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De Chirico al castello di Rivoli, proroga fino al 4 novembre 2018

Presso il castello di Rivoli è stata prorogata la mostra sul pittore Giorgio De Chirico (1888 – 1978) grazie alla collezione di Francesco Federico Cerruti.

Come quasi tutti ben sanno De Chirico aveva origini greche ma per la maggior parte della sua vita è stato cittadino del mondo. Atene, Monaco di Baviera, Milano, Firenze, Parigi, Ferrara, New York, Roma, sono le città nelle quali ha vissuto e in ciascuna di esse ha lasciato il segno.

Per i suoi lavori, la sua poetica artistica e le teorie filosofiche sulle quali si fondava, oggi De Chirico è ricordato come uno degli artisti più eminenti del panorama del XX secolo.

Sono state le teorie filosofiche di Arthur Schopenhauer e di Friedrich Nietzsche a influenzare il suo lavoro, i dipinti si basavano sulla pura riflessione, lasciando da parte l’aspetto emozionale. Senza dimenticare l’impronta caratterizzante della terra d’origine, la Grecia. Classicità di forme e contenuti si uniscono immediatamente al concetto metafisico di genere. Rebus visivi, difficilmente interpretabili, dalle tinte nette dove l’assenza di tempo è l’elemento fondante.

Quelle di De Chirico sono scenografie surreali che appartengono ai meandri di un sogno fatto di forme vagamente antropomorfe e spaccati architettonici razionalisti. Immobile è colui che appartiene alla scena così come immobile è colui che guarda il dipinto. C’è tutta la sua vasta cultura in quest’arte.

La mostra Giorgio de Chirico. Capolavori dalla Collezione di Francesco Federico Cerruti è curata da Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria, e mostrerà al pubblico opere inedite.

Queste opere, per così dire, tornano all’origine perché Torino è stata per l’artista una tappa importantissima sul suo cammino; qui infatti nacque grazie a lui la Metafisica. Saranno esposte 8 opere che verranno messe in connessione con i dipinti presenti nella collezione permanente del Museo. Come le opere contemporanee di Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto e Maurizio Cattelan.

Foto di Paolo Pazzi

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