Siate generosi con il tempo, soffermatevi a guardare come dialogano alcune opere d’arte antica con gli abiti di moda, disseminati nei saloni, del museo più chic di Milano, eredità di uno dei più raffinati collezionisti del XIX secolo, il Museo Poldi Pezzoli. Sorpresi, vi troverete davanti ad un gonnellone di Prada nello studiolo dantesco, un vestito di Fausto Puglisi dietro un dipinto del Tiepolo, un abito di Gucci accanto alla croce processionale di Raffaello, un capo Balenciaga dinnanzi a Tintoretto e Palma il Vecchio, Canaletto in bellavista tra due abiti iconici realizzati in metal mesh; una serie di bacheche con copertine di Flair, nella Sala del Perugino, una sorta di “time-capsule” con due satiri in ceramica, una una serie di bozzetti di karl Lagerfeld e tanto altro ancora.
Mai si sarebbe pensato, che questo spazio museale, diventasse cornice adatta per un allestimento dedicato alla moda e quest’ultima potesse impreziosire e restituire le proprie radici con l’arte, restituire valore e significato continuando ad influenzare il presente.
In scena è la mostra “Memos. A proposito della moda in questo millennio”, dove “Memos” parola determinante quanto ampia, si propone di costruire un “discorso sul metodo”, una riflessione sulla capacità di gestire i diversi prodotti della moda stessa: non solo gli oggetti, ma anche le immagini e le parole. “Memos” è come un inventario di dimenticanze che sembra riuscire nell’intento di essere “una coreografia di curiosità. Non solo abiti, ma strategie progettuali che restituiscono valore a quei corpi e quelle menti che li abitano”.
Come come avete capito, in questa esposizione, si è praticamente catapultati nel passato per capire il presente, per poter indagare il mondo del fashion attuale, nei suoi cambiamenti e complessità, prendendo anche ispirazione dalle Lezioni Americane di Italo Calvino scritte nel 1985, tutt’oggi ancora attuali . L’intendo dello scrittore era di trovare valori su cui riflettere per interrogare e comprendere la contemporaneità, qui il risultato: la scelte delle creazioni più significative del prêt-à-porter e dell’haute coutur, degli ultimi decenni.
“L’idea alla base delle mostre di moda non è tanto quella di proporre la moda come un’arte, ma piuttosto di utilizzarla come mezzo per leggere la società”, ha affermato Carlo Capasa, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, “per questo vorremo presto a Milano un museo tutto nostro, dedicato all’abito made in Italy”.
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