Raffaele Sabbadini – Presidente Keshet Italia – Associazione Ebraica LGBTQIA+

Quest’anno nell’ambito della 2ª 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗮 𝗱𝗶 𝗩𝗲𝗻𝘁𝗼𝘁𝗲𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁à 𝗲 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 voluta dalla vice-presidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, abbiamo partecipato al panel “La repressione globale contro la comunità LGBTQIA+, 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗼𝗽𝗲𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮'”, un confronto senza sconti sulle minacce autoritarie esterne e i cortocircuiti interni al movimento

Il contributo di Keshet Italia è stato incentrato proprio sui cortocircuiti nel movimento: abbiamo dovuto purtroppo denunciare i comportamenti che colpiscono e mettono in discussione la nostra identità nel movimento, quella ebraica e quella LGBTQIA+, da oramai 3 anni.

Nel 2023 e 2024 abbiamo denunciato il sempre più crescente clima di odio e antisemitismo nel movimento e, temendo attacchi, non abbiamo partecipato a nessuno dei Pride Nazionali…
Reazioni nel movimento? Nulla!

Nel 2025, al termine del Roma Pride, abbiamo subito un’aggressione dopo essere stat* apostrofat* come “assassini” e “terroristi” dal carro ARCI, colpevoli di esporre le bandiere che rappresentano la sintesi della nostra identità: quella LGBTQIA+, con il rainbow, e quella ebraica, con la Stella di David.
Per la stessa ragione il nostro intervento fu contestato al Napoli Pride e siamo stati esclusi dal Toscana Pride.
Reazioni nel movimento? Nulla!

Eravamo persone ebree LGBTQIA+ italiane ed europee. Perché quei tentativi di aggressione a Roma e Napoli, se non come espressione di un antisemitismo evidente?

Nel 2026 si è tentata la nostra esclusione e sono continuate le aggressioni.

Dopo aver confermato la nostra partecipazione al Roma Pride con un carro — come già lo scorso anno —, prendendo spunto da un nostro post pubblicato successivamente, è arrivata una decisione unilaterale del Coordinamento: ci hanno informato che la presenza di Keshet Italia con un carro era “inconciliabile” con il manifesto politico del Pride, “la cui sottoscrizione è fondamentale per tutti i carri partecipanti, senza eccezioni”.

Ci è stato inoltre contestato di non aver preso le distanze dal governo israeliano: un’accusa falsa, oltre che espressione di un pericoloso doppio standard.
Ma a chi avremmo potuto spiegarlo, se non ci è mai stato concesso un vero confronto?
Ma qui è entrata la società civile a nostro supporto: 2000 firme super qualificate raccolte in due giorni da una petizione al Sindaco di Roma per una mediazione che effettivamente c’è stata e speriamo dia a breve i meritati frutti per il nostro ingresso nel Coordinamento Roma Pride ed altri importanti punti.

Ma oltre al tentativo di esclusione l’aggressione: tentata durante la parata  e riuscita ai danni di un nostro simpatizzante alla fine!

E poi l’esclusione anche al Napoli Pride con un’azione riprovevole da parte di un’associazione appartenente al coordinamento e di una che contestava dall’esterno: cancellato il nostro intervento e aggressioni reiterate dentro e fuori il backstage, mentre ci apostrofavano con “Assassini” e tanto altro.

Ancora una volta veniamo considerat* responsabili in quanto persone ebree, chiamate a dissociarci, a giustificarci, a pentirci: “ebreo fai questo, ebreo fai quell’altro”. Tutto questo in maniera unilaterale senza ascolto, senza confronto, senza alcuna reale disponibilità al dialogo.

Nessun’altra associazione è sottoposta a un continuo esame identitario e politico per dimostrare di meritare di esserci. Questo trattamento viene riservato soltanto a noi.

Raffaele Sabbadini durante un'intervista.
Raffaele Sabbadini durante un’intervista.

Purtroppo oggi in Italia, come in molte parti del mondo, essere persone ebree significa ancora vivere ai margini: criminalizzat*, censurat* e trasformat* in terreno di scontro politico stimolato dalla propaganda internazionale.

Nel contempo un Pride, dove questo non dovrebbe succedere, diventa tribunale ideologico e finisce per escludere le minoranze perdendo inevitabilmente la propria anima.

Ricordiamoci che il Pride è nato come rivolta di tutte le soggettività oppresse, non come spazio in cui si decide chi è degnə di esserci!

Ed è fondamentale che, ora che si parla di DDL antisemitismo, si recuperino tutte le sue determinanti senza far finta che non ci riguardino. Quanto scritto nel DDL e gli esempi in particolare dell’IHRA adottati, sono importanti anche per riconoscere meglio il “Lupo cattivo” (antisemitismo) che è in casa propria.

Facciamola questa autoanalisi, prima di contestare perché “avere tanti amici ebrei” o “essere amici degli ebrei” non rende le persone immuni dall’antisemitismo.

 

 

Views: 12