Il “Barattolo” non chiude.
Una buona notizia per quel fiume di persone (oltre cinquemila per settimana), in difficoltà socio-economiche, che animano un mercato vivo, diventato un punto di ritrovo oltre che uno luogo di scambio commerciale.
Un mercato in cui persone povere che affollano l’Area di Libero Scambio di Via Carcano, a Torino, escono allo scoperto, consentendo l’integrazione del reddito di un migliaio di famiglie. Una realtà che un’eventuale chiusura del suk potrebbe spingere verso ulteriore marginalità e degrado.

Il “Barattolo” non chiude, ma verrà ridimensionato e iper-controllato, e permangono interrogativi sul suo futuro.
Dopo una guerra di esposti, articoli e polemiche è stata trovata un’intesa alla base della convenzione votata nella Giunta regionale piemontese, il 16 dicembre scorso.
L’accordo prevede l’estensione da 12 a 40 delle giornate di apertura, in cui viene evidenziata la funzione sociale di un mercato di merci di poco valore, che rappresentano un’opportunità di reddito per persone in difficoltà.
Il mercato popular, detto “Il Barattolo”, aperto ogni sabato dal 2019, è da tempo al centro di una disputa feroce tra il Comune e chi la considera “area consolidata di scambio sociale, di inclusione, riuso e opportunità di guadagno per persone a basso reddito”, e la Regione Piemonte che la ritiene “regno di illegalità, abusivismo, degrado e ricettazione”.
Gli esponenti della destra, in prima fila quelli della Lega, a partire dal capogruppo in Regione Piemonte Fabrizio Ricca, puntano alla chiusura o un drastico ridimensionamento del suk, partendo dalla legge regionale, del settembre 2025, che limita a 12 giorni l’anno l’apertura dei mercati temporanei.
Un intervento dei servizi sociali, i cui dettagli operativi non sembrano proprio chiari, che ha subito sollevato critiche e perplessità che partono dal bisogno di evitare di criminalizzare la povertà.
L’alta e perdurante partecipazione al suk, sottoposto alla presenza e ai controlli delle forze dell’ordine, tra venditori, famiglie e curiosi, espressione di contesti di fragilità socio economica, ha avuto certo un peso nel pervenire ad un compromesso che ne evita una chiusura, fortemente osteggiata dalla Giunta comunale torinese.
Questo in un quadro in cui non si sono riscontrati particolari disagi per i frequentatori dello spazio.
Petizione e presidio per il “Barattolo”
Una petizione per la difesa dello spazio di libero scambio di Via Carcano ha raccolto in pochissimo tempo oltre 3.300 adesioni. I promotori hanno anche tenuto un presidio davanti Palazzo Lascaris con lo slogan: “Limitare il Barattolo aumenterà il degrado”
Per Alessandro Stillo di “ViviBalon”, portavoce nazionale di Rete ONU (operatori nazionali dell’usato), si tratta dell’ennesimo attacco della destra piemontese che, con l’assessore Marrone, dichiara guerra alla povertà, impedendo o limitando, a circa mille famiglie, di integrare il reddito legato ad un mercato che elimina 2000 tonnellate di rifiuti di beni durevoli, con un importante apporto all’Economia Circolare.
E le accuse di abusivismo e degrado?
“Se Via Carcano è degrado e abusivismo, possibile che i tanti cittadini che la frequentano siano ciechi per non vederla? “L’area – aggiunge Stillo – è delimitata e controllata, gli operatori fanno parte di una anagrafica consultabile in tempo reale dal Comune di Torino e dalla Polizia Municipale, che presidia l’attività ogni sabato e domenica”.
E le infrazioni riscontrate?
“Molte delle infrazioni riguardano l’assenza di un cartellino identificativo. Un fatto passibile di ammenda, non certo un segno di ricettazione”.

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