La diffusione delle relazioni tossiche tra i giovani, in particolare tra i 14 e i 20 anni, è un fenomeno allarmante che ha attirato sempre più attenzione negli ultimi tempi. Diverse ricerche e sondaggi rivelano che un numero considerevole di adolescenti e giovani adulti ha vissuto dinamiche relazionali problematiche.
Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna ha analizzato la prevalenza delle relazioni tossiche tra giovani adulti, evidenziando come fattori come la gelosia, il controllo e la manipolazione emotiva siano purtroppo comuni in molte di queste dinamiche che possono degenerare in comportamenti violenti e drammatici che purtroppo la cronaca continua a registrare.
“Senza qualcuno vicino non posso farcela”, da questo grido di dolore, riscontrato negli incontri scolastici con giovani e giovanissime, che la psicologa torinese Ludovica Fiorino parte per affrontare il delicato tema delle relazioni tossiche. Un universo molto più diffuso di quanto sembri, confessato a fatica dopo un lavoro per stabilire un rapporto di fiducia che porti all’apertura, quanto mai desiderata ma repressa, dal giovane che vive in silenzio una condizione affettiva e psicologica pesante, per quanto nascosta, in cui si può arrivare ad accettare contesti quanto mai umilianti sul piano della dignità personale. E non si pensi che questo riguardi solo giovani e in particolare ragazze in condizioni personali di difficoltà o di disagio sociale. Arrivare ad accettare di essere chiamati puttana e di essere offesi nel profondo può riguardare giovani di tutti i ceti sociali, anche persone quanto mai belle e apparentemente senza problemi di sorta
“Mi sembra incredibile. Mia mamma negli anni ‘70 lottava per l’autonomia della donna e ora vedo ragazzine che si lasciano insultare, ricattare pur di non perdere il fidanzato”, è l’eloquente reazione di getto della Fiorino su un tema che, ci confessa, la tocca molto.
La psicologa, che si occupa di formazione e opera anche nei centri di ascolto delle scuole, è quanto mai preoccupata per quella che ritiene una diffusa emergenza tra i giovani, non facile da rilevare, sottolineando la centralità del fattore educativo: “Un quadro tossico in cui l’incapacità di dare valore alle relazioni è spesso legato all’assenza di una vera educazione”.
Questo precisando come non si tratti di mera educazione sessuale (che in Italia viaggia a passi quanto mai lenti e a scuola solo con il consenso dei genitori), ma di educazione affettiva e relazionale, aggiungendo come i ragazzi spesso non sappiano cosa sia una relazione, per quanto abbiano genitori molto presenti, a volte fin troppo, da cui i giovani non riescono a staccarsi.
Influenza dei social e relazioni malsane
“Purtroppo i ragazzi sono i più vulnerabili in quanto maggiormente esposti all’influenza dei social media, che facilitano il processo alla base di questo tipo di relazioni malate”, rileva la Fiorino, prima di entrare in ulteriori dettagli della realtà tossica: “Gli adolescenti si trovano spesso a dover affrontare aspettative irrealistiche e pressioni sociali che possono alimentare dinamiche relazionali malsane. Le relazioni tossiche si manifestano attraverso comportamenti di controllo, ad esempio viene chiesto al partner di installare applicazioni che non solo permettono la geolocalizzazione, quindi si sa sempre dove si trova l’altro ma addirittura avvisano con una notifica se esce da delle bolle predefinite, come ad esempio il perimetro di casa. Si tratta di una forma di gelosia eccessiva, che sfocia nella manipolazione emotiva, senza di me non vali nulla, nell’abuso verbale o fisico. In poche parole di mancanza di rispetto. Comportamenti che possono avere un impatto distruttivo sulla salute mentale e sul benessere in generale.”
Una condizione può portare a un attaccamento e a un bisogno di reciprocità estremi, influenzando negativamente la vita quotidiana dell’individuo e causando una progressiva alienazione dalla realtà. Questo vale per entrambi i sessi: “Ci si convince di non poter sopravvivere senza l’altro secondo l’idea, falsamente romantica, che si debba trovare l’altra metà della mela e che per stare bene si debba assolutamente trovare qualcosa che ci manca per essere interi. Ma per formare una coppia bisogna essere in due, due interi, non due metà”, rileva con fermezza Ludovica Fiorino.
Rimedi: “Educare all’affettività e alla sessualità”
Per la psicologa è assolutamente necessario educare le persone, in particolare i giovani, a riconoscere e gestire le proprie emozioni in modo sano, evitando che possano cadere in un idealismo romantico che spesso può portare a relazioni distruttive.
“I ragazzi –aggiunge Fiorino – sanno cercare le informazioni in rete ma non le sanno contestualizzare. Molti non sempre riescono a riconoscere i segnali di una relazione tossica. Per questo sono fondamentali programmi educativi che si occupino di educazione all’affettività e sessualità, insieme a campagne di sensibilizzazione per sviluppare le competenze necessarie a identificare, prevenire e affrontare queste situazioni.
“Manca un’educazione sul piano emotivo, per questo occorre lavorare sulla consapevolezza di una relazione sana”, denuncia Fiorino, evidenziando come l’incontro con una psicologa sia spesso una rara occasione, per questi giovani, per aprirsi e raccontarsi, interrompendo la propria chiusura.
Questo rilevando come lo sviluppo di preziose forme di ascolto, con interventi specialistici nelle scuole, non siano sistematici ma alquanto a macchia di leopardo sul territorio nazionale, nonostante la drammaticità e l’importanza di tali problematiche.
La Fiorino infine si sofferma, in modo alquanto originale, sul concetto di rabbia: “La rabbia è una emozione evolutiva e non bisogna fermarsi alla facciata aggressiva. Non è l’emozione ad essere sbagliata ma il comportamento che si sceglie di mettere in atto. Un contesto in cui riscontro l’assoluta assenza di educazione emotiva in una fase delicata mentre il proprio corpo cambia”.
La psicologa, che si occupa anche di formazione, riferisce, quanto mai coinvolta dalla sua esperienza nei centri di ascolto nelle scuole in cui opera: “I ragazzi sono quanto mai spontanei e positivi verso questi momenti di incontro e ascolto che avvengono però solo nell’ambito di specifici progetti e con l’autorizzazione dei genitori, se si tratta di ragazzi minorenni. Il nostro obiettivo è lavorare sulla consapevolezza di una relazione sana, sul rispetto di sé stessi e di conseguenza dell’altro”.
E sul piano sessuale?
“Pensano di sapere tutto in quanto legano il tutto ad un discorso di mera attività di azione basato spesso su quanto raccolgono sul web. In realtà sanno molto poco e sono molti i dubbi”.
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