Il mese di giugno è ormai universalmente legato al mondo LGBTQ+ e alla sua manifestazione più famosa, il Gay Pride, in onore della prima storica ribellione avvenuta a New York nel 1969. Anche quest’anno, in attesa delle numerose parate arcobaleno organizzate in tutta Italia, le polemiche sulla natura e sulla reale necessità dell’evento non si sono fatte attendere e, manco a dirlo, in ogni dibattito mediatico campeggia già onnipresente la figura del complottista indignato che grida scandalizzato all’ avanzamento inesorabile della fantomatica “lobby gender”, rea di voler strumentalizzare le discriminazioni a fini propagandistici. A difendere la comunità LGBTQ+ ci ha pensato però ancora una volta l’attivista transessuale Clizia De Rossi, invitata più volte in questi giorni da Giuseppe Cruciani nella trasmissione radiofonica “La zanzara” di radio24, dove ormai è considerata a tutti gli effetti un’ospite fissa. Incalzata dal provocatorio conduttore, la showgirl fiorentina ha spiegato le motivazioni per cui ancora oggi il Gay Pride debba non solo esistere ma “godere di maggiori tutele e pubblicità”: “Innanzitutto voglio rivolgermi a coloro che parlano di ‘carnevalata circense’ ricordando loro che il Pride, come dice la parola stessa, è una festa che nasce proprio con l’intento di esibire ed ostentare quell’orgoglio di noi minoranze troppo spesso calpestato e denigrato. I colori, le bandiere, i balli, sono semplicemente innocue espressioni di gioia di una comunità che almeno un giorno all’anno può esternare la propria natura e la propria libertà di essere senza doversi necessariamente sentire sbagliata o giudicata per il semplice fatto di essere ‘diversa’. Trovo piuttosto molto più grottesche le orde barbariche di uomini e donne che si riversano nelle strade come scimmie impazzite, bloccando e imbrattando città intere, solo per festeggiare la vittoria di una squadra di calcio o di un partito politico. Per quanto riguarda invece l’esistenza del Gay pride, ci sono mille ragioni per cui ritengo sia ancora oggi fortemente necessario ma per essere sintetica mi limiterò ad elencare le tre principali. La prima è legata all’importanza della memoria perché, come diceva Primo Levi, ‘Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo’, ed è per questo che nessuno dovrà mai scordare le torture e le umiliazioni subite dai membri della comunità LGBTQ+ nel corso della storia fino a quel fatidico 27 giugno 1969, quando all’ennesima irruzione pretestuosa della polizia nello storico club gay di New York “Stonewall Inn”, finalmente gli avventori trovarono la forza di reagire alle ennesime manganellate gratuite dei militari rispondendo con altrettanta violenza. Gli scontri feroci e sanguinari si protrassero per giorni ma anche l’esercito fu costretto ad arrendersi dinanzi alla marea umana che si unì alle sfilate pacifiche delle minoranze inondando l’intera città al grido di ‘Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud’ (Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio). Esattamente un anno dopo, in memoria dei moti di Stonewall, fu organizzato il primo Gay Pride a New York e nelle maggiori metropoli americane, e se oggi abbiamo raggiunto determinati obiettivi e conquiste legali nessuno mai dovrà dimenticare con quanta fatica e a quale prezzo tutto ciò è stato possibile. 

Una seconda motivazione più che valida ha a che fare con chi purtroppo non può godere delle nostre stesse vittorie solo perché ha avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato. Onorare una manifestazione come il Pride è un dovere etico e morale anche in nome di quelle persone omosessuali o transessuali che ancora oggi, in circa settanta Paesi, sono considerate dei criminali unicamente per il loro orientamento o identità sessuale e sono brutalmente puniti non soltanto con la galera, ma addirittura con la pena di morte in quasi dieci di queste nazioni”.

Il giornalista romano a questo punto ha interrotto la ragazza accusandola di aver elencato motivazioni inconsistenti o comunque poco determinanti nel contesto italiano dove, a suo dire, non esistono più discriminazioni “perché gay e trans hanno ormai ottenuto da tempo pari diritti e libertà” e il Pride si è ridotto solo ad essere una passerella anacronistica e speculativa. La giovane attivista allora ha terminato il suo elenco soffermandosi proprio sulla situazione italiana tirata in ballo dall’amico Cruciani: “Il Gay Pride è più necessario che mai anche qui in Italia perché aver raggiunto qualche diritto legale come le unioni civili non implica il fatto di essere al riparo da una mentalità ancora fortemente omotransfobica. Discriminazioni e aggressioni nei confronti di membri della comunità LGBTQ+ sono vergognosamente ancora all’ordine del giorno, basti pensare al tragico caso della povera Cloe Bianco, la professoressa veneta che soli pochi giorni fa è arrivata addirittura ad uccidersi dandosi fuoco dopo essere stata umiliata e abbandonata dalla famiglia in primis, ma anche da quelle stesse istituzioni che avrebbero dovuto tutelarla, da quella scuola in cui amava insegnare e che invece l’ha prima demansionata e poi allontanata, privandola del diritto all’inclusione e alla dignità. È anche e soprattutto per casi come questo, che nessuno deve permettersi di dubitare dell’importanza di un evento come il Pride, perché è proprio qui, fra la solidarietà e la comprensione degli altri membri arcobaleno, che tanti ragazzi e ragazze rifiutati ed emarginati hanno trovato una seconda famiglia, veri amici e soprattutto la forza e l’orgoglio di accertarsi ed amarsi senza doversi sentire sbagliati”.

Che dire? Non possiamo che ringraziare la nostra Clizia De Rossi per il suo intervento ineccepibile e ricordare a tutti voi che quest’anno finalmente le nostre meravigliose città saranno nuovamente invase dalle coloratissime sfilate rainbow dopo due anni di stop forzato causa pandemia…noi ci saremo e vi aspettiamo numerosi indipendentemente dal vostro orientamento, perché come ci piace sempre ribadire “l’amore è uno solo e non conosce differenze”.