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Linda De Rosa, artista dalla biografia non svelata, dopo la prima mostra della Farini Concept a Berlino, giunge ora a Bologna, in occasione della XXIX Collettiva Internazionale di Pittura, Scultura e Fotografia del progetto principe della Galleria Farini, Arte a Palazzo, l’incontro del novissimo contemporaneo con artisti storicizzati nella cornice cinquecentesca di Palazzo Fantuzzi, sede della galleria.

“Untitled” è la nomenclatura che accompagna l’opera presentata dalla De Rosa, che, proprio come nella collettiva di Berlino, persegue la volontà di non offrire alcun appiglio semantico ai propri lavori. “Untitled”, sappiamo esser stato realizzato nel 2019 ma, come già sottolineato in passato, nulla si conosce della ricerca pittorica dell’artista, se non quanto si carpisce e comprende dalla mera visione delle sue opere, exempla di lavorazione complessa e riconducibile ad un rimando informale ed astratto.

Rimando che, osservando “Untitled” riporta l’astante ad avviare un dialogo serrato con la materia, la quale occupa lo spazio del supporto in maniera aggettante, quasi fosse in cerca di una via di fuga, giacchè l’horror vacui è percettibile, fortemente e, probabilmente, apice di un climax epifanico che deriva da sottesi afflati esistenziali.

La percezione, cui l’osservatore s’affiderà nel porsi in relazione all’opera di Linda De Rosa, sviluppa e sostiene una drammaturgia che è, in primis la mise en scène del perpetuo legame tra pars costruens et pars destruens, come ho già sottolineato mesi fa, legame nell’ambito del quale “nessuna assoggetta davvero l’altra, bensì si fondono nella battaglia che la De Rosa porta in scena”. L’astrazione, poi, acquisisce il valore di abbecedario, di grammatica cognitiva e rappresentativa coadiuvata dalla scelta di una palette cromatica brumosa, che s’accende di bagliori metallici, di un sincopato rimando tra luci e ombre, filiazioni della partitura extrapittorica dell’opera.

Ancora una volta, Linda De Rosa propone un lavoro generante una sorta di perturbante proiezione che ricade fuori dal dominio del tempo, del suo controllo. “Untitled” è una straniante apparizione sullo spazio bianco della parete; in maniera conturbante sconvolge i piani geometrici nei quali pur rientra ma a modo proprio, ma con una prepotenza materica che scaglia lontano la mimesis per affidarsi, totalmente, alla sublimazione  dell’insondato. Linda De Rosa delega  alla libertà di agire seguendo un linguaggio misconosciuto, non lascia altra traccia di sè ed assegna tutto alla resa astratta  di una urgenza creativa che si risolve in parte nell’atto epifanico, in parte nello spazio che l’opera abita, rimanendo, tuttavia, sospesa in un immanente limbo.