Perché sulla transfobia non si scherza…

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Dopo i fatti accaduti negli ultimi giorni a Roma e l’articolo sul quotidiano “La
Repubblica” intitolato: “Roma, transessuale trovata senza vita in un piazzale a Tor
Sapienza”, vorrei chiarire che, secondo me, chiunque prima di rilasciare qualsiasi
intervista, per evitare strumentalizzazioni, dovrebbe conoscere bene i fatti, e poi,
dopo averlo accertato, casomai dichiarare che “potrebbe trattarsi di Transfobia”.

La transfobia è di fatto molto complessa poiché riguarda una serie di atteggiamenti,
sentimenti o azioni negative, discriminatorie o pregiudizievoli nei confronti di
persone transgenere o persone percepite come tali, e le persone trans* la subiscono
ogni giorno, soprattutto le sex-worker, le persone trans* anziane e le disabili, perché
sono le più vulnerabili; tra queste persone, molte si rivolgono alla nostra
associazione e noi cerchiamo di poter dare una risposta ai loro bisogni.
Lo Stato Italiano dovrebbe chiedere la collaborazione delle Associazioni su tutto il
territorio nazionale proprio perché sono le associazioni che si occupano delle istanze
delle persone LGBTQIA+, ed anche per far sì che le leggi contro
l’omolesbobitransintersexafobia , la discriminazione di genere, l’orientamento
sessuale e la misoginia possano essere efficaci, imparziali e non discriminanti.

Si dovrebbe attuare da parte delle Istituzioni un piano progettuale, finalizzato
all’accoglienza e tutela di persone in condizione di vulnerabilità che subiscono
oppressioni e violenze sociali e domestiche; erogando finanziamenti per progetti
volti a istituire centri di accoglienza, percorsi formativi d’inserimento nel mondo del
lavoro e campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Tutte le Associazioni
LGBTQIA+ dovrebbero usufruire di questi fondi, con un accesso più snello e meno
burocratico. Lo Stato dovrebbe supervisionare l’accesso ai bandi, per esempio, ed
evitare che siano sempre e solo alcune associazioni, privilegiate, a farla da padrone.
L’Associazione Libellula lavora nel campo del sociale a sostegno delle persone trans*
da 22 anni; abbiamo costatato che, ogni qualvolta si deve approvare una legge dove
siano presenti istanze per i diritti anche delle persone trans*; ogni volta che si
istituiscono dei bandi per progetti a sostegno alle persone trans*, succede il
finimondo nella comunità LGBTQIA+ e, ultime nella fila degli ultimi, le trans* sexworker diventano “carne da macello”; le Associazioni anziché unirsi per un bene
comune della nostra comunità, scatenano una guerra tra poveri senza fine; alcune,
che tanto povere non lo sono, cercano di scavalcare le piccole associazioni
screditandole, come se non avessero mai fatto nulla per la comunità trans*.
L’associazione Libellula negli anni ha realizzato progetti concreti al fine di garantire
alle persone trans* un percorso formativo e professionale, per far sì che le persone
trans* possano condurre una vita dignitosa, con finanziamenti privati.

Libellula condanna qualsiasi tipo di speculazione sulla pelle delle persone trans* che
non sono più in vita. Dobbiamo supportare queste persone mentre in vita ci sono,
trovando e realizzando ogni forma d’inserimento nel tessuto sociale e lavorativo.
Garantendo una casa, un lavoro, sostegno allo studio, diritto alla salute; un progetto
di autonomia e cittadinanza attiva, non di emarginazione e stigma.

Dobbiamo ancora lottare, per far sì che la morte di una persona trans* abbia
giustizia e che venga fatta luce sulla verità, in caso contrario non sapremo mai se la
morte di una persona trans* è dovuta a suicidio, omicidio, morte naturale o
transfobia; una cosa è certa in questi giorni la vita di una persona trans*, vale ben
poco, tuttavia forse serve a qualcuno.

Roma , 27/07/20

Presidente Associazione di volontariato Libellula
Leila Pereira Daianis