine al disegno. A scuola ero sempre l’ultima a uscire dall’aula di educazione artistica. Una materia che i miei compagni quasi snobbavano. Io invece non mi alzavo finché non finivo, anche se era la sesta ora di scuola.

D: C’è qualcuno in particolare che ti ha indirizzato verso la pittura?

R: Un insegnante di disegno, che nel corso degli anni mi ha fatto innamorare di questa forma d’arte.

D: Ma allora perchè hai scelto architettura invece dell’Accademia di Belle Arti?

R: Perchè mi appassionava l’aspetto della forma. Sono più interessata alla tecnica. Mi piace la costruzione e la tridimensionalità delle cose. Non sono in rado di descrivere un quadro, ma so spiegare tutti i passaggi della sua realizzazione. Parto sempre dai calcoli. C’è un limite di colori, di armonie e di contrasti da rispettare. Cerco di non superare certi parametri. I parametri sono tutto.

D: Quindi la pittura per te è troppo bidimensionale. La immagini più tridimensionale?

R: Si, i miei quadri li puoi toccare. Non sono opere inavvicinabili: il pubblico li può toccare. Vado un pò controcorrente. Uso una tecnica che viene definità “mixed media”. I materiali di base sono il gesso e lo stucco. Nel piccolo spazio che rimane gioco con altri materiali che possono andare bene come sabbia, pietre vulcaniche, ceramica, tela di sacco, cotone congelato e polistirolo. Per arrivare al quadro giusto ne butto tanti fino a quando non c’è la giusta armonia.

D: un bell’esercizio di stile… e di pazienza.

R: E’ una grande responsabilità arrivare a un outfit armonico, che non dia fastidio. Poi se è bello, è il massimo. E’ a quello che bisogna puntare.

D: I tuoi quadri sono tendenzialmente scuri. Perchè?

R: Un giorno a una mostra un tipo me l’ha fatto notare. Gli ho risposto che avevano preso troppo sole; ma non è una semplice battuta. Il nero assorbe luce. Lo adoro. E’ un colore poco industriale, impegnativo, molto serio. Non ti delude mai, a patto che lo usi con molta responsabilità. Non è vero che il nero è un colore tetro. Non c’è monotonia nel nero: sul nero puoi fare mille giochi, lavorare su molte alternative.

D: Opaco o lucido?

R: Dipende dai periodi. Con il lucido dentro l’opaco si da più profondità, più prospettiva.

D: Quanti quadri hai realizzato fino ad oggi?

R: Ne faccio da quando avevo dieci anni, all’inizio erano olio su tela. Correvo dietro a Picasso. Mi affascinava. Ricordo la sua risposta ad una critica che gli fecero per l’opera “il violino e l’uva”. Disse: “Questa non è un’opera che fa vedere come è composto il violino, ma una mia visione personale del violino.”

D: La dimensione dei tuoi quadri è tutt’altro che piccola. C’è un motivo?

R: Sono grandi non tanto per dare un forte impatto visivo, quanto per reggere bene il peso e l’armonia dei materiali.

D: La critica più dura che hai ricevuto?

R: Più che altro mi chiedono spiegazioni, per esempio perchè uso così tanto il nero.

D: Ti hanno paragonato ad Alberto Burri. Mica male. Cosa ne pensi?

R: Che quando punti a diventare un’artista è molto importante posizionarti, se trovi te stesso. Confesso: io non sapevo chi fosse Alberto Burri. Quando mi hanno accostata a lui, mi sono documentata e in effetti ho visto qualcosa di mio in certe sue opere. E’ stato bello ed emozionante.

D: Potresti andare oltre Burri?

R: Credo che si debba sempre rimanere se stessi, con la propria idea di arte, e se possibile superarsi.

D: E’ facile o difficile essere artisti nella società di oggi?

R: Oggi essere un’artista è un pò una condanna. Artisti ricchi ce ne sono pochissimi. La ricchezza maggiore deriva dalle esperienze umane, critiche comprese, e dai luoghi prestigiosi in cui si espone. Per me lo sono stati i Musei Vaticani: qualcosa di unico e incancellabile.

D: C’è una donna artista che ti ispira più di altre?

R: L’arte è tutta bella, ma io la maggiore ispirazione la trovo nelle donne architetto. Su tutte Zaha Hadid, un’architetta e designer irachena naturalizzata britannica che è stata una delle massime esponenti della corrente decostruttivista.