Un fatto gravissimo transfobico per mano del patriarcalismo

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A Caivano, Napoli, è accaduto un omicidio. Dai fatti che ho raccolto pare sia stato premeditato. Molte testate giornalistiche online e alcune emittenti televisive riportano i fatti di un incidente di una coppia giovanissima: lui, Ciro, un ragazzo ftm transgender a bordo di uno scooter insieme alla sua compagna Maria Paola Gaglione. Nei fatti si evince che Il fratello di Maria Paola con tutta la famiglia mal sopportava quella relazione ritenendola una “vergogna”. Dopo averli visti insieme sullo scooter, ha iniziato a seguirli col suo per speronarli più volte e insistentemente finché il veicolo della coppia perde l’equilibrio facendo cadere i due sull’asfalto. Maria Paola è morta sul colpo mentre Ciro, ferito e insanguinato, viene picchiato dal fratello della compagna. La mamma di Ciro disperata scrive un post sul suo profilo facebook come se fosse un grido contro l’assassino di sua nuora nella tragedia del dolore di un omicidio compiuto per fini transfobici. “I figli si accettano come vengono”, dichiara nel post. Ciro si sta riprendendo dalle ferite della caduta e dalle percosse e desidera vedere Maria Paola per l’ultima volta. Le dichiarazioni del fratello di Maria Paola sono state agghiaccianti “era infetta, volevo darle una lezione”.

Descritti così i fatti è evidente che si tratta di un comportamento mosso da odio omotransfobico e misoginia. La stampa riporta l’accaduto in maniera un po’ differente da come ho scritto sopra, in merito a Ciro e Maria Paola, una coppia ovviamente eterosessuale uniti dall’amore che provavano l’uno nei confronti dell’altro, mentre per la stampa e credo fortemente per l’assassino si tratta di coppia gay, o meglio lesbica. Forse, a parer mio, penso che Ciro, non abbia ancora i documenti conformi all’aspetto, ma per il fratello della vittima egli era una lesbica che stava infettando sua sorella e per questo motivo lui e la sua famiglia sono stati minacciati per far sì che egli si allontanasse da Maria Paola.

Un fatto gravissimo ma ancora più grave leggere articoli scritti da giornalisti, ma anche ascoltare gli stessi in televisione nell’escludere l’esistenza dei ragazzi e uomini transgender che coltivano una relazione affettiva eterosessuale ma che. nell’ignoranza, viene considerata omosessuale confondendo ancora identità di genere con orientamento sessuale. Tutta la popolazione lgbt+, me compresa, si è attivata sui social con dei post scritti cercando di stare più vicino possibile alle vittime e alla famiglia di Ciro, per dire loro che “non siete da soli”, ma questa tragedia come tanti altri fatti di discriminazione nei confronti della popolazione transgender e di violenze nei confronti di donne cisgender che leggo e ascolto quotidianamente, non deve passare inosservato all’occhio e all’orecchio dei politici.

Siamo trepidamente in attesa della ridiscussione che si terrà in Camera dei Deputati della proposta di legge Zan, rinviata più volte. Spero e mi auspico che venga resa giustizia a Ciro, ma soprattutto a Maria Paola che amava un ragazzo trans. Maria Paola non aveva, secondo il parere della sua famiglia, la libertà di scegliere, “che non poteva essere accettata così come era venuta”. Questo significa che la morte inflitta a Maria Paola, è una morte inflitta da una cultura patriarcale che è la vera “infezione” di una società che non mostra alcuno sforzo reale nell’aggiornare i propri orizzonti culturali ancorati ancora alle idee ormai stantie del passato.

Antonia Monopoli attivista transgender