4 Novembre, Torino, Cinema Massimo.
La sala tre si riempie lentamente all’apertura del Contemporanea Film Festival dedicato al cinema e alle arti visive al femminile, che quest’anno è alla sua quarta edizione: l’atmosfera che si respira è più quella di un incontro intimo che quella di un evento.
La sala tre si riempie lentamente all’apertura del Contemporanea Film Festival dedicato al cinema e alle arti visive al femminile, che quest’anno è alla sua quarta edizione: l’atmosfera che si respira è più quella di un incontro intimo che quella di un evento.
Sul palco, Monica Guerritore a presentare il suo film “Anna”, una produzione LuminaMGR e Masi Film con Rai Cinema, distribuito da “Notorious Pictures”, di cui è lei stessa protagonista e, per la prima volta, regista: visibilmente commossa ed emozionata sicuramente e soprattutto per l’intensissima energia dedicata a questo progetto che è rimasto in cantiere per qualche anno e nel quale lei non ha mai smesso di credere, nonostante i molti ostacoli incontrati nel corso della sua realizzazione.
Dopo avere presentato in più occasioni, in Italia e all’estero, la sceneggiatura scritta di suo pugno, nella quale ha ridato vita ad Anna Magnani, non ha deluso le aspettative del pubblico, rilanciando un film – presentato al Festival del Cinema di Roma come prima assoluta sul Red Carpet il 20 ottobre scorso – dal profumo nostalgico, seppur riuscendo a non scadere nella retorica, tantomeno nell’emulazione.
La stessa Guerritore afferma di avere dato vita, nella sua produzione filmografica, ad una “terza donna”, che racchiude sia caratteristiche comuni personali proprie che altrettante della Magnani stessa, ad evocazione, senza presunzione, con l’intento di far conoscere la vita di una grande donna, attrice ed artista, che non deve e non vuole essere dimenticata.
Monica attraversa Anna e ne crea un ritratto che le restituisce voce, dignità, ricordo, evocazione: sfiorandola senza spiegarla banalmente e restituendone un’immagine il più autentica possibile, guida lo spettatore attraverso le tappe salienti della sua vita personale ed artistica, mostrandoci il suo lato più intenso e drammatico.
Durante la serata vengono spese parole vere, sentite e desiderose di trasmettere la volontà di “fare spazio” alla Magnani, e particolarmente volte ad introdurre un concetto preziosissimo, ovvero quello “dell’ascolto”: Nannarella, come veniva chiamata, è tutt’oggi un grande esempio di donna che non si è fatta “addomesticare” da nessuno, fiera e sicura di sé, non è mai scesa a compromessi, né nella sfera privata, né in quella professionale, concetto trasversale e di un’attualità disarmante.

A supporto di una sublime recitazione della protagonista, un cast di professionisti del teatro che la accompagnano egregiamente: scelta mirata e voluta al fine di far conoscere nuovi talenti, senza rinunciare ad una professionalità molto esigente, tipica della sua formazione artistica.
Tra i vari, ricordiamo l’intensissima Beatrice Grannò nei panni di una giovane Carol Levi, la vibrante Francesca Cellini ad interpretare Suso Cecchi D’Amico, un’interpretazione straziante sia quella di Edoardo Purgatori, che rappresenta Luca Magnani adulto, che quella del dolcissimo Giorgio Fleretti, che interpreta lo stesso personaggio da ragazzo. Niccolò Giancaleone è un ironico Vieri Niccoli, mentre Lucia Lavia (figlia della Guerritore) interpreta una magnetica Ingrid Bergman.
Un immenso Tommaso Ragno nei panni di Roberto Rossellini e Lucia Mascino che interpreta Carol Levi adulta, nobilitano ulteriormente il cast.
Il Direttore della fotografia è Gino Sgreva, che la Guerritore non perde mai l’occasione di ringraziare per i suoi preziosissimi consigli di supporto e professionalità, oltre che per il grande scambio umano.
La colonna sonora, di una potenza disarmante, nasce dall’incontro tra il grande Paolo Daniele e il maestro Nuti, compositore italiano dalla finezza emotiva inimitabile: molti i passaggi nei quali la voce degli attori è muta ed è soltanto la musica ad esprimersi, travolgendo lo spettatore in un turbine di sensazioni contrastanti e fortissime.
Per tutte queste ragioni, “Anna” è un’opera che sfugge alle definizioni, è un dialogo tra epoche tra voci ed assenze che bruciano ancora e il pubblico torinese ha seguito la proiezione con un silenzio denso ed attento, interrotto soltanto da qualche risata, da sospiri e da sguardi non velatamente commossi.
Un atto di coraggio e di bellezza quello di Monica Guerritore, che ha portato in scena un modo di essere con voce, corpo e memoria, nel quale vuole resistere un barlume di speranza, secondo cui la presenza di Anna Magnani possa ancora “accadere”.
E sì, è stato davvero un po’ “sognare”, perché una donna che si mette in ascolto di un’altra donna vissuta in un’altra epoca, genera l’eco di un dialogo che tocca e commuove al tempo stesso, intimamente, nel profondo.
Un film che non si spegne con i titoli di coda, ma che si riaccende nel silenzio che lo spettatore porta via con sé.
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