Si erano sbagliati alla Costituente: vota SÌ al referendum

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Forse non tutti sanno che il numero dei parlamentari venne già ridefinito nel 1963*.

Se quella norma non fosse stata modificata oggi avremmo circa 1.200 parlamentari invece di 945. Prima di allora infatti il loro numero era definito in base ad una proporzione (1 deputato ogni 80.000 abitanti) e non in valore assoluto. Si decise dunque, proprio per non avere un parlamento esagerato, di darci un taglio. Taglio che corrispose a confermare per buono il numero dei parlamentari esistenti (che altrimenti, per paura di restare fuori, non avrebbero votato quella norma costituzionale).
Come si vede quindi non c’è alcun elevato pensiero costituzionale dietro al numero dei nostri parlamentari, ma solo l’incapacità dei costituenti di fare calcoli attuariali.

Io voterò Sì quindi con assoluta serenità per portare il numero dei parlamentari da 945 (630 deputati +315 senatori) a 600 (400 deputati e 200 senatori).
Il numero dei parlamentari italiani è infatti troppo alto (uno ogni 63.900 abitanti) e va ridotto per avvicinarci a quelli di Germania, Francia e Regno Unito, paesi a noi simili per dimensioni e importanza
Del resto in questo senso ci si è sempre mossi. Dalla Commissione Bozzi del 1983 fino alla riforma Renzi del 2016, passando per la Bicamerale De Mita-Iotti e D’Alema, tutti volevano ridurne il numero. Non é un caso quindi che nessuno, tra i sostenitori del no, abbia il coraggio di difendere quel numero.
Tutti motivano il no con argomenti politici e non istituzionali: “ridurre a 600 andrebbe bene, ma voto no perché le intenzioni dei promotori sono pessime”. “Voto no perché c’è troppa demagogia, e troppo antiparlamentarismo”. “Voto no per non fare un favore a Di Maio”.
Capisco, ma non condivido. Abbiamo sempre detto che i parlamentari sono troppi. Il Parlamento all’unanimità li ha finalmente ridotti. È assurdo che ora si sostenga il contrario solo perché le intenzioni dei Cinquestelle sembrerebbero pessime.
Chi vota no commette un vero errore se queste sono le sue ragioni. Paradossalmente la vittoria del No rafforzerebbe la disistima degli italiani verso il Parlamento. “Avete votato all’unanimità per ridurvi e ora vi battete sostenendo il contrario” Sarebbe questo un altro colpo alle istituzioni e un parallelo sostegno al populismo che troverebbe espressione in altre forze politiche.

La mia battaglia per una presenza riformista a favore del SÌ riguarda dunque il merito del quesito, ma è anche politicamente più efficace per contrastare la demagogia populista.

Quelli del No che non vogliono difendere lo status quo (e che sono anch’essi minoranza come me nel loro schieramento). Coloro che hanno sostenuto le ragioni del referendum del 2016, confermino che i parlamentari sono davvero troppi. Sono troppi a maggior ragione dopo la creazione del Parlamento europeo e dei consigli regionali che nel 1948 non c’erano, e che sono organi legislativi come il Parlamento nazionale.
La limpidezza di questo ragionamento farà premio sui mille timori politici, incomprensibili per la gran parte della nazione.

* Il principio di base su cui è stato determinato il numero dei parlamentari è la proporzione fra cittadini e parlamentari. Fra il 1948 e il 1963 il numero era mobile, mentre era fisso il rapporto con la popolazione: un deputato ogni 80 000 abitanti e un senatore ogni 200 000.
La legge costituzionale n. 2 del 1963 ha fissato il numero di parlamentari. La Camera dei deputati comprende 630 deputati eletti da tutti i cittadini che abbiano compiuto 18 anni, mentre sono eleggibili tutti i cittadini che abbiano compiuto almeno 25 anni. Il Senato invece comprende 315 senatori eletti dai cittadini che abbiano compiuto 25 anni, mentre sono eleggibili tutti i cittadini che abbiano compiuto almeno 40 anni (art. 56 e 57 della Costituzione).
(Tratto da Wikipedia)