Le notizie sull’avvio di un accordo di pace per Gaza, a iniziare dal cessate il fuoco e dallo scambio di prigionieri – che auspichiamo possa davvero mettere fine al massacro in corso, insieme al folle piano di annientamento della identità palestinese, portato avanti dalla destra israeliana – non ferma la denuncia per quanto avvenuto alla “Freedom Flotilla”, attaccata dall’esercito israeliano in acque internazionali, di cui pubblichiamo il drammatico comunicato.
Flotilla che, insieme a medici e infermieri, cooperatori e giornalisti, trasportava strumentazioni di primo soccorso, con la nave ammiraglia “Conscience”, allestita come un grande ospedale galleggiante, grazie all’opera di solidarietà che ha visto farmaci e strumentazioni di primo soccorso donati da farmacie e cittadini.
I 150 tra medici e infermieri imbarcati sulla “Conscience”, dovrebbero essere arrivati al porto di Ashdod, in Israele, e per loro si dovrebbe aprire lo stesso iter subito dai volontari della “Global Sumud Flotilla”: arresto, interrogatorio ed espulsione (se vi è la firma del documento di colpa) oppure si aprirà il processo, allungando i tempi del rimpatrio.
Ecco il comunicato:
“Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre, l’esercito di occupazione israeliano ha attaccato e sequestrato la Flotilla in piene acque internazionali, a 120 miglia nautiche (220 km) da Gaza, commettendo un ennesimo atto di pirateria, in violazione palese del diritto marittimo internazionale e delle Convenzioni delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
La Freedom Flotilla Coalition (FFC) e Thousand Madleens to Gaza (TMTG) confermano che le imbarcazioni dirette a Gaza — 8 barche a vela e la nave Conscience — sono state intercettate, abbordate con la forza e attaccate illegalmente alle 04:34 di oggi, mentre navigavano in una zona dove Israele non ha alcuna giurisdizione né diritto di intervento.
A bordo si trovavano equipaggi interamente disarmati, composti da medici, infermieri, giornalisti, parlamentari e attivisti internazionali. Tutte e tutti sono stati rapiti e sequestrati con la forza, mentre le 18 tonnellate di aiuti umanitari destinate a Gaza — medicinali, apparecchiature respiratorie, forniture alimentari e nutrizionali — sono state confiscate illegalmente.
Questi aiuti erano diretti principalmente agli ospedali di Gaza; dopo due anni di assedio e bombardamenti, la popolazione vive in condizioni di carestia e collasso sanitario, e i medici ci hanno chiesto aiuto, dato che non hanno più medicinali e sono esausti.
Israele non ha alcuna autorità legale per detenere volontari internazionali a bordo di navi civili umanitarie”, ha dichiarato David Heap, membro della Canadian Boat to Gaza e del Comitato di Coordinamento della Freedom Flotilla Coalition.
Questo sequestro viola apertamente il diritto internazionale e sfida le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia, che impongono un accesso umanitario senza ostacoli a Gaza.
I nostri volontari non sono soggetti alla giurisdizione israeliana e non possono essere criminalizzati per aver consegnato aiuti o denunciato un blocco illegale.
La loro detenzione è arbitraria, illegittima e deve terminare immediatamente.
Israele continua ad agire nell’impunità più assoluta, violando: –
le ordinanze vincolanti della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) che impongono il libero accesso degli aiuti umanitari;
– le Convenzioni di Ginevra, che tutelano civili e operatori umanitari;
– il diritto del mare, che garantisce la libertà di navigazione in acque internazionali;
– e ogni principio etico e umano alla base del diritto internazionale.
La Freedom Flotilla Coalition e Thousand Madleens to Gaza denunciano con forza questo ennesimo crimine di guerra”.
La “Freedom Coalition” è nata nel 2008 e ha già compiuto 38 missioni, con azioni non violente mirate a rompere il blocco israeliano e l’inazione politica dei governi occidentali.
I promotori replicano alle accuse di inutilità della missione, arrivata anche dal governo italiano, e rivendicano la loro volontà di operare per rompere il blocco navale sulla Striscia di Gaza, per creare canali umanitari permanenti, per portare aiuti e ridando giustizia, dignità e libertà al popolo palestinese.
In merito agli assalti dell’esercito israeliano, con l’immediata rottura di tutte le loro telecamere e mezzi di comunicazione, per i promotori di Freedom Flotilla “si tratta di una strategia deliberata di violenza e intimidazione, volta a impedire la solidarietà internazionale e a criminalizzare la cooperazione umanitaria. Israele mostra ancora una volta di non temere alcuna conseguenza, protetto dall’inerzia complice dei governi occidentali, che tacciono di fronte a crimini evidenti, violazioni sistematiche del diritto internazionale e atti di guerra contro civili disarmati”.
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