“Oggi è l’ultimo giorno in cui navighiamo in acque che si possono dire tranquille (e forse l’ultimo in cui potrò comunicare con questo diario di viaggio). Domani entreremo nella zona di pericolo: se dovessimo essere intercettati dall’esercito israeliano penso mi raccoglierò nel silenzio, nella meditazione e nel reciproco sostegno coi miei compagni di viaggio”
E’ il pensiero di Dharmapala (Claudio Torrero), il monaco buddista imbarcato sulla “Freedom Flotilla”, dal suo diario di viaggio del 7 ottobre, “una data che non può non pesare”.
Il monaco, ex docente di filosofia di Lanzo Torinese, protagonista del dialogo interreligioso con Interdependence, ricorda: “Quel giorno (due anni fa, n.d.r.) ho telefonato ai miei amici ebrei. Ho sentito che davvero affiorava in loro una paura antica e chi, come me, sostiene che bisogna ascoltare la sofferenza altrui, lo deve fare in tutte le direzioni. Per questo io adesso sono qui”.
Il messaggio di Torrero si concentra sulla speranza che la pacificazione sia possibile, per quanto assurdo possa sembrare adesso. Un discorso che colpisce perché non si pone su un piano politico, evitando il mare di polemiche annesse. Un approccio che cerca di cogliere quel che più profondamente unisce, il che non esclude che si debba prendere posizione.
“Noi stiamo navigando verso Gaza, ma al tempo stesso stiamo procedendo più profondamente in noi stessi e, senza nulla togliere a coloro che cerchiamo di sostenere, noi stiamo realizzando qualcosa di essenziale nel nostro destino”.
Il discorso del monaco tocca l’imminente momento in cui i militari israeliani saliranno a bordo e non nega quella paura “che dobbiamo finire per rendercela amica, per non restare più in suo potere. E anche quei soldati dovremo, in un certo senso, renderceli amici. Non si pretende in senso politico, ma in un senso più profondo. Entrano a far parte della nostra vita, addirittura lo sono già da tempo: da quando abbiamo deciso di partire ”nel pieno del nostro pensiero pacifista. Nel nostro cammino esistenziale quei soldati sono qui per questo: per insegnarci a stare pienamente nel presente, per insegnarci a vivere davvero”.
La cronaca conferma che la “Freedom Flotilla Coalition” è stata attaccata e fermata dalle forze israeliane a 120 miglia nautiche da Gaza, in acque internazionali.
Prima i droni, poi il blocco attuato con i mezzi militari della Marina.
Una missione di 145 persone, di cui nove italiani, con medici, infermieri, cooperanti, giornalisti e un’eurodeputata francese (Rima Hassan, eletta con “La France Insoumise”), con un carico di farmaci e respiratori.

In attesa di novità positive dai negoziati di pace di Sherm-el-Sheik, a Tel Aviv si parla di un imminente accordo dell’opposizione per presentarsi unita nel contrastare la destra di Netahyahu alla riapertura della Knesset, il Parlamento israeliano.
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