Per le nostre destre, che hanno appoggiato Orbán in tutti i modi, cercando di bloccare il processo di integrazione europea, definito spesso come un fallimento, ora ci si lecca le ferite, affermando che ha vinto un moderato e che, quindi, le forze europee progressive hanno poco da festeggiare.

I toni usati da Orbán “Se perdiamo finiamo in guerra in Ucraina e sarà la fine per la nostra identità” e il fatto che Trump abbia mandato il suo vice a Budapest, nel mentre di una delle crisi più gravi a livello globale, è più che indicativo: per non parlare di Orbán, alfiere di Putin in Europa e di quel triste crogiolo di autocrati e dittatori chiamato “Board of Peace”.

L’Europa ha reagito, spinta dai giovani, restando un riferimento per tanti popoli soggiogati dalle autocrazia, proprio mentre stava subendo il più grave attacco portato avanti da Trump e Putin, con l’avallo delle destre che, dall’interno, appoggiarono un signore che ha trasformato l’Ungheria in una democrazia illiberale in cui ha dominato per 16 anni, schiacciando diritti e dipingendo la comunità LGBTQIA+ come un pericolo sociale.

Lo scontro che si è avuto in Ungheria era tra sovranismo ed europeismo. Il popolo dopo 16 anni è riuscito a scegliere. E ha scelto la “novità” Péter Magyar.

 

Magyar sventola il tricolore magiaro.
Magyar sventola il tricolore magiaro.

E’ davvero triste vedere l’Italia rappresentata da gente vicina a persone come Trump e Orbán, lontane da chi lotta per diritti umani e libertà, ipocritamente legati al Dio, patria e famiglia, vicino agli affaristi senza scrupoli, interessati solo al petrolio e silenti sui massacri di civili in Libano e Cisgiordania.

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