Anche il Cile svolta a destra. E che destra!
I clacson in festa e le bandiere invadono le strade di Santiago, mentre si urla “Pinochet” con tanto di ritratti del dittatore.
E’ una vittoria schiacciante (58%) che sorprende quella dell’ultraconservatore Antonio Kast, al ballottaggio contro la candidata della sinistra Jeannette Jara.

Un successo che sorprende, in quel Cile che rimane nel cuore di intere generazioni, che condannarono i crimini di Pinochet, dopo la tragica fine di Salvador Allende e della sua Unidad Popular, nell’epopea delle canzoni degli Intillimani. Un Cile che, dopo quel drammatico golpe dell’11 settembre del 1973, non aveva mai avuto un presidente di estrema destra.
Opposizione inadeguata
Un successo così dirompente evidenzia l’inadeguatezza dell’avversaria di Unidad por Chile. Una figura per nulla moderata, poco attenta ai temi della sicurezza rispetto alle esigenze dell’elettorato del 2025.
La debacle della sinistra, che si registra in tutte le regioni, ha toccato anche una città simbolo come la capitale Santiago.
Ristabilire l’ordine, amnistia per gli aguzzini di Pinochet e no all’aborto
Combattere la criminalità, lotta ai migranti, respingimenti (oltre 300mila), insieme agli slogan “ristabilire l’ordine” e il consueto “Dio, patria e famiglia” sono i temi chiave del neo presidente multimilionario del Cile, nato a Santiago nel 1966. Un uomo che ha sempre appoggiato Pinochet e che ora è in piena sintonia con il “Trump pensiero”.
Nel suo programma emerge una preoccupante messa in discussione dei diritti civili e dei diritti delle donne.
Da cattolico ultraconservatore praticante, con nove figli, è totale la contrarietà all’aborto, (anche in caso di stupro e di pericolo di vita per la madre) e si auspica l’amnistia per i militari condannati per torture e omicidi durante la dittatura di Pinochet, mentre è favorevole alla liberalizzazione del porto d’armi, con diritto di sparare ai ladri.
La consueta ricetta ultraconservatrice durissima con i poveracci e iper tollerante con gli affaristi senza scrupoli.
Le ricette in economia, da bravi seguaci dei “Chicago Boy”, che riprendevano le tesi iper liberiste di Milton Friedman, puntano ad uno stato leggero, specie sul piano sociale, con tagli delle tasse e massima libertà alla finanza.
Un padre nazista
Non è certo giusto far ricadere sui figli le colpe dei padri, ma Kast – ultimo di nove figli – oltre ad apprezzare il regime criminale di Pinochet, aveva un padre, Michael, di origine tedesca come molti cileni, ufficiale della Wermacht, che pare mai rinnegò il nazismo.
Destra e populismo sono in piena auge nel Sud America
Quella cilena è l’ennesima vittoria dei conservatori in America Latina dopo i successi registrati in Bolivia, Honduras, El Salvador, Ecuador e Argentina.
Kast ha ricevuto le congratulazioni della Meloni e di Salvini, che si sono unite al coro di personaggi come l’argentino Javier Milei, per “un passo in difesa della vita e della proprietà privata e della libertà”, e di numerosi leader, come il Segretario di Stato americano Marco Rubio, il presidente Santiago Peña del Paraguay e della Bolivia, Rodrigo Paz. Tutti conservatori, oltre al progressista presidente brasiliano, Luiz Inàcio Lula da Silva.
Ombre panamensi
Sul percorso di Kast permangono ombre sul suo operato, come direttore di una società immobiliare negli anni ’90, per trasferimenti di fondi nel paradiso fiscale di Panama, solo tardivamente in parte ammessi, scaricando colpe e responsabilità sul fratello.
Avvocato e imprenditore preso dalla politica
Dopo gli studi in giurisprudenza alla Pontificia Università Cattolica del Cile, Antonio Kast aprì nel 1991 aprì uno studio legale. Entrato in politica nel 1996, fu eletto nel 2001 alla Camera dei Deputati, provando già due volte a candidarsi per le presidenziali, prima della terza vincente.
Nel 2019 ha fondato il Partito Repubblicano, ma per la sua affermazione è risultato importante il ruolo di presidente dal 2022 del network conservatore internazionale “Political Network for Values”. Una piattaforma che non ha usato mezzi termini contro aborto e diritti della comunità LGBT.

Cambiamenti e problemi in un paese un tempo tranquillo
Il Cile è molto diverso dai vicini argentini e brasiliani, un paese decisamente più tranquillo. Un paese in cui la vicenda-Covid, però, ha pesato sia per la pandemia, con l’accendersi delle proteste sociali e per l’arrivo della criminalità organizzata dall’estero.
La domanda di sicurezza, di fronte alla diffusa criminalità, è la chiave della svolta politica cilena, anche se gran parte della popolazione che ha votato Kast non pare proprio in linea sulle sue posizioni su aborto e questioni sociali, mentre permane preoccupazione per una ulteriore svolta di taglio dittatoriale che in Cile non si può dimenticare, da parte di un soggetto che ha sempre sostenuto Augusto Pinochet fino a quando lasciò il potere nel 1990.
Chi ha seguito e vissuto quelle tragiche vicende, con oceaniche manifestazioni, non può pensare che oggi un “tifoso di Pinochet” sia il presidente del Cile.
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