Eutanasia Legale. Due parole che raccontano una battaglia lunga trentasette anni per la conquista del diritto di ciascuno di noi a vedersi riconosciuto quale unico soggetto responsabile delle decisioni sul proprio corpo e sulla propria vita. Semplice, no? Quasi scontato.

Il diritto di vivere, certo… ma anche quello di non voler vivere più, perché il dolore, la malattia, la sofferenza rende quella vita non più sopportabile. Il diritto di dire basta. Il diritto di essere stanchi e di voler conservare la dignità della vita anche nella morte. Se la vita è mia, logicamente anche le disposizioni sulla sua fine dovrebbero appartenermi.

E invece no. Perché il quadro normativo attualmente vigente nel nostro Paese vede ancora la vita nella sua arcaica forma di bene (parzialmente, ormai) indisponibile. Per cui, se è vero, che, chi tenta il suicidio senza successo, non viene più punito da un tribunale per aver attentato alla propria vita, è vero anche che l’art. 580 c.p. punisce l’aiuto al suicidio fino a dodici anni di carcere e il 579 l’omicidio del consenziente fino a quindici anni di carcere.

Otto anni fa depositammo la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia Legale, sottoscritta da decine di migliaia di cittadini italiani che chiedevano al Parlamento di discutere e legiferare sul tema. Ma quel testo non venne discusso un minuto. Poi, finalmente, una piccola, grande vittoria: il testamento biologico nel 2017. Cioè la possibilità di ciascuna persona di decidere in anticipo i trattamenti da autorizzare o rifiutare nell’eventualità di un’emergenza medica che il paziente affronti in stato di incoscienza. Ancora non era abbastanza. Poi le due sentenze Cappato per l’aiuto a DJ Fabo e Davide Trentin e la pronuncia della Consulta sulla parziale incostituzionalità dell’art. 580, nel 2019, aprirono la strada alla depenalizzazione del suicidio assistito. Fu una decisione storica, ma ancora non era abbastanza.

Questo perché l’omicidio del consenziente (necessario nei casi in cui la condizione del paziente gli impedisca di assumere il farmaco eutanasico per conto proprio) è ancora un reato. Ed entrambe le fattispecie (omicidio del consenziente e suicidio assistito) devono essere poste all’interno di un quadro normativo chiaro e privo di qualunque possibilità di abuso. Perché è della vita delle persone che stiamo parlando.

Sull’omicidio del consenziente è attualmente in atto la raccolta firme per proporre il referendum parzialmente abrogativo del 579. Ai nostri tavoli in tutta Italia, ogni giorno, si mettono in coda migliaia di persone. A tutta velocità ci stiamo avvicinando a un milione di firme. E presto, molto presto, consegneremo agli italiani una scheda referendaria sull’eutanasia legale che potrà riscrivere uno straordinario capitolo di civiltà per questo Paese.

Il dolore non aspetta. Le persone che soffrono hanno già aspettato abbastanza. Adesso, saremo noi cittadini italiani a costringere la politica ad ascoltare.

Patrizia De Grazia

Candidata al Consiglio Comunale di Torino nella Lista Lo Russo

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