I dati sulle carceri italiane sono inequivocabili. Su una capienza di circa 50.000 posti oggi i detenuti hanno sfondato quota 60.000. Significa che in alcune situazioni (vedi il femminile di Poggioreale) il sovraffollamento supera ampiamente quota 160%.

Ciò accade nel momento in cui in Italia i reati di qualsiasi natura sono al minimo e in continuo calo. Sono certo che molti di voi leggendo questa affermazione non ci credono, eppure è così malgrado una inarrestabile e violenta propaganda di regime dica l’opposto.

In aggiunta migliaia di detenuti che teoricamente avrebbero la possibilità di usufruire delle pene alternative oggi non possono accedervi, la denuncia arriva direttamente dal Garante nazionale delle persone private della libertà nella sua ultima relazione al Parlamento. Oltre 5.100 persone con pena inferiore a due anni potrebbero usufruire dell’alternativa al carcere ma rimangono chiusi negli istituti. Per inciso i dati ministeriali anche qui non lasciano dubbi: il tasso di recidiva é di oltre il 60% per chi sconta la pena in carcere, scende al 19% per chi usufruisce di misure alternative alla detenzione, quasi si azzera per chi viene inserito nel circuito produttivo. Sembrerebbe semplice decidere su cosa puntare.

Ulteriore paradosso di chi chiede sempre e comunque carcerazione e che ovviamente lancia allarmi sul rischio radicalizzazione estremistica e terroristica, sta nel fatto che, come denunciato dal Parlamento Ue: «Il sovraffollamento carcerario aiuta la radicalizzazione», problema questo di tutta evidenza non solo italiano.

Di fronte a tutto questo, di fronte ai numeri, ai dati, si deve avere il coraggio di pronunciare una parola che per molti è una bestemmia: AMNISTIA! Amnistia per i reati minori e accesso alle pene alternative a chi ne ha diritto. Questi sono i provvedimenti da fare per evitare la deflagrazione del sistema.

Altrimenti chi in nome della sicurezza chiede più carceri e più carcerati porterà come risultato meno sicurezza fuori dalle carceri e violazione dei diritti umani dentro le strutture, sia per i detenuti che per gli agenti di polizia.

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