I codici neri di Hitchcock, un libro sconvolgente sul Maestro del thriller

Intervista all’autore Antonello Altamura

Mentre il mondo è coperto dalle nuvole di un futuro incerto il passato ci è narrato in maniera emozionante in un nuovo libro su Alfred Hitchcock: I codici neri di A.Hitchcock edito da Robin Edizioni.

Dai tempi di Truffaut le biografie e studi hanno spesso ripetuto filastrocche su di lui come sadico manipolatore di bionde, oppure feticista ma nessuno è andato oltre a queste ripetitive supposizioni. Le sue storie filmiche famose in tutto il mondo cosa nascondevano davvero? Quali radici pericolose avevano nella realtà?

Antonello Altamura ci narra un Hitchcock inedito e sconvolgente.” Il papa nero “è visto in una ottica di genio criminologico con codici e metafore misteriose. Un gioco di scatole cinesi in cui son coinvolti assassini celebri e star di Hollywood , attricette e serial killer. Il cineasta si rivela un individuo affetto da Leonardismo, in un libro rivelatorio e totalmente inedito.
Antonello Altamura ce ne parla in tono amichevole e schietto in questa intervista.

D: Dott. Altamura cosa sono i codici neri di Hitchcock?

R: I codici neri sono degli elementi ricorrenti in maniera quasi ossessiva nell’opera di questo Mostro Sacro; come la ricorrente presenza nei suoi protagonisti di assassini seriali, o la tecnica dello strangolamento, le gravi problematiche sessuali degli aitanti protagonisti, ma anche i rapporti non “ortodossi” con le loro madri , le lussuosissime case che diventano prigioni, e dulcis in fundo la iper presenza a livello visivo di uccelli, probabilmente componente dell’inconscio nordico del Maestro.

D: Hitchcock l’ha sempre interessato ma perché?

R: Avevo già dedicato un libro a Hollywood come teatro che costruisce fantocci per lo star system e avevo capito come lui fosse anche questo il più grande pubblicitario dei suoi film e di se stesso. Ma il versante psico-criminologico trovo fosse stato toccato ancora poco.

D: Il fatto che scegliesse bionde fredde non crede fosse un codice?

R: Credo fosse un gusto, ma anche un’esigenza visiva per renderle quasi un’astrazione, creare un simulacro e confondere il pubblico con le somiglianze molto forti, pensiamo a Grace Kelly e Tippi Hedren erano similissime… Adorava i giochi visivi e le metafore. Curioso come le more ci sono nei suoi film ma son subito intellegibili come antagoniste e gradi seduttrici bollenti. Lui voleva creare la donna del mistero ma doveva essere il top della classe, era un uomo del nord amava lo stile e il lusso e Lui queste americane ( spesso di origine nordico slava) adorava vestirle come delle lady inglesi in tailleur. Lui studiava le sue attrici e su di loro e i loro segreti era adattato il copione.

D: Fu davvero così attratto dalle sue muse?

R: Tippi Hedren nei suoi due film è uno strano personaggio; in Marnie una ladra, avida ma traumatizzata e sessuofobica, e ne gli uccelli la natura la punirà per la sua vanità.. Kim Novak una peccatrice, una donna inventata per truffare( nella realtà era una polacca simil Marilyn totalmente costruita). Grace Kelly nei suoi quattro film una ricca, bizzarra finto perbenista in realtà coriacea. Insomma lui scriveva delle metafore ispirandosi a loro. Lo stesso con gli attori maschi. Ma fu Vera Myles, a cui dedico un capitolo, che lo fece soffrire. Era una bellissima starlette sotto contratto con lui che però si sposò velocemente con un attore muscoloso. Lui fu distrutto dall’evento perché voleva farne la sua star n 1.Dopo il primo film il Ladro le fece far solo particine e a volte addirittura la comparsa. In uno dei suoi primi telefilm “Hitchcock presenta il Maestro le dedica un episodio che pare un misterioso canto di morte : L’assassino è dentro di te . Vera Myles infatti interpreta una bellissima, una donna idealizzata ma in pericolo perché bramata da due uomini intelligentissimi ma totalmente pazzi e qui si arriva al vortice della bellezza che apre l’istinto omicida che io chiamo “l’odore del sangue”. I due uomini che la vogliono sono entrambi due segreti assassini pericolosi che lavorano in ambito artistico e universitario, e qui si parla di nuove teorie di passaggi di impulsi omicidi

 

D: Nel tuo libro c’è molta criminologia è anche una guida di serial Killer come mai?

R: Perché la filologia di Hitchcock e penso a Rebecca la prima moglie, o a L’ombra del dubbio, Psyco, Nodo alla gola o Frenzy, Delitto per delitto o Murder .o anche il delitto perfetto si prestavano totalmente per spiegare come spesso per lui l’immagine splendente di certi uomini è una trappola. Poi nel libro si approfondiscono le tipologie con esempi odierni si va da Jeffrey Dahmer a Enrico ottavo, da John Wayne Gacy a Reginald Christie (mito di Hitchcock). Ma poi anche Landru è molto presente come essenza in Hitchcock ovvero l’uomo che vuol accaparrarsi i beni di una donna (il dubbio o il delitto perfetto) anche uccidendola. Insomma chi vuole comprendere la pregnanza del fenomeno serial killer e anche criminologicamente parlando è una buona lettura.

D: Cary Grant fu davvero l’alter ego di Hitchcock?

R: Inglese come lui aveva un passato di crudeltà e abbandono. Dietro l’uomo bellissimo e sveltissimo c’erano forti fragilità che curava con l’lsd . Forse Cary Grant che ritrovò la madre in manicomio e la fece abitare nella villetta vicino alla sua, con continui scontri furibondi è più vicino a Psyco.Ma anche Hitchcock aveva avuto forse dilemmi con la propria madre. Dunque..

D: Sul versante lgbt?

R: Beh il Maestro era un precursore in nodo alla gola i due assassini belli e svitati sono compagni. Da Ivor Novello a Montgomey Clift a Farley Granger o Antony Perkins per lui erano mondi da scoprire con interesse e raffinatezza, non aveva un occhio cosi giudicante e nella vita anzi era più aperto di molti nella puritana e perversa Hollywood. Poi non resisteva però a tramutarli in assassini nei suoi film accentuando le nevrosi degli attori spesso scelti per il loro mistero.

D: Quali può essere una lezione di Hitchcock?

R: I soldi possono essere il veleno, lo stesso le donne bellissime ; bugiarde e ossigenate. Gli uomini poi non ne parliamo… i bellissimi principi azzurri nascono spesso dei mostri. Direi che ha distrutto l’ideale del principe azzurro. Ma l’eleganza e lo stile, i suoi interni, i suoi dialoghi pieni di doppi sensi, l’humour nero e le sue trame tipo bomba orologeria abbinate alle patologie dei suoi personaggi lo rendono una leggenda di arte e cultura, uno stimolo continuo. Un vortice.

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