D: Questa crisi di governo non ti appare un pò paradossale?

R: Paradossale è la parola giusta. Salvini da vicepremier di fatto condizionava fortemente la politica del governo Conte, ne era quasi il padrone. A forza di selfie e di forzature, si è montato la testa e ha aperto una crisi in pieno agosto pensando di andare alle urne e conquistare la maggioranza assoluta. Non ci è riuscito e, se le cose andranno come sembra, si troverà all’opposizione. Effetto paradossale: è andato per suonare gli altri ed è finito suonato.

D: Quali punti comuni esistono o possono esistere tra PD e 5stelle?

R: PD e M5S sono profondamente diversi. Il PD è l’unico soggetto politico presente in Parlamento oggi che ha ancora nel suo nome il termine “partito”, il M5S è un movimento con un “non Statuto”. Il PD nasce in continuità con esperienze politiche che risalgono a inizio del 900, i Cinquestelle nascono da un’intuizione di Grillo meno di dieci anni fa e si collocano al di fuori della dicotomia storica destra/sinistra. Credo si possa trovare un facile accordo con loro su temi come la riforma dell’Unione europea o sulle politiche ambientali. Su altre questioni – come le politiche economiche e del lavoro – e sui diritti le distanze sono invece molto grandi. Ricordo che durante il governo Renzi i Cinquestelle non votarono la legge Cirinnà sulle unioni civili e che durante il governo Conte hanno condiviso tutte le politiche contro l’immigrazione proposte da Salvini, calpestando i diritti umani.

D: Ci sono due PD all’interno del PD stesso conflittuali tra loro?

R: No, c’è un solo PD con un solo segretario. Dopodiché il PD è un partito largo, con sensibilità diverse al proprio interno e – soprattutto – è uno dei pochi partiti democratici davvero, dove tutti possono esprimere le proprie opinioni. Anzi, fin troppo democratico. Renzi ha aperto il tema dell’accordo con i grillini per contenere la megalomania di Salvini, Zingaretti ha rilanciato proponendo un accordo politico di lungo periodo che sottragga i grillini all’abbraccio con la Lega. Ognuno ha fatto un pezzo e questo ha portato alla marginalizzazione di Salvini.

D: La prima cosa che deve fare il nuovo governo…

R: Esprimere un candidato forte per la nuova Commissione europea, ottenendo una delega pesante in campo economico. Questo è estremamente importante. In questi anni abbiamo sperimentato tutti come le scelte politiche dell’Unione europea abbiano impattato sulle decisioni nazionali. Abbiamo bisogno che l’Italia mandi il meglio di se in Europa. Inoltre un Governo italiano che abbandoni il sovranismo può avere molto più appoggio dalla Commissione europea.

D: C’era davvero bisogno di una crisi politica ferragostana?

R: No, per nulla. E chi ha aperto la crisi è stato punito.

D: Tutto questo però non sta avendo, almeno al momento, delle ripercussioni così negative sui mercati… oppure no?

R: I mercati, cioè le aziende e gli investitori, vogliono avere stabilità politica, niente colpi di testa o avventurismi; hanno bisogno di un Governo affidabile . I dati di questi giorni ci dicono che i mercati hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno visto che la crisi si ricomponeva e che si formava una nuova maggioranza.

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