Chiara Ferragni snobbata in tv dagli spettatori. Il Codacons diffida la Rai

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Ha sorpreso non solo il Codacons il servizio di ben 80 minuti, andato in onda lunedì 12 ottobre su Rai 2, con protagonista la nota influencer Chiara Ferragni. Più che un’analisi dei fenomeni annessi ai social si è trattato un vero e proprio spot per la nota influencer e le sue attività commerciali, marchi annessi. Questo attraverso la proiezione del film documentario “Chiara Ferragni Unposted”, (presentato nel 2019 alla Mostra del Cinema di Venezia) cui ha fatto seguito un’intervista con Simona Ventura. Il contestato programma ha ottenuto uno share di ascolto bassissimo (3,7%), ovvero 918.000 spettatori, scesi a 664.000 durante l’intervista.

il Codacons, che aveva cercato di bloccare la messa in onda del programma, ha diffidato la Rai per quella che ritiene una pubblicità occulta in una rete del servizio pubblico. Nella sua nota ha inoltre evidenziato il carattere diseducativo del messaggio del programma che intendeva bloccare.

Questo in un momento di crisi come l’attuale in cui sono molti a incantarsi su facili galline dalle uova d’oro, mentre sul web abbondano proposte farlocche basate sul mito americano: “You can do it”. Nel caso Ferragni si tratta di modelli ed eccezioni, certo di sicuro successo, che possono però essere causa di illusioni e stimolo ma anche di feroci delusioni a volte pericolose per l’equilibrio psichico di giovani alle prese con tante difficoltà nel lavoro e nel trovare una propria identità.

La diffida urgente inoltrata dal Codacons ai vertici Rai, all’Agcom e alla Commissione di Vigilanza non ha fermato il programma documentario , che è andato in onda su Rai 2.

Tra le tante voci critiche si è distinto “Il Giornale.it” che ha invece incoronato la Ferragni come colei che: “E’ riuscita a cambiare la comunicazione dei media negli ultimi 10 anni ed è anche forse merito suo se Instagram ha avuto un escalation così straordinaria tra le preferenze degli utenti”. Gli incensi de il Giornale, sulla nota influencer nata in provincia di Cremona, non si fermano qui e, grazie anche al docufilm: “oltre alla fashion influencer più potente del mondo, potranno scoprire la ragazza, la donna e la mamma che si nasconde dietro quella che il più delle volte assume le sembianze di una corazza”. Una presa di posizione molto distante dalle tante critiche emerse sulla messa in onda del programma spot. Certo nessuno pensa che non sia rilevante e da trattare un fenomeno di successo come quello della fashion influencer, ma la totale acriticità che ha caratterizzato il programma è all’origine della non casuale definizione di “stile nord coreano” emersa in alcuni commenti, che viola le basi del servizio pubblico.